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Provincia Bolzano chiude il gioco 'a oltranza', operatori: 'Grave discriminazione'

La Provincia di Bolzano sposta a data da destinarsi l'ordinanza per la riapertura delle attività di gioco, fra gli operatori c'è chi è pronto a fare ricorso al Tar.

“Chiusura a oltranza”.

Sembra essere questo l'intendimento della Provincia di Bolzano nei confronti delle attività di gioco, fra le poche ad essere rimaste ancora in lockdown.
Secondo le indiscrezioni raccolte da Gioconews.it, la prossima settimana il presidente Arno Kompatscher  dovrebbe firmare una nuova ordinanza per consentire la riapertura di altri tipi di esercizi, ma, appunto, quelle di gioco “non sono previste”.

Una presa di posizione al momento immotivata, che secondo quanto è stato risposto ad una nostra domanda, non è da collegare a un particolare timore di assembramenti che favoriscano la diffusione del Covid-19, che al momento nel territorio non fa risultare nuovi contagi né decessi.
 
Una decisione “politica”, quindi, che fa il paio con quanto deciso dalla Provincia di Trento, dove il gioco potrà ripartire dal 14 luglio, rendendo di fatto il Trentino Alto Adige la regione con le restrizioni più durature per il comparto.
Ben più lunghe della Lombardia che pur registrando ancora nuovi casi di Covid-19 ha consentito la ripresa fin dal 15 giugno.
 
 
Il tutto mentre, sullo sfondo, è stato interrotto il processo relativo ai ricorsi contro il "distanziometro" per le attività di gioco contenuto nella legge provinciale di Bolzano. Nel mese di maggio infatti era attesa l'udienza  di merito - poi sconvocata - del processo di revocazione in cui il Consiglio di Stato avrebbe dovuto pronunciarsi sulla decadenza delle autorizzazioni per alcune sale gioco della provincia di Bolzano dopo la sentenza con cui l'11 marzo 2019 aveva negato l'effetto espulsivo della normativa vigente.
 
 
A commentare la situazione alcuni operatori del settore, a cominciare da Michele Galasso, titolare di Gm Game machine. “Hanno deciso di non decidere, anzi, da parte della Provincia di Bolzano c'è proprio la volontà chirurgica di bloccare il gioco.
Per questo stiamo valutando di intraprendere un'azione legale: si configura l'omissione di atti di ufficio, in quanto il Dpcm dell'11 giugno fatto in accordo con la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha stabilito la ripresa delle attività di gioco, demandando a Regioni e Province le modalità e i tempi con cui riaprirle in base all'andamento della pandemia.
E la Provincia di Bolzano aveva già riavviato quasi tutte le attività una settimana prima del Dpcm per l'andamento dei contagi era pari a zero”, rimarca l'imprenditore, che punta l'attenzione su un altro, importante problema. “Ai dipendenti delle sale gioco non è mai arrivata la cassa integrazione, e senza averne colpa, in quanto svolgono un lavoro legale in aziende legali.
È positivo che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella abbia firmato il decreto che prolunga la Cig per altre quattro settimane, ma noi dobbiamo ancora ricevere quella vecchia.
E dire che saremmo pronti a riaprire, con i protocolli già definiti.
Non si è capito che il nostro è un lavoro legale, e che questa scusa politica per portare a casa consensi non funziona: chi vuole giocare gioca e chi non vuole non se ne interessa, ha altre priorità.
Allora, sarebbe più onesto dirci 'chiudete per sempre' e 'ai vostri dipendenti ci pensiamo noi'”.
 
Giancarlo Alberini, titolare di una delle più importanti aziende di gestione e distribuzione apparecchi del Trentino Alto Adige, la Alpina Games di Rovereto, e presidente di delegazione regionale dell'associazione Sapar, invece ricorda che al consiglio provinciale di Bolzano “doveva esserci un ordine del giorno per fare il punto sulla ripartenza del gioco, ma che ciò è stato disatteso dall'assemblea e dal presidente della Provincia, secondo il quale 'non c'era il tempo di trattare l'argomento perché bisogna dare la precedenza a cose più importanti'. Siamo di fronte all'ennesima discriminazione per il nostro settore, per cui ci vanno di mezzo aziende, imprenditori, lavoratori e famiglie. È una situazione grave per tutta la regione, visto che la provincia di Trento ha dato l'ok alla riapertura delle attività dal 14 luglio, ma pochi giorni dopo dovrebbe entrare in vigore la rimozione degli apparecchi da gioco dagli esercizi generalisti. La speranza è che il consiglio approvi la proroga della norma (ipotesi in attesa di valutazione da parte della Giunta, Ndr) e che la provincia vari un altro provvedimento, visto che l'ultimo, uscito solo poche ore prima del Dpcm dell'11 giugno, manifestava l'intenzione di recepirne i contenuti, una volta pubblicato. Al momento, comunque, la situazione è molto grave e siamo tutti in forte difficoltà a livello imprenditoriale, tanti dipendenti sono in cassa integrazione e tanti stentano a riceverla. Ormai è dal 2012 che cerchiamo di portare avanti un dialogo con le Province di Bolzano e Trento, ma finora non siamo riusciti a trovare interlocutori che abbiano intenzioni serie nel portare avanti dei ragionamenti. Speriamo di trovare un accordo con le due Province, stiamo valutando di fare fronte comune con altre associazioni e come Sapar per far valere le nostre ragioni”.
 
Per Karl Plank, Coo di Novomatic Italia, "La scelta della provincia di Bolzano, ma anche di quella di Trento, non sembra propriamente frutto di un’analisi del trend epidemiologico sul territorio: entrambe le province infatti sono state quelle che per prime, rispetto al resto dell’Italia, hanno visto molte attività economiche uscire dal lockdown. Al momento solo le attività di gioco legale restano chiuse, e questa è una discriminazione. Vorremmo tanto capirne il motivo: come molte volte ribadito da importanti soggetti istituzionali, il presidio di legalità del gioco pubblico è fondamentale. In alternativa si rischia di fare un regalo alle attività illecite. Non abbiamo intenzione – dichiara infine Plank - di fare alcun tipo di ricorso, perché comprendiamo che le province autonome stanno, con tali scelte, confermando la loro autonomia. Al momento tuttavia, segnaliamo che tali decisioni compromettono principalmente i lavoratori”.
 
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