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Castaldo (Microgame): 'Calo del fatturato in lockdown, i players cambiano modo di giocare'

  • Scritto da Redazione
  • Published in Generale

L'intervento di Marco Castaldo, ceo Microgame, nel corso del Digital Panel Gioconews.it sulle influenze del coronavirus sul gioco online. 

“Stiamo lavorando molto più di prima in questa situazione emergenziale di lockdown, ma assistiamo ad un calo di fatturato perché, al contrario di quello che si pensa, lo stop delle scommesse non è stato mitigato dalla crescita degli altri giochi. E i players giocano in maniera differente, con più testa per durare di più spendendo di meno”. E’ il punto dell’amministratore delegato di Microgame, Marco Castaldo, azienda che segue 50 aziende nel mercato italiano e che ha fatto il punto della situazione all’interno del Digital Panel organizzato su Zoom da Gioconews.it sugli effetti del coronavirus sul gioco online.

Interessantissimo il punto sui dati: “Su un paniere di 30 concessionari riscontriamo il Betting con un meno 75% mentre tutti gli altri giochi crescono del 2-3% rispetto al periodo precedente. La media ponderata è che la spesa complessiva è inferiore al 15%. Ci sono meno giocatori, quelli attivi sono scesi del 12% perché prevalentemente scommettono sul calcio e hanno smesso di puntare col fermo dei campionati. Ma non sono andati a cercare altri giochi”, spiega Castaldo.

Quali sono i movimenti tra i verticali di gioco? “Nel gaming online c’è uno spostamento interessante col casinò che scende del 10% ma nei giochi di società, nelle carte assistiamo ad un aumento del 60%, il Poker sale del 70% e il Bingo cresce del 50%. Non è vero che tutti sono a casa incollati a giocare anzi, riscontriamo il contrario, e significa che gli scommettitori non si sono convertiti su altro. I players stanno giocando diversamente da prima: spendono meno per passare più tempo. Il budget lo spendono senza eccedere e virano verso l’intrattenimento. Questo può essere un risvolto positivo per l’industry perché si gioca più con la testa. Noi vendiamo un passatempo e non deve essere una ricerca di guadagno. E può essere una svolta per il futuro. Riassumendo, soffrono i bilanci ma per la sostenibilità del settore c’è motivo di essere tranquilli”.

Come sarà il dopo lockdown? “Il resto dell’anno sarà più difficile per il gioco online, non mi aspetto un forte ribalzo. Se ripartono i campionati principali di calcio sì. Ma per il resto dei players in un periodo di post lockdown gli utenti potrebbero avere meno tempo per giocare e in maniera sempre più oculata. Il trend sarà questo, nel periodo successivo vedremo.  Sul retail usciremo in modo graduale e i punti di gioco saranno gli ultimi a riaprire ed è difficile immaginare che il comportamento dei players sarà come prima. Ma temo che molti punti che operavano sul filo dell’economicità per una serie di vessazioni fiscali e di normative, non ce la faranno a riaprire”.

Un allarme, Castaldo, lo lancia per il gioco illegale: “Una ripartenza piena non vi sarà e quello che accadrà a livello illegale sarà un grosso problema perché non hanno il problema dell’aumento delle tasse, degli orari e delle distanze e a livello sociale può essere un grosso problema. I pvr sono chiusi perché sono chiusi i bar. Molti si sono spostati su altri sistemi di pagamento ma non c’è stato uno spostamento completo”.

Una prospettiva interessante e un effetto positivo, però, c’è: “Ci sarà una spinta in più sull’online perché il gaming fisico guarderà al gioco da remoto in maniera più positiva e propositiva. Il mercato italiano è l’unico in cui le transazioni sono tracciate e ha un controllo di capillarità totale sul giocato, e lo spostamento sull’online significa più controllo e maggiore tutela dei giocatori stessi come protezione e autoesclusione del gioco. Ci saranno anche effetti positivi, quindi”.

L’adv ban in questo momento non aiuta: è possibile che si riapra un tavolo di confronto su questo? “Chi ha voluto questo divieto e queste restrizioni non ha compreso il fenomeno a 360 gradi e i magistrati, specie in Piemonte, l’hanno evidenziato coi fatti e col dilagare del gioco illegale - analizza il ceo Microgame - in effetti un tavolo di confronto non è mai stato aperto su questo tema. Se, però, si farà, andrà fatto confrontandosi senza pregiudizi”.

Come va ampliata l’offerta di gioco? “Indubbiamente chi ha un portafoglio più ampio riesce ad intercettare maggiormente cambiamenti di flussi improvvisi. Gli operatori, però, devono riflettere sull’intrattenimento perché in questo modo i giocatori “durano” di più nel tempo e questo crea maggiore valore nel lungo termine fidelizzando i players che vengono a divertirsi sulle nostre piattaforme”.

Un passaggio finale, sollecitato dal pubblico, Castaldo lo fa sugli eSports: “Per i clienti abbiamo ampliato un’offerta di gioco sugli eSports con i giochi classici League of Legends e altro. Poi ci sono i giochi come Fifa2000 che riproducono sfide reali e su questo siamo molto interessati. Ma non riscontriamo una grandissima crescita e sono utili sicuramente per attrarre maggiori players ma crediamo che avranno un risultato limitato. I virtual, invece, raddoppiano sull’online ma su una base di partenza molto limitata come quota di mercato. Si sono sviluppati più nel retail che sull’online dove valgono il 10% del totale”, ha concluso Marco Castaldo.

 

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