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Ludopatia e territorio, per operatori e comuni “no a proibizionismo, ma disciplina organica”

  • Scritto da Amr

Quale ruolo per gli enti locali dopo il decreto Balduzzi? È la domanda tema del convegno ‘Ludopatia e territorio’ analizzano a Monsummano Terme (Pistoia) alla quale è stata trovata una risposta univoca da parte dei relatori: sono inutili posizioni ideologiche e proibizioniste nei confronti del gioco, piuttosto è necessario adottare un disciplina organica e chiara della materia.

Posizione condivisa anche dal sindaco ospite, Rinaldo Vanni, che ha ribadito come i divieti non rappresentano la soluzione del problema, ma sono necessarie politiche di prevenzione che partano dall’educazione e dalla formazione culturale.

 

“Il decreto Balduzzi è un decreto manifesto. Ciò che manca è una vera politica regolativa, che dica quali sono le regole, i controlli e le sanzioni”, ha aggiunto il professor Massimo Morisi, docente di scienza dell’amministrazione all’ateneo fiorentino.

La Toscana, forte anche del suo volontariato e associazionismo, da diversi anni promuove iniziative per il monitoraggio, la prevenzione e la cura del gioco d’azzardo patologico.

LE ESPERIENZE IN TOSCANA - Fabrizio Fagni, psicologo e direttore del Sert della Valdinievole, ha ricordato come dal 2002 è stato attivato sul territorio un servizio specifico per i giocatori patologici, con equipe multidisciplinari di medici e psicologi. Un quadro generale sulla situazione toscana lo ha fatto Arcangelo Alfano, dal 1999 responsabile della Regione per la prevenzione e la cura delle dipendenze: “Abbiamo stanziato 400mila euro, 30mila euro per ognuna delle 12 aziende Usl, oltre ai 40mila euro per rifinanziare il progetto di assistenza residenziale Orthos. La volontà del governo regionale è di continuare le esperienze in atto, confermando per il futuro i fondi nonostante i pesanti tagli dello Stato al servizio sanitario regionale”. Anche Alfano ha ribadito come il decreto Balduzzi sia un contenitore vuoto, che non dice quali sono le prestazioni sanitarie e socio-sanitarie che la Regione dovrebbe erogare. La Toscana si sta muovendo per conto proprio, con il Comitato regionale per le dipendenze e con l’approvazione di una legge regionale sulla ludopatia (sono quattro le proposte all’esame del Consiglio regionale).

LE PROPOSTE DEGLI OPERATORI - “I Comuni si trovano da soli a fare i conti con le conseguenze di disagio sociale e sanitario che il gioco può creare. Per questo gli operatori hanno proposto la partecipazione degli enti locali alle entrate erariali che derivano dal settore e che servirebbero per finanziare i servizi sul territorio”. Queste le parole di Raffaele Curcio, presidente Sapar (l'associazione di categoria che raccoglie circa 1500 fra gestori, produttori e rivenditori di apparecchi da gioco), che ha ricordato la promozione di campagne informative contro il gioco minorile e di attività formative per il personale delle sale giochi. Anche Gianfranco Bonanno, portavoce Anit, ha sottolineato la mancanza di entrate per i Comuni: “La nostra proposta è riaprire le case da gioco comunali nelle località a stretta vocazione turistica, come Montecatini Terme. I vecchi ma gloriosi kursaal garantirebbero anche un maggiore controllo ed una maggiore prevenzione del gioco patologico”.

Nel suo intervento finale l’avvocato Cino Benelli, esperto di diritto del gioco e membro del tavolo di lavoro sul gioco pubblico istituito da Anci nazionale, ha affermato: “Ciò che manca è un quadro legislativo che individui le competenze e i poteri dei vari livelli di governo (centrale, regionale e locale). Per questo c’è bisogno di un codice di disciplina del settore. Servono misure di regolazione ispirate a un criterio di proporzionalità”.

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