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Elezioni 2013: i politici del gioco, ecco chi va e chi resta

  • Scritto da Sara Michelucci e Anna Maria Rengo

C’è chi esce e c’è chi resta nella rosa dei prossimi politici che siederanno in Parlamento. E di nomi illustri che hanno, nella precedente legislatura, affrontato l’argomento del gioco pubblico c’è chi deve dire addio alla poltrona di parlamentare. Tra i ‘bocciati’ più illustri, almeno per il momento, c’è Antonio Di Pietro (Idv) che spesso aveva affrontato l’argomento gioco, considerandolo “un'indecenza” e chiedendo anche di “innalzare le aliquote del prelievo erariale unico (Preu) sui giochi unificandole ad un’aliquota unica del 15 percento” per promuovere il settore della conoscenza.

Non ce la fa nemmeno il leader di Rivoluzione Civile, Antonio Ingroia, che nell’intervista rilasciata a Gioconews.it aveva chiesto “meno sprechi in sanità, più fondi per curare gioco patologico”.

Non ce la fa nemmeno la senatrice Emanuela Baio (Lista Monti), tra le maggiori sostenitrici della lotta al gioco patologico e che ha messo l’accento sulla necessità di “rafforzare le misure sui giochi in concessione”.

Non ce la fa nemmeno Giampiero Zinzi che aveva presentato dei ddl sui casinò.

Nel Pdl in Lombardia non ce la fa Maurizio Del Tenno autore di diversi emendamenti a vari disegni di legge sul gioco. Nulla da fare nemmeno per Gerardo Soglia (Grande Sud) che sul poker aveva presentato un emendamento per lo slittamento del regolamento sul poker live, sostenendo successivamente che doveva essere regolamentato. Manlio Contento (Pdl), primo sottosegretario per i giochi, non ce la fa alla Camera.

Fuori dai giochi anche Amedeo Laboccetta (Pdl), che è stato rappresentante legale del concessionario Atlantis World (ora B Plus).

CHI RESTA - Tra i politici che invece restano, c’è Domenico Scilipoti (Pdl), il quale aveva presentato una proposta di legge per aprire nuovi casinò sia al Nord che al Sud Italia.

Bene anche per i senatori Ignazio Marino (Pd), il quale aveva fortemente sostenuto la campagna sui Lea; e Pietro Grasso (Pd), procuratore antimafia che aveva puntato l’accento sulla lotta alla criminalità organizzata anche nel settore del gioco.

Passa anche il leghista Massimo Garavaglia, che aveva puntato l’accento sulla necessità di dare maggiori ‘poteri’ ai comuni in materia di gioco pubblico; Giacomo Stucchi (LnP) che aveva avanzato proposte sull’apertura di nuovi casinò in Italia. Bene anche per Gabriele Albertini, che aveva sottolineato: “Da liberale considero meritorio il lavoro fatto, affinché il fenomeno sia sotto il controllo dello Stato. Credo altresì che debba essere controllato in maniera ancora più decisa, al fine di evitare i danni sociali che può provocare”. Bene anche Mario Mauro (Pdl) che da parlamentare europeo ha sollevato diverse volte la questione del gioco pubblico e in particolare sul Libro Verde: “ha permesso di avviare una riflessione generale nei confronti di questioni e problematiche sempre più rilevanti”. Passa al Senato anche Benedetto Della Vedova (Lista Monti) che aveva presentato una mozione contro la pubblicità sul gioco. Bene anche il ministro in carica delle Politiche Agricole, Mario Catania, candidato con l’Udc.

Eletta alla Camera Michela Vittoria Brambilla (Pdl) già ministro del Turismo, la quale aveva avanzato la proposta di aprire casinò negli hotel a cinque stelle di lusso.

Posto alla Camera mantenuto anche per Paola Binetti (Lista Monti) che si è battuta molto affinchè ci sia “maggiore vigilanza sul gioco e attenzione a minori e anziani”.

Restano alla Camera anche Anna Margherita Miotto, Pd eletta alla Camera, relatrice dell’indagine sul gioco in commissione Affari Sociali della Camera; Giancarlo Galan, che sull’ippica ha spesso ribadito la necessità di un ‘modello Coni” e Alberto Giorgetti (Pdl), ex sottosegretario ai giochi che ha più volte affermato la necessità di un testo unico sul gioco e recentemente firmatario dell’emendamento sui comma 7 alla Legge di Stabilità.

Alla Camera, infine, viene eletto l’ex ministro della Salute, Renato Balduzzi, primo nella lista in Piemonte 2. Nel suo mandato da ministro della Salute ha dato vita al cosiddetto 'decreto Balduzzi', poi diventato legge, che prevede numerose misure sul gicoo, dal controllo della pubblicità all'inserimento della ludopatia nei Lea.

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