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Vicenza, Variati: “Dati inquietanti su gioco e minori che non vanno ignorati"

  • Scritto da Sm

variati“Sono dati inquietanti e a Roma non possono fare finta di niente”. Così il sindaco di Vicenza, Achille Variati, commenta i risultati della ricerca dell’Istituto Rezzara che verranno presentati in un simposio il 5, 6 e 7 novembre a palazzo Bonin Longare. “Se i dati sul consumo di alcol erano più o meno già noti, quelli sul coinvolgimento dei giovani nel gioco d’azzardo sorprendono in negativo per l’estensione del fenomeno – sottolinea il sindaco. Il 45% dei giovani gioca d’azzardo, quasi sempre senza conoscerne i rischi.

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Perché? A quanto sembra il motivo non è tanto la voglia di divertirsi, ma il desiderio di guadagnare soldi facili, soprattutto in tempi di crisi. Questo significa che metà dei giovani sono a rischio ludopatia: potrebbero diventare malati del gioco d’azzardo che non è considerato un passatempo, ma una fonte di possibili guadagni”.

“Quest’indagine è la migliore risposta a chi ha accusato l’amministrazione comunale di voler fare una crociata contro il gioco d’azzardo – conclude il sindaco - la nostra battaglia per limitare la proliferazione senza regole di sale giochi e sale scommesse ha come obiettivo la tutela della popolazione, in particolare delle fasce più deboli e indifese come giovani, disoccupati e anziani che sono continuamente sollecitati a buttare i pochi soldi che hanno per tentare la fortuna in cerca della vincita che cambia la vita, con conseguenze devastanti per il giocatore e la sua famiglia: ogni euro perso nel gioco può diventare un passo verso la ludopatia. Mi auguro che la ricerca dell’Istituto Rezzara arrivi presto nei palazzi del potere di Roma: leggendo questi dati, forse, chi ha fatto marcia indietro sulle regole per vietare l’apertura di sale giochi a pochi metri da luoghi sensibili come le scuole, si chiederà se vale di più la salute di un giovane che rischia di diventare un “drogato del gioco”, o se sono più importanti gli interessi delle lobby del gioco d’azzardo e le entrate fiscali derivanti da un giro d’affari che supera gli 80 miliardi di euro all’anno. A Roma non possono fare finta di niente: il settore va regolamentato per arginare quella che può diventare un’emergenza sociale”.

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