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Covid-19, Pucci (As.Tro): 'Settore del gioco rischia il collasso'

  • Scritto da Redazione

L'associazione As.tro invia un’istanza alle istituzioni italiane per chiedere l’adozione di misure urgenti a tutela degli imprenditori del settore gioco pubblico dopo i decreti sul Covid-19.

 

In attesa del decreto del Governo sulle misure di sostegno alle imprese colpite dagli effetti dell'emergenza Covid-19 che, stando alle anticipazioni dei principali rappresentanti del ministero dell'Economia, dovrebbe comprendere anche la sospensione delle tasse, si moltiplicano le richieste delle associazioni dell'industria del gioco per la tutela del settore.

Dopo Sistema gioco Italia, anche As.Tro avanza alle istituzioni nazionali una richiesta di supporto per le aziende del comparto, finalizzata a fronteggiare le gravi ripercussioni sul fronte economico ed occupazionale delle restrizioni normative finalizzate al contenimento del virus.

"Assotrattenimento 2007, aderente a Confindustria Sit, rappresenta i produttori e
gestori di apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro di cui all’art. 110, comma 6 del Tulps, nonché le imprese titolari di sale giochi e sale Vlt.
In tale veste si rivolge a voi, per gli ambiti di rispettiva competenza, al fine di segnalare che le imprese del settore stanno rischiando un grave ed irreversibile collasso economico-finanziario, oltre che occupazionale, a seguito delle pur necessarie misure messe in atto dal Governo per contrastare il
dilagare dell’epidemia da Covid-19 (ci si riferisce, in particolare, alla totale chiusura delle sale giochi sull’intero territorio nazionale).
In caso di mancata adozione, da parte del Governo, di urgenti provvedimenti di contenimento delle ricadute economiche delle restrizioni imposte a tutela della salute pubblica, le aziende del settore rischiano, infatti, la chiusura definitiva per totale assenza di liquidità già nei prossimi giorni", puntualizza Massimiliano Pucci, presidente di As.Tro.
 
"In veste di associazione di categoria chiediamo quindi l’urgente adozione delle seguenti misure: 1) previsione ed estensione del ricorso alle esistenti forme di ammortizzatori sociali per tutte le aziende del settore, al fine di salvaguardare il più possibile gli attuali livelli occupazionali ed il percepimento delle retribuzioni da parte dei dipendenti; 2) allo scopo di evitare inevitabili crisi di liquidità, si chiede - per il solo periodo di vigenza delle norme emergenziali - la rimodulazione dei periodi contabili per il versamento del Preu e la proroga delle scadenze relative al canone di concessione e agli altri adempimenti fiscali;3) sempre limitatamente al periodo di vigenza delle norme emergenziali, si chiede che sia prevista l’interruzione del calcolo 'forfetario' del Preu in caso di mancata lettura dei contatori, fenomeno, 
quest’ultimo, il cui verificarsi è altamente probabile vista la forzata chiusura degli esercizi", si legge ancora nella nota inviata dall'associazione.
 
"Manifestiamo la nostra immediata disponibilità a qualsiasi forma di confronto a livello istituzionale sui suddetti temi legati all’emergenza in atto, auspicando inoltre che, terminata questa situazione eccezionale, si possa aprire un confronto più ampio che investa le problematiche generali che riguardano il settore del gioco pubblico", conclude Pucci.
 
 
LE (INUTILI) ORDINANZE DEI COMUNI - In parallelo, l'associazione As.Tro segnala che alcuni sindaci stanno emanando ordinanze contingibili ed urgenti, al fine di contrastare l’emergenza Covid-19, sulle medesime materie già disciplinate a livello statale. "A tal proposito ricordiamo che l’art. 35 del Decreto legge 2 marzo 2020, n. 9 dispone quanto segue: 'A seguito dell’adozione delle misure statali di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 non possono essere adottate e, ove adottate sono inefficaci, le ordinanza sindacali contingibili e urgenti dirette a fronteggiare l’emergenza predetta in contrasto con le misure statali'.
Ne consegue, dato che le misure statali sono state emanate, che le ordinanze contingibili ed urgenti dei sindaci, in materia di emergenza Covid-19, contenenti disposizioni difformi da quelle statali sono inefficaci.
Resta invece salvo il potere di ordinanza delle Regioni (art. 5, comma 4, Dpcm 8 marzo 2020) le quali pertanto, per fronteggiare particolari esigenze che si manifestano all’interno del loro territorio, potranno varare norme anche più restrittive di quelle stabilite a livello statale".
 
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