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Lumia (Pd): "La 'questione gioco' non è nei programmi del prossimo governo"

  • Scritto da Fm

"Eravamo pronti a discutere una legge sul gioco d'azzardo che escludesse la concessione delle autorizzazioni non solo ai boss mafiosi ma anche ai loro prestanome, ma appena si è passati al lavoro parlamentare c'è stato un colpo di mano fra Camera e Senato ed ecco che queste norme sono sparite”: a parlare è il senatore del Pd Giuseppe Lumia, membro, nella scorsa legislatura, della Commissione parlamentare Antimafia, intervenuto all'ultima puntata di 'Brontolo' su Rai Tre dedicata al rapporto fra mafia e gioco.

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“Siamo stati battuti da una maggioranza trasversale – prosegue Lumia – che rappresenta le lobby del gioco. Non credo che le cose cambieranno con il prossimo Parlamento, anzi: il paese va in rovina ma i giochi aumentano e le regole sui giochi si allentano. A questo punto, dovremmo stabilire se vogliamo davvero farla finita con le mafie. Se lo vogliamo fare, dobbiamo cambiare molte cose”. A cominciare dalle leggi dello Stato, anche se “la questione 'gioco' non compare nei programmi del centrodestra e del centrosinistra: né fra i primi 8 punti, né fra i primi 16, né fra i primi 24: non sono inseriti in modo organico come noi li abbiamo trattati e approvati all'unanimità in commissione antimafia e al Senato, non compaiono trasversalmente in tutto il sistema politico”.

Alla trasmissione condotta da Oliviero Beha ha partecipato anche il senatore uscente Raffaele Lauro, che dopo il suo addio al Pdl è ora promotore del movimento ‘No azzardo. Salviamo l’Italia'. Lauro ha chiesto l'approvazione delle norme antimafia che prevedono la trasparenza della proprietà ultima delle concessionarie aventi sede nei paradisi fiscali e ha annunciato la propria intenzione di “denunciare alla Procura della Repubblica di Roma e al Tribunale dei ministri tutti i ministri dell'Economia e delle Finanze che si sono alternati nei passati governi – Visco, Tremonti e Monti - colpevoli di aver dilatato a dismisura l'offerta dei giochi”. Ma Lauro se la prende anche con il ministro della Salute Renato Balduzzi, colpevole, a suo dire, di aver varato un decreto per il contrasto delle ludopatie troppo blando: “Le norme previste nella prima versione erano acqua fresca rispetto a quelle stilate dalla Commissione antimafia, ma prevedevano paletti più netti sulla distanza delle sale giochi dai luoghi sensibili, la tutela dei minori, il divieto di pubblicità ingannevoli: poi, in Consiglio dei ministri le norme sono state 'tosate' e ammorbidite”.

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