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Zerbetto (Orthos): “Decreto sanità, no a norme frettolose sul gioco”, presentazione al cdm slitta a mercoledì

  • Scritto da Amr

zerbettoProprio mentre arriva l'ufficialità che nel corso della riunione di coordinamento dell'esecutivo si è deciso, visti i troppi dubbi da chiarire, di far slittare al consiglio dei ministri di mercoledì prossimo la presentazione del decreto sanità, un commento alle norme relative al gioco che il testo, in particolare quelle relative all'inserimento della ludopatia nei Lea, contiene arriva da Riccardo Zerbetto, direttore scientifico della Comunità Orthos.

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Pur apprezzando la ripresa dell’attività di governo sul tema, Zerbetto osserva: “Nei tempi ristrettissimi imposti dal Tribunale (Il Tar del Lazio, che ha accolto la class action del Codacons sulla mancata emanazione del decreto interdirigenziale sulla ludopatia) vanno identificate delle norme essenziali ma urgenti (prima fra tutte l’avvio della procedura di riconoscimento del gioco d’azzardo come patologia ed inserimento nei Lea oltre alla indicazione dei Servizi a cui far afferire i ‘malati di gioco’) e che non pretendano di soffocare il più ampio dibattito e la più attenta ricerca delle misure attuative richiesta da grandi temi come: iniziative di prevenzione, regolamentazione della propaganda, tutela dei minori, apparato sanzionatorio e poteri da attribuire alla amministrazioni locali sulla definizione dei regolamenti sulla disponibilità dei giochi a rischio”. Per il direttore della comunità di recupero dei malati di gioco “emanare norme frettolose su temi di ampio respiro senza i tempi tecnici necessari per dirimere aspetti intrigati ma importanti, rischia di vanificare il grande lavoro raccolto in questi mesi dalla Commissione per gli Affari Sociali della Camera che ha raccolto molti dati attraverso gli audit a operatori del settore i cui contributi rischiano quindi di andare persi. Meriterebbe quindi che il decreto in approvazione indicasse i grandi temi (già ampiamente previsti nella bozza di legge quadro a cui il senatore Raffaele Lauro lavora da mesi) indicando i tempi tecnici per una loro definizione”.

Come noto, tra i motivi che potrebbero portare allo slittamento della presentazione del testo ci sono le osservazioni mosse dal Mef circa la copertura finanziaria dei Lea e di altri interventi previsti dal decreto. “ Sul tema della copertura finanziaria mi permetto di richiamare un dato storico che mi riguarda personalmente avendo svolto la funzione di consulente del ministro della Sanità Aldo Aniasi nel 1980 allorchè passò il decreto che autorizzava l’uso del metadone per il trattamento della narcotico dipendenza da cui successivamente nacquero gli attuali SerT. Il Decreto prevedeva che, senza indicazione di copertura finanziaria, ‘le Usl individuano i servizi di diagnosi e trattamento”. Forse non sarebbe più possibile, ma l’aforisma di Charles Darwin sulla evoluzione mantiene probabilmente il suo valore ‘la funzione crea l’organo’. Se quindi vengono indicati gli operatori che se ne dovranno occupare, è inevitabile che ne seguano documenti applicativi sulla formazione e dotazione degli operatori, sulla augurabile integrazione pubblico-privato, sulle tipologia di intervento da promuovere (e che, oltre agli interventi di tipo ambulatoriale, certo non possono essere la tradizionali comunità terapeutiche, ma forme più agili, strutturate e brevi di intervento ad alto livello di professionalità). La stima dei costi, non facile tenuto conto della pluralità dei temi da affrontare e la non chiarezza sui servizi e le prestazioni da erogare, rischia di far slittare indefinitamente la pubblicazione delle norme anche urgenti. Una ultima osservazione da parte di un tecnico che a livelli diversi (ministero, regione e comune) ha svolto un lavoro di supporto-consulenza alla gestione politica delle emergenze socio-sanitarie. Di quali tecnici si avvale il Ministero? Per non cadere nelle inevitabili clientele, non sarebbe indicato nominare (magari con indicazione dello scopo e decadenza a scopo raggiunto ) una stringata ma efficiente Commissione consultiva come avviene nei paesi... civili? È noto infatti come una politica di ‘Gioco responsabile’ (per non restare una parola vuota) significa una cosa sola: una politica nelle quale il politico, il gestore di attività di gioco ed il tecnico si mettono attorno ad un tavolo che abbia, appunto, almeno queste tre gambe. Ci riusciremo mai in Italia? Un quesito che potrebbe aprire di per sé una stimolante lotteria”.

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