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Cds conferma limiti al gioco di Roma: 'Tutela del cittadino al primo posto'

  • Scritto da Fm

Il Consiglio di Stato conferma la bontà del regolamento e dell'ordinanza oraria del Comune di Roma che limitano le attività di gioco.

 "La mancata presa in considerazione degli interessi economici degli imprenditori di settore e la supposta riduzione della raccolta di gioco complessiva di almeno il 34 percento è superato dal problema della tutela della cittadinanza, tutela che assume nel caso un peso talmente superiore tale da non poter essere controbattuto dai minori ricavi degli imprenditori del settore, la cui sovrabbondanza sta a dimostrare proprio la gravità del fenomeno sociale e l’apertura per otto ore giornaliere non mette certamente a repentaglio".

Parola del Consiglio di Stato, che così respinge l'appello presentato da un concessionario di gioco per la riforma della sentenza del Tar Lazio che a febbraio 2019 ha ritenuto infondato il suo ricorso contro il regolamento e l'ordinanza oraria - che portava le ore di apertura giornaliere da diciannove a otto - emanati in materia dal Comune di Roma.
 
Rispediti al mittente i motivi di ricorso che chiamano in causa i limiti orari stabiliti dall'intesa sul riordino dei giochi siglata in Conferenza unificata nel 2017, la presunta incompletezza dell'istruttoria condotta dal Comune e posta a base dell'ordinanza oraria e l’illegittimità della sanzione sindacale da irrogare in caso di recidiva.
In particolare, per quest'ultimo motivo, il Consiglio di Stato specifica che "Deve dunque riconoscersi la necessità, sotto il profilo logico – sistematico, che la reiterata violazione della disciplina sindacale degli orari di apertura delle sale da gioco e di funzionamento degli apparecchi con vincite in danaro, sia accompagnata da una misura ulteriore e diversa dalla sanzione pecuniaria: una misura, cioè, di cura diretta dell’interesse pubblico, che prescinda dal soggetto e che guardi all’oggetti, e che vada ad incidere direttamente e immediatamente sull’attività (del gioco e del funzionamento degli apparecchi di gioco), sospendendola per un tempo ragionevole, adeguato e idoneo.
Una tale misura – che a ben vedere esprime un potere di amministrazione attiva perché è a cura diretta e immediata dei detti interessi della collettività prima ancora che a retribuzione di una condotta individuale che li lede - ben può dalla discrezionalità comunale essere individuata, come avvenuto nel caso di specie, nella preannunciata sospensione dell’attività per un periodo massimo di cinque giorni, tempo che risulta significativo, adeguato e proporzionato, idoneo ad un tempo a garantire un reale effetto di deterrenza ed il carattere di afflittività, contemperando in modo non irragionevole l’interesse sanzionatorio dell’autorità sindacale ed il principio della libertà d’iniziativa economica (Cons. Stato, V, 28 marzo 2018 n. 1933)".
 
Per i giudici è infondato anche il motivo secondo cui "la sentenza impugnata non comprende il rischio per l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli derivante dallo spegnimento imposto in caso di sanzioni, spegnimento dei macchinari che può comportare manomissioni, truffe e comunque danni erariali.
Al di là della corrispondenza avvenuta tra Roma Capitale e l’Agenzia, si deve rilevare che la tutela del bene della salute è del tutto prevalente ai rischi richiamati all’appellante, rischi sì esistenti, ma comunque ovviabili con i necessari apprestamenti".
 
 
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