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Emilia Romagna, As.tro a Rontini (Pd): 'Riaprire dialogo su sale gioco'

  • Scritto da Redazione

As.tro invia lettera alla consigliera dell'Emilia Romagna Rontini e chiede al Consiglio di riaprire dialogo per concedere un periodo di respiro alle sale gioco.

“A sostegno della sua opinione contraria a tale proposta, lei cita i dati di un’indagine telefonica (riportata nella relazione valutativa della legge 5/2013, presentata a dicembre 2020) svolta dai Serdp della Ausl di Piacenza su 80 persone in trattamento per Dga, per giungere alla conclusione che la reazione dei giocatori patologici alla chiusura delle sale imposta durante il lockdown, dimostra che 'dove non ci sono sale cala il fenomeno'.

A nostro sommesso avviso, la sua ci appare una lettura del fenomeno del tutto insufficiente per giustificare la chiusura di attività imprenditoriali legalmente avviate (e tutt’ora considerate lecite dallo Stato) e le gravi ricadute occupazionali che l’applicazione di questa legge sta determinando, soprattutto tenendo conto che la stessa relazione valutativa certifica a pagina 7 che, nonostante la chiusure imposte dalla legge 5/2013, 'Il numero di persone assistite dai servizi per le dipendenze delle Ausl è in costante aumento'”.

 

Inizia cosi la lettera inviata dall'associazione As.tro, con il presidente Massimiliano Pucci, alla consigliera regionale dell'Emilia Romagna Manuela Rontini ( Partito democratico) - e inoltrata per conoscenza al governatore Stefano Bonaccini e a tutti i membri del Consiglio - dopo le dichiarazioni rese in Assemblea legislativa durante la discussione del 'collega' leghista Michele Facci, primo firmatario di un emendamento al Collegato di bilancio con cui proponeva la modifica della legge vigente sul gioco, poi bocciato dalla maggioranza, di cui Rontini fa oarte.
 
“In buona sostanza, quest’ultimo passaggio della relazione valutativa ci consente di dire, senta timore di smentita, che, almeno per il momento, la legge 5/2013 è servita per chiudere le imprese del gioco e a condurre nella condizione di disoccupazione migliaia di famiglie, senza arrecare alcun significativo vantaggio sul fronte sanitario”, prosegue As.tro.
 
“Di fronte a questo dato inconfutabile, attestato dalla stessa Regione Emilia Romagna, non ci sembra quindi corretto far dipendere il destino economico di un intero comparto economico della regione, dall’esito di un sondaggio telefonico svolto su un campione di 70 persone (quelle che hanno risposto).
Anche perché il logico corollario della sua affermazione, secondo cui 'dove non ci sono sale cala il fenomeno', è rappresentato dal (sottinteso) auspicio della chiusura di tutte le sale giochi legali, presenti nel territorio regionale, per debellare la ludopatia. In altri termini, abolire il gioco legale in Emilia Romagna.
Ci chiediamo allora se lei sia veramente così sicura che l’espulsione del gioco legale sia l’arma per sconfiggere definitivamente il problema della ludopatia e se sia anche convinta che questo fenomeno possa risolversi una volta per tutte se l’offerta di gioco dovesse tornare nella clandestinità (come era in Italia prima della legalizzazione).
Ma al di là della sua (rispettabilissima) opinione, saprà anche lei che ciò che conta, rispetto all’idea che l’espulsione dell’offerta legale sia la soluzione di ogni problema, è che il perseguimento di tale obiettivo non rientra nella competenza delle Regioni, tanto che il Consiglio di Stato (pronuncia n. 1264 pubblicata il 19/07/2021), ha di recente richiesto alla Agenzia delle dogane e dei monopoli di acquisire dal Comune di Bologna una dettagliata relazione tecnica con la quale si chiarisca se l’applicazione del divieto di esercizio di sale giochi e sale scommesse, in relazione ai luoghi sensibili mappati dal Comune e al limite distanziale previsto dalla legge 5/2013, comporti o meno un 'effetto espulsivo'”, rimarca l'associazione, all'indirizzo di Rontini.
 
“Ciò che rileva di questa pronuncia (nello specifico, dell’indagine tecnica con essa disposta) è proprio il fatto che il Consiglio di Stato reputerebbe inammissibile l’applicazione della legge 5/2013 se ne accertasse l’effetto espulsivo.
Fatichiamo inoltre a comprendere, in termini più generali, come sia possibile che delle forze politiche ampiamente rappresentate in Parlamento (come ad esempio il Partito democratico) che, rispetto al gioco legale, non perdono occasione, soprattutto a livello locale, di manifestare un atteggiamento smaccatamente 'proibizionista', non si prendano la responsabilità di portare questa loro istanza in sede parlamentare, mediante una proposta di legge che preveda l’abolizione del gioco pubblico legale.
Gli imprenditori che rappresentiamo sono talmente stremati dalle continue vessazioni che gli vengono imposte che preferirebbero confrontarsi con una classe politica che si assumesse una volta per tutte la responsabilità di portare fino in fondo le proprie istanze proibizioniste (aprendo così un serio confronto parlamentare sui pro e i contro della legalizzazione), piuttosto che con una classe politica che sta tenendo precariamente in piedi gli operatori del gioco legale soltanto per non perdere la possibilità di esibirne all’occorrenza lo scalpo.
Ma approfittiamo di questa occasione per tendere nuovamente la mano, come è sempre stato nello spirito della nostra associazione, per favorire l’apertura di un dialogo costruttivo con lei e con l’intero consiglio regionale, affinché possa trovarsi una soluzione equilibrata che consenta quantomeno di concedere un periodo di respiro ai titolari e ai dipendenti delle sale giochi e delle sale scommesse, in attesa dell’imminente riordino nazionale del settore di cui lo stesso direttore generale di Adm sta reiteratamente invocando l’urgenza.
Con l’auspicio che possa intraprendersi un percorso di interlocuzione improntata su un’ottica concertativa”.
 
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