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Regione Toscana: i consiglieri Lazzeri e Arcangioli, “Vietare pubblicità sale da gioco”

  • Scritto da Sm

Un appello alla Regione Toscana affinché introduca norme severe che “equiparino la pubblicità del gioco d’azzardo a quella del tabacco e vi estenda il divieto di promozione pubblicitaria”. È l’appello lanciato dal consigliere regionale del gruppo ‘Più Toscana’ e membro della IV commissione Sanità, Gian Luca Lazzeri, in risposta all’apertura di una nuova sala da gioco a Campi Bisenzio (Prato).

I NUMERI - In Toscana “gli affetti da dipendenza cronica da gioco d’azzardo (il cosiddetto gambling compulsivo) riguardano circa 20.000 persone che rappresentano più dell’1% degli individui compresi fra i 15 e i 64 anni. Un’epidemia che rischia di espandersi soprattutto fra le fasce meno abbienti della popolazione sempre più attratte dai cosiddetti lonely games, quei giochi come gratta e vinci e slot machines che non prevedono alcuna interazione sociale e possono essere praticati ovunque e da chiunque. La nostra Regione, stando ai dati Cesda, è infatti l’ottava per volume di gioco, con Massa al primo posto tra le province e dove negli ultimi sei mesi si sono verificati due tentativi di suicidio per debiti di gioco. A Firenze due anni fa sono stati giocati più di 850 milioni di euro, in pratica una stima di 900 euro pro capite”, aggiunge il consigliere.

DALLA PROVINCIA - Allarme al quale fa eco la rappresentante di Più Toscana per la provincia di Prato, Laura Arcangioli, dove la casa da gioco ha aperto un’altra sede in centro a Montemurlo. “La dipendenza si sta diffondendo soprattutto fra i pratesi – spiega – fra i quali, solo nel 2012, sono stati riscontrati 40 nuovi casi di gap (gioco d’azzardo patologico) mentre solo il mese scorso in cinque si sono recati al Sert. A far presa sulla popolazione sono soprattutto i Gratta e Vinci con il 40% dei giocatori”.

“Con questi numeri – concludono Lazzeri e Arcangioli – non possiamo tollerare l’affronto portato da promozioni pubblicitarie come quella di Campi Bisenzio. Serve un pacchetto di norme severe che non si limiti a combattere la dipendenza con campagne di sensibilizzazione, ma che equipari la promozione del gioco d’azzardo a quella sui tabacchi, vietandola. La Regione Toscana, che dei 61 miliardi di euro giocati in Italia, sul suo territorio ne ha spesi ben 3,5, deve avere il coraggio di compiere questo passo e fare da apripista nei confronti delle altre giunte regionali”.

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