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Gestori gioco Umbria: 'Tesei ci ascolti, attività a rischio chiusura'

  • Scritto da Redazione

I gestori delle attività di gioco dell'Umbria chiedono incontro urgente alla governatrice Tesei alla luce dell'ordinanza che ha fermato il settore fino al 14 novembre.

Un colpo insostenibile per noi noleggiatori umbri, per i proprietari di sale gioco, slot e Vlt, ma anche per oltre 1100 esercizi collegati alla nostra attività. Con questa ordinanza è stato sospeso anche il gioco operato con slot, situate all'interno degli esercizi pubblici, degli esercizi commerciali e di rivendita di monopoli, togliendo un sostegno finanziario a chi era soggetto già ad altre limitazioni, di fatto togliendo tutto ai titolari di queste attività e lasciandoli nel baratro di un non futuro, rassicurandoli con vacue promesse".

Comincia così la lettera inviata da una serie di gestori umbri all'indirizzo della governatrice dell'Umbria, Donatella Tesei, dopo l'ordinanza che ha congelato il gioco sul territorio regionale fino al 14 novembre, chiedendole un incontro urgente.

 

Come pensate di ristorarci? Il nostro poco ossigeno è finito e gli effetti negativi si tradurranno nella chiusura delle nostre attività.
Come ci sfamiamo se da un giorno all'altro ci si chiede di fatturare zero?
Quali sono le misure compensative pensate per arginare la deriva sociale che si nasconde dietro i mancati stipendi?”, scrivono i gestori, che manifestano la loro incredulità di fronte ai contenuti dell'ordinanza che ha dato il via libera agli eventi sportivi e all'accesso dei tifosi negli stadi, seppur in numero ridotto.
“Davvero pensa siano più gestibili centinaia di tifosi rispetto ad una sala con protocolli ben precisi da rispettare? La invitiamo, insieme al comitato tecnico-scientifico, a verificare di persona l'ingresso in uno dei nostri locali, a toccare con mano i protocolli adottati e a misurare il distanziamento sociale applicato.
Perché la nostra Regione ha copiato le misure della Lombardia, Regione assai diversa dalla nostra?”, domandano i gestori alla Tesei.
 
Ancora una volta il settore viene discriminato e con esso tutte le famiglie dei nostri dipendenti, lasciati a casa da un'ora all'altra senza un minimo di riguardo, dimenticando anche il contributo in termini economici che le nostre attività producono per lo Stato.
Attraverso questa missiva vogliamo trovare un punto di incontro con la speranza, per una volta, di essere ascoltati.
Non cerchiamo lo scontro ma almeno un approccio di collaborazione.
Chiediamo un incontro nel più breve tempo possibile, anche in modalità telematica, in ragione delle raccomandazioni di distanziamento sociale”.
 
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