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Avvocato Benelli: 'Riordino gioco preveda norme sui Pvr'

  • Scritto da Redazione
  • Published in Generale

Al convegno della Luiss su diritto e internet, l'avvocato Benelli focalizza l'attenzione sulle problematiche connesse ai Punti vendita ricarica e chiede norme ad hoc nel riordino che verrà.

"Nell'ambito del riordino, gioco fisico e online non possono ricevere regolamentazioni differenziate, ma vanno tenuti ben distinti. In questa distinzione si inserisce il tema dei punti vendita di carte di ricarica – così vengono indicati negli schema convenzionali. I Pvr sono un elemento atipico della filiera del gioco a distanzaNon esiste norma che ne definisca i limiti, gli obblighi e le funzioni. È un fenomeno che esiste nella prassi e che non è specificamente regolato, ma dovrebbe esserlo”.

Lo afferma Cino Benelli, avvocato amministrativista, esperto di giochi pubblici, appalti e concessioni, nel corso del focus su concessionari e gioco legale online ospitato dal convegno “Gli stati generali del diritto di internet” organizzato all'Università Guido Carli di Roma oggi, 17 dicembre.

 

Nel suo intervento, dedicato al fenomeno dei punti di vendita ricarica e ai suoi profili problematici, Benelli ripercorre le normative in materia, evidenziando come il decreto 21 marzo del 2006 non sia più applicabile.
“Se confrontiamo gli schemi convenzionali del gioco fisico e online, vediamo come nel primo le figure della filiera vengano espressamente normate, vengano attribuiti dei ruoli, degli obblighi, delle funzioni. Nel gioco a distanza esiste solo la figura del concessionari, a cui è riservata la raccolta, che si può svolgere solo nei tempi e nelle modalità previste dalla concessione. Quindi, in linea di principio, non dovrebbero esserci figure diverse. La prassi dimostra diversamente. La convenzione di concessione afferma che la raccolta si può svolgere in proprio avvalendosi di non meglio precisati terzi, eventualmente incaricati, nel rispetto del Tulps, articolo 93, che dice che si può condurre un esercizio per mezzo di un pubblico rappresentante. Così potrebbe sembrare.
Se tale norma si lega all'articolo 8 del Tulps (secondo il quale "le autorizzazioni di polizia sono personali" e il  "rappresentante deve possedere i requisiti necessari per conseguire l’autorizzazione e ottenere l’approvazione dell’autorità di pubblica sicurezza che ha conceduto l’autorizzazione”, Ndr), il gioco a distanza diventa gioco fisico.
Andando a vedere la prassi giurisprudenziale, alcuni concessionari che si sono avvalsi di questa rete sono stati poi sanzionati, si vede che i limiti dei Pvr sono tracciati in negativo: sappiamo cosa non possono fare, non possono svolgere attività di intermediazione. Ma è un limite evanescente, un giudice potrà dire che è stata svolta, un altro no, e si crea confusione”, rimarca Benelli.
 
L'avvocato quindi evidenzia altre contraddizioni. “Nella previsione di un registro degli esercenti di gioco pubblico sono stati inseriti anche i titolari di Pvr, figura che esiste nella prassi ma non è normata, non è prevista nelle convenzioni di concessione. Poi, c'è un altro problema: l'assenza di intermediazione chi la verifica? E la presenza dei requisiti morali, buona condotta, e la mancanza di condanne, requisiti richiesti a chi raccoglie gioco per lo Stato? L'organo accertatore si trova spesso in difficoltà, salvo casi macroscopici. L'assenza di regolamentazione può dare la stura a fenomeni di concorrenza sleale. Spero quindi che questo problema venga affrontato nell'ambito del riordino e che si possa dare una conformazione precisa a questi soggetti”.
 
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