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Dl Balduzzi, Ruta (Codere): "Non è stato aperto nessun tavolo di confronto"

  • Scritto da Sara

rutacodereIl decreto Balduzzi, che si appresta ad essere convertito in legge dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è stato oggetto di grande attenzione sia tra gli operatori del gioco che da parte dei media, dato che contiene numerose novità sul gioco: dall’inserimento della ludopatia nei livelli essenziali di assistenza alle norme sulla pubblicità; dai diecimila controlli annuali per le sale da gioco fino alla progressiva ricollocazione delle slot machine. Abbiamo chiesto all’ingegner Massimo Ruta, Country Manager in Italia del Gruppo Codere, qual è la posizione del Gruppo che rappresenta.

“Credo che sia stata una posizione dettata dall’attacco che abbiamo ricevuto. A lungo abbiamo sentito parlare di potenti lobbies che ci avrebbero protetto in Parlamento. Alla luce di quanto accaduto, non credo questo sia davvero accaduto. Il decreto è stato presentato senza aprire un tavolo di confronto, senza sentire non dico le singole aziende, ma almeno le associazioni che ci rappresentano. Possiamo dire poi che le modifiche sono state dettate da logiche stringenti e intrecciate: da un lato la cospicua perdita erariale, una cifra realisticamente impensabile da reperire altrove oggi; dall’altro il rischio di tornare a prima del 2004 buttando nel cestino tutto il lavoro dell’Amministrazione contro la criminalità organizzata”.

Visto che stiamo analizzando nel dettaglio l’impatto del provvedimento sul comparto gioco, quali possono essere le conseguenze delle restrizioni in termini di pubblicità?

“Per me la filosofia a cui sono ispirati i provvedimenti in materia di pubblicità può seriamente aiutare il comparto a tutelare determinate fasce sociali deboli, e i minori su tutti. Noi per primi vogliamo conoscere l’impatto e il costo sociale del gioco pubblico di cui siamo concessionari. Su basi scientifiche serie siamo pronti, noi di Codere, ma sono sicuro lo saranno anche molti altri, a pensare alla possibilità di ridurre l'esposizione mediatica, ma non solo quella. Il comparto spende in pubblicità molto, e alcuni di noi hanno, perché previsto dalla stessa concessione, anche percentuali di raccolta da destinare alla pubblicità. Potremmo decidere di spostare quella parte di investimenti per esempio per migliorare l’attenzione e le salvaguardie della nostra offerta di gioco. Per esempio concentrandoci maggiormente sui luoghi fisici, sui 'negozi di gioco', che poi hanno un impatto occupazionale non trascurabile. La pubblicità non ha un ritorno solo per noi attori del gioco, riveste un ruolo importante anche per i mass media”.

Crede plausibile il divieto di pubblicità completo per il mondo del gaming?

“Autorevoli addetti ai lavori la vedono all’orizzonte, un orizzonte neppure troppo lontano. Altre grandi industrie l’hanno subito e continuano ad operare nella legalità, credo che il gioco pubblico italiano abbia la forza industriale e l’ingegno per trovare un modo alternativo per rendere appetibile il prodotto gioco, il divertimento”.

L’ultimo tema del decretone sanità, è l’inserimento della patologia del gioco, la ludopatia. Rappresenta un cambiamento importante?

“Partiamo dalla considerazione che nessuno di noi vuole o può nascondere che possono esistere problemi di dipendenza creati dal gioco in situazioni particolari. Noi per primi vogliamo conoscerne i confini, per sapere quanto impatta sul nostro futuro. Vogliamo però una definizione su basi scientifiche del fenomeno e delle eventuali deviazioni e una loro reale quantificazione. Sarà la mia formazione da ingegnere, ma vorrei numeri su cui ragionare. Abbiamo speso e ci siamo spesi per diffondere una cultura responsabile di gioco. Non eravamo tenuti, ma crediamo faccia parte dell’etica a cui guardiamo nell’offrire gioco. E saremo al fianco di chi vuole studiare il Gap, come lo siamo da mesi, naturalmente nel nostro ruolo di concessionari di Stato”.

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