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Regione Emilia Romagna, al via piano di contrasto e prevenzione al gioco

23 settembre 2014 - 08:24

Una vetrofania con il marchio ‘Slot Free Er’ per gli esercizi commerciali. Parte la fase operativa del Piano integrato per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio di dipendenza dal gioco patologico 2014-2016 della Regione Emilia Romagna.

Scritto da Sm
Regione Emilia Romagna, al via piano di contrasto e prevenzione al gioco

Con una particolarità: il coinvolgimento di comuni e degli esercizi commerciali, attraverso la diffusione di un apposito marchio. Approvato nel marzo scorso all’unanimità dall’Assemblea legislativa, il piano (che si richiama ai principi della legge regionale 5 del 2013) ha tra i suoi obiettivi la realizzazione di progetti di prevenzione e sensibilizzazione sul rischio di dipendenza da gioco.

 

In base al Piano la Regione, con ulteriori risorse rispetto ai Livelli essenziali di assistenza oggi definiti, ha attivato in ogni azienda Usl un punto sperimentale di accoglienza e valutazione delle persone con problemi di gioco patologico, in rete con associazioni del terzo settore impegnate sul tema. Nella programmazione sociale e sanitaria d’ambito distrettuale, e nello specifico nei programmi attuativi del Piano di zona per la salute e il benessere sociale, i servizi (sociali e sanitari) dovranno individuare ulteriori azioni e interventi da concretizzare insieme, coinvolgendo dove possibile gli organismi del terzo settore e le associazioni di rappresentanza.

IL COINVOLGIMENTO DEGLI ESERCENTI E IL MARCHIO ‘SLOT FREE ER’ – Secondo la Regione, “tra i punti qualificanti del piano c’è il coinvolgimento, in un circuito virtuoso, degli esercizi commerciali (come bar, tabaccherie e circoli ricreativi) che operano sul territorio regionale, per ridurre i luoghi e le occasioni di gioco con le slot machine e i totem per il gioco on line, due tra le modalità più diffuse. La collaborazione degli esercenti è fondamentale per la diffusione e sensibilizzazione delle azioni del Piano: sono state realizzate infatti vetrofanie con il marchio ‘Slot Free Er’ (e lo slogan: ‘Dove il gioco d’azzardo non c’è si vive meglio’) che possono essere applicate sulle vetrine all’entrata dei locali. In questo modo, i cittadini possono riconoscere e scegliere un locale dove non ci sono slot machine o totem per il gioco on line. Gli esercenti che intendano aderire all’iniziativa possono fare richiesta, a partire dalla settimana prossima, al Comune del territorio dove svolgono l’attività: in alcuni casi rivolgendosi agli Urp (Uffici relazioni con il pubblico) comunali, in altri agli Sportelli unici per le attività produttive. È il Comune poi, dopo una breve istruttoria, a rilasciare la vetrofania.

I CORSI DI FORMAZIONE, I DATI SULLE PERSONE ASSISTITE, IL PERCORSO DI ASSISTENZA NEI SERT - Come prevede il Piano regionale, entro la fine dell’anno partiranno corsi obbligatori di formazione rivolti al personale delle sale da gioco, per favorire una responsabilità sociale “diffusa” verso i giocatori più fragili e sui rischi della dipendenza da gioco d’azzardo. Altri corsi di formazione sono rivolti anche al personale sociale e sociosanitario dei Comuni (operatori di Sportelli sociali, Centri per le famiglie) e agli agenti delle Polizie locali per informarli sui rischi del gioco d’azzardo e sui percorsi di cura, in modo da favorire se possibile il riconoscimento precoce del problema e orientare il cittadino verso i servizi di cura.Sono in costante aumento le persone assistite in Emilia-Romagna per dipendenza da gioco d’azzardo. Al 31 dicembre 2013 quelle seguite nei Sert, i Servizi per le dipendenze delle Aziende Usl, erano 1.102, il 37% in più rispetto all’anno precedente (802 nel 2012) e più del doppio rispetto al 2010 (512). I pazienti sono prevalentemente italiani (91,7 %), e di sesso maschile (79% rispetto al 21% di donne). La fascia di età più numerosa è tra i 41 e i 50 anni (29,5%); segue l’età 51-60 anni (23,2 %) e 31-40 (19,3%). Secondo una ricerca del Centro nazionale delle ricerche (l’indagine Ipsad-Italia del 2010-2011), si stima che in Emilia-Romagna i giocatori d’azzardo siano circa 10.000. A questi dati dei Sert si aggiungono le persone che si rivolgono direttamente all’associazione Giocatori Anonimi: circa 200 sono quelle che attualmente seguono con regolarità l’attività dei 9 gruppi in Emilia-Romagna (a Modena, Bologna, Imola, Forlì, Cesena, Ravenna, Rimini). Inoltre, circa 70 familiari di persone con dipendenza da gioco d’azzardo frequentano i gruppi dell’associazione Gamanon (i gruppi sono a Bologna, Imola, Ravenna, Rimini)”, aggiungono ancora dalla Regione.

I COMMENTI - L’assessore alle Politiche sociali Teresa Marzocchi sottolinea: “L’Emilia Romagna è da sempre una regione all’avanguardia nell’affrontare i nuovi problemi che i mutamenti sociali portano con sé e anche sul fronte delle dipendenze da gioco d’azzardo continueremo il lavoro con gli enti locali per sostenere e ampliare l’impegno di chi quotidianamente affronta sul territorio quest’emergenza sociale”.

A lei si aggiunge l’assessore alle Politiche per la salute, Carlo Lusenti che afferma: “Vogliamo porre l’attenzione su un tema che è di natura etica, ma con ricadute sanitare e sociali. Il nostro impegno è quello di creare un circuito virtuoso, di sostenere una cultura della responsabilizzazione sui rischi sia verso la persona sia verso la comunità nel suo complesso. L’eccessiva diffusione delle sale dedicate al gioco d’azzardo è il risultato di scelte che riteniamo sbagliate e che stanno alimentando un fenomeno della dipendenza in costante crescita. La prevenzione e la cura dei malati da gioco in Emilia Romagna sono comunque garantite, anche se non sono ancora inserite nei Livelli essenziali di assistenza in ambito nazionale”.

 

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