Convegno Riordino gioco, Gatti (Sapar): ‘Piccole e medie imprese cuore del settore’
Francesco Gatti vicepresidente di Sapar nel primo panel del convegno “Le nuove regole del gioco tra riordino e nuovi bandi” sottolinea che le piccole e medie e imprese sono il cuore del settore. Introduce i lavori la giornalista Cristina Del Tutto.
“Le aspettative sono molte ma come ha anticipato l’onorevole De Bertoldi le preoccupazioni sono altrettante. La notizia buona è che ancora il testo non c’è e sicuramente il dibattito di oggi servirà anche al Governo per capire come assestare di questo testo. Le fonti ufficiali dicono che nei prossimi giorni dovremmo vedere su carta come il Governo deciderà di gestire la riforma del gioco legale.” Così la giornalista Cristina del Tutto, in qualità di moderatrice, introduce i lavori del primo panel del convegno “Le nuove regole del gioco tra riordino e nuovi bandi” che si svolge oggi presso la Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio in Parlamento. Il tema centrale è quello del riordino del gioco fisico di cui a breve si aspetta il testo ufficiale.
Cristina Del Tutto nel suo intervento introduttivo aggiunge che “il gioco legale, anche se viene dato in concessione attraverso bandi, nel nostro ordinamento è prerogativa dello Stato. Quando si parla anche di ludopatia, di problemi, di tutela dei cittadini, ricordiamo sempre che l’interlocutore principale è lo Stato, che dà in gestione il gioco legale nel nostro ordinamento. L’onorevole De Bertoldi ha evidenziato già quali sono le presunte criticità di questa riforma, lo ricordiamo iniziata nel 2023 con una legge delega e adesso stiamo in attesa dell’ultimo decreto legislativo, visto che poi la delega scadrà ufficialmente nell’agosto di quest’anno”.
NUOVE REGOLE DEL GIOCO: PARLA FRANCESCO GATTI
A prendere per primo la parola è Francesco Gatti, vice presidente di Sapar che fa il punto sulle piccole e medie imprese sottolineando che “sono state e sono tuttora l’ossatura di questo settore. Ci sono 2500 aziende che operano sul territorio e che fanno la gestione delle macchine da gioco allacciate attraverso un sistema concessorio e noi ne rappresentiamo circa il 50 percento. Le attuali macchine da gioco hanno subito un’operazione demagogica di soppressione della loro potenzialità di lavoro perché le regioni e sindaci hanno operato in maniera discriminatori su una solta tipologia di prodotto. Mentre non sono stati toccati i gratta e vinci e le scommesse da cui il 74 percento dei ludopatici dichiara di essere dipendente. Oggi si continua una battaglia inutile contro un prodotto che non è più il centro della problematica. Il nostro compito è rappresentare queste aziende in un confronto con la politica, che fino a oggi non c’è stato.”
Secondo Gatti è un dato molto importante perché oggi “continuare una battaglia contro le Awp e Vlt e contro un sistema così ben rappresentato, così ben distribuito da nord a sud, dalle nostre imprese e dai nostri lavoratori, è inutile, perché stiamo facendo una battaglia contro un prodotto che non è più il centro della problematica. Il nostro compito è quello di rappresentare questa azienda con tanta forza e un impegno costante che riguarda anche il confronto con la politica, che fino a oggi non c’è stato, in un momento così delicato”.
“Se il bando di gara fosse un bando come quello delineato, – prosegue Gatti – con unno sbarramento al 40 percento e un massimo rialzo sui diritti relativo alle macchine da gioco è ovvio che chi ha una leva finanziaria importante, come le società internazionali che hanno possibilità di accedere a fondi di investimenti, sarebbe favorito. Noi come piccoli operatori siamo tantissimi e vorremmo continuare a operare nel settore partecipando anche in filiera con qualche concessionario. Per questo è ovvio che deve essere data la possibilità alle nostre imprese, alle nostre società e ai nostri dipendenti di continuare a poter fare questo lavoro”.
“Oggi la domanda che poniamo come associazione dobbiamo al mondo politico è la segete: esiste questa necessità e questa voglia di tutela della piccola e media impresa italiana o noi dobbiamo iniziare a pensare che non vi è questa attenzione rispetto alle nostre aziende?”
“Ritengo che purtroppo vi sia una consuetudine: che le norme spesso arrivino dall’amministrazione e arrivano in Parlamento con dei tecnicismi difficili. Noi semplicemente non siamo riusciti ad avere un rapporto di dialogo con questa amministrazione. La continuità amministrativa è importante, ma richiede, in tutte le democrazie una grande responsabilità. In funzione della loro interpretazione vi è una ricaduta sulle vite delle persone.
Gatti spiega infatti che le aziende del comparto “rappresentano famiglie, stipendi e sacrifici; è ovvio che l’assenza di dialogo è un macigno su questa questione. Noi siamo qui anche per questo, per richiedere con grande forza il rispetto per le nostre aziende e la necessità che siano incluse in un dialogo. Un dialogo che possa portare al miglioramento di una bozza che sembra sia in uscita. Parliamo sempre di indiscrezioni perché di certo e di vero in questo momento non abbiamo molto”.