Il gioco con vincita è vietato ai minori di 18 anni e può causare dipendenza. Consulta probabilità di vincita su www.aams.gov.it
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Binetti: "Serve approccio a 360 gradi sulla prevenzione"

  • Scritto da Redazione

Terni - “Vorrei scolpire tre concetti. C'è una dimensione virtuosa e dettagliata, ma che ne rivela una natura di fragilità. Più controlliamo più la trasgressione si fa camaleontica e riesce ad aggirare. È fondamentale perciò il lavoro quotidiano, anche attraverso sanzioni pecuniarie ed economiche più che penali.

Sappiamo che a regole rigide deve corrispondere altrettanta rigidità nei controlli. Non c'è solo il giocatore patologico, ma anche una struttura patologica votata al profitto. Temi quali l'evasione fiscale e le frodi votate proprio al profitto”. È quanto afferma la deputata di Scelta Civica, Paola Binetti, in occasione del convegno della Provincia di Terni, ‘A Carte scoperte’.

 

IL GIOCO E LA PREVENZIONE - La Binetti aggiunge: “Abbiamo lavorato nelle commissioni parlamentari sul decreto Balduzzi. L'uomo ha nella sua natura il gioco. Il bambino matura giocando e apprende le capacità di sfida proprio giocando. Il gioco deve creare con l'uomo un'alleanza virtuosa e non trasformarsi in un contatto pericoloso. Il gioco ormai è un’industria e crea valori e posti di lavoro. Ma non possiamo chiudere gli occhi sull’aumento delle dipendenze. Non dobbiamo misurare le dipendenze con gli iscritti al Sert. Molti giocatori sono vicino ad un punto di non ritorno e dobbiamo tenere conto di questo elemento. Ci sono tanti segnali pericolosi da esaminare come i piccoli furti e i contatti con l'usura. Il problema è credere che a propria vita possa avere una svolta grazie al gioco. I giocatori patologici più diffusi sono le casalinghe, le madri di famiglia e le pensionate che cercano la formula magica per cambiare la loro vita. Questo non è colpa di chi offre gioco, ma di un processo culturale che è diffuso in tutta la società. C'è bisogno di un approccio a 360 gradi sulla prevenzione, non serve a nulla il moralismo e il proibizionismo. Vorremmo che il gioco rimanesse sempre un gioco come dice anche il titolo del mio libro ‘Quando il gioco non è più un gioco e diventa un affare maledettamente serio’”, conclude.

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