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Smi Il Piccolo Principe: 'Chiusura sale slot in Lombardia, il gioco si sposta online'

  • Scritto da Redazione

Il responsabile del Smi Il Piccolo Principe di Albano Sant'Alessandro, Gilberto Giudici, mette in guardia dai rischi della chiusura delle sale slot in Lombardia.

La chiusura delle sale slot in Lombardia non preoccupa solo gli operatori di gioco, ma anche quelli sociali. A tale proposito, riportiamo integralmente il punto di vista del responsabile del Sistema multidisciplinare integrato Il Piccolo Principe di Albano Sant'Alessandro (Bergamo), Gilberto Giudici.

Con l’ordinanza 620 del 16 ottobre del presidente della Regione Lombardia vengono chiuse le sale Slot ed imposto l’obbligo che gli apparecchi Awp installati in esercizi pubblici rimangano spenti.

Chiaro che la decisione trova le sue motivazioni all’interno delle iniziative di contenimento della diffusione del contagio da Sars Covid-19 e non si tratta di una decisione di contenimento del gioco d’azzardo.
A prima vista, per chi come noi si occupa di trattamento di persone con problematiche legate al gioco d’azzardo, potrebbe trattarsi di una buona notizia.
Ma forse potrebbe anche non esserlo.

Basta fare una piccola ricerca in internet per vedere come il lockdown a cavallo dell’inverno e della primavera abbia profondamente mutato il panorama dell’accesso al gioco d’azzardo, rischiando anche di accelerare ulteriormente il fenomeno di spostamento dal gioco fisico al gioco online. Vero che alcuni studi hanno evidenziato come lo spostamento dal gioco fisico al gioco online con il lockdown abbia riguardato un numero di giocatori non così importante.

Ma alcuni siti nell’analisi dei dati evidenziano un aumento di oltre il 3 mila percento degli utenti di poker online e di oltre il 150 percento degli utenti Vlt, tanto che ormai si stima che il gioco online possa valere complessivamente il 40 percento del mercato. Così come, a chi come noi, si occupa di cura di giocatori patologici iniziano ad arrivare i primi segnali di un maggior investimento nel gioco online.

Se da un lato è vero che l’accesso all’online richiede un discreto livello di digitalizzazione, è pur vero che con l’avvento degli smart phone l’accesso agli strumenti digitali ha avuto accelerazioni anche in categorie che fino a pochi anni fa ritenevamo difficili da raggiungere.
Ne consegue che, dal nostro punto di vista, questa scelta (probabilmente inevitabile per il controllo dell’infezione) possa comportare il rischio di spostamento dagli apparecchi (Vlt e Awp) verso altre tipologie di gioco e anche verso il gioco online.

Questo spostamento, così repentino, rischia di rendere meno visibile il fenomeno legato al gioco d’azzardo e soprattutto ancora meno individuabili i comportamenti a rischio o patologici. Con l’online cadono alcune barriere che ancora costituivano una parziale protezione per i giocatori a rischio, (lo spostamento, la visibilità, il contatto interpersonale, ecc.).

Alcune delle iniziative locali assunte dalle amministrazioni locali in tema di interruzione, piuttosto che di restringimento in alcune fasce orarie ritenute più pericolose, rischiano di essere vane nei confronti di una modalità di gioco online che permette di farlo con una certa facilità, H24, negli orari di lavoro, nei salotti di casa mentre si guarda un reality ecc.. .

Con molta fatica, dopo anni di insistenze, le amministrazioni locali avevano avuto la possibilità di accedere quasi in tempo reale alle banche dati sul gioco fisico sui loro territori con la piattaforma Smart, messa a disposizione dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il gioco online, dal punto di vista dei dati rimane un buco nero: quasi impossibile costruire una dimensione locale del fenomeno, difficilissimo se non impossibile accedere ai dati locali di consumo.

La legislazione vigente che regola le piattaforme online purtroppo ancora oggi è inadeguata a proteggere i giocatori a rischio di sviluppare una dimensione patologica; i protocolli di auto-esclusione (unico strumento utilizzato ad oggi) sono poco conosciuti ed utilizzati, sia dai giocatori, che dai servizi che dai familiari.
Tutto questo per “continuare” a dirci che siamo di fronte ad un fenomeno che muta e continuerà a mutare con grande velocità; per affrontare il quale non possiamo fermarci alla semplice analisi dell’ovvietà, dell’ ”abbiamo sempre fatto così”.
Ci troviamo di fronte ad una materia complessa, in cui le scelte hanno sempre più di un risvolto.
Abbiamo contribuito a creare un fenomeno che rischia di essere irreversibile, la cui fuoriuscita non può certo trovarsi solo in scelte “proibizioniste”.

Abbiamo nell’ultimo ventennio creato “un bisogno”, demolendo riferimenti culturali e valoriali storici e consolidati, che oggi può essere affrontato solo con una grande azione culturale, regolativa accompagnata da azioni di protezione verso i soggetti più fragili.

È fondamentale che il legislatore (oltre il tempo della pandemia, che può essere usata per l’analisi delle conseguenze di alcune scelte), vada oltre scelte umorali, per studiare azioni concrete di contenimento delle conseguenze di un fenomeno dimostratesi “distruttivo”, che diversamente rischieremo di spostare solo da una modalità ad un’altra.

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