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Tar: 'Sì a interdittiva antimafia se gestore sala gioco è vicino a clan'

  • Scritto da Redazione

Il Tar Lombardia respinge il ricorso dell'amministratore di una società, che si occupa tra l'altro di gestione di sale da gioco, contro interdittiva antimafia.

“Diversamente da quanto dedotto nel ricorso, l’Amministrazione non ha operato alcun automatismo tra gli esistenti rapporti di parentela e affinità con appartenenti al clan e la permeabilità all’influsso della consorteria mafiosa della società di cui il ricorrente è amministratore unico”.

Coaì, in una sentenza, il Tar Lombardia respinge il ricorso presentato dall'amministratore unico di una società, che si occupa tra l'altro anche di gestione di sale da gioco, contro l’informazione interdittiva antimafia emessa nei suoi confronti dalla Prefettura di Mantova, in quanto coinvolto nell’indagine di polizia giudiziaria denominata “Uova del drago” con applicazione della misura della custodia cautelare.

Anche se al termine del processo è stato assolto, dalle intercettazioni effettuate nel corso dell’indagine è emersa la sua vicinanza al clan Bonavota di Sant’Onofrio (Vv), ritenuto fra i più influenti della ‘ndrangheta vibonese.
 
Secondo i giudici amministrativi, infatti, il provvedimento oggetto di ricorso “dà atto di una costante, continua e mai interrotta frequentazione, documentata dalle indagini svolte dalla polizia giudiziaria (compresa quella denominata 'Uova del drago'), da parte del ricorrente di appartenenti al clan sin dal 2003, dell’esistenza di rapporti economici con gli stessi (i.e. la cessione di un ramo d’azienda riguardante l’attività pubblicitaria), dell’esistenza di un provvedimento di revoca di licenza commerciale (per attività economica analoga a quella esercitata dalla società) per ragioni di infiltrazione mafiosa.
Si tratta di una pluralità di elementi che, secondo il canone del più probabile che non, supportano sul piano fattuale e motivazionale, contrariamente a quanto affermato dal ricorrente nel ricorso, l’informativa interdittiva adottata dalla Prefettura di Mantova, che si appalesa ragionevole e non frutto di un travisamento”.
 
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