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Barbanti (Al): 'Su gioco risolvere questione stato e territori'

  • Scritto da Sm

Risoluzione Barbanti (Al) sul rapporto gioco e territori all'attenzione della Commissione Finanze della Camera.

 

Al via la discussione in commissione Finanze della Camera della risoluzione del deputato Sebastiano Barbanti (Al) su ‘Attuazione della normativa che prevede la pianificazione dei punti di raccolta del gioco per contrastare i fenomeni di dipendenza’.

 

Proposta che sottopone all’attenzione del Governo la questione relativa ai circa 160 comuni che hanno sottoscritto un Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo, con cui chiedono di avere più poteri di programmazione, controllo e ordinanza per regolamentare il fenomeno del gioco legale e limitare le potenziali conseguenze sociali sui territori che amministrano. “I predetti comuni hanno nel frattempo adottato diversi provvedimenti riguardanti l’argomento, in alcuni casi considerati illegittimi dai tribunali amministrativi. In particolare, segnala che: sotto il profilo urbanistico, sono state attuate varianti al regolamento urbanistico edilizio che limitano l’insediamento delle sale da gioco in alcune porzioni del territorio comunale; sotto il profilo delle pubbliche affissioni, c’è chi è intervenuto sul Regolamento per l’applicazione dell’imposta comunale sulla pubblicità e diritti sulle pubbliche affissioni verificando la possibilità di vietare la pubblicità del gioco d’azzardo sul territorio comunale; sotto il profilo di polizia urbana, alcuni comuni hanno inserito specifici regolamenti sulle sale da gioco cercano di definire le distanze degli apparecchi da zone considerate sensibili come scuole, parchi, chiese, fino a stabilire orari di apertura e chiusura delle sale stesse; sotto il profilo tributario, alcuni comuni hanno scelto di agire sulla tassazione locale prevedendo l’applicazione dell’aliquota massima dell’Imu per le sale giochi e i bar con slot machine e conseguenti agevolazioni per gli esercizi che, invece, hanno scelto di non installarne nei propri esercizi”.

Il deputato mette poi in evidenza come tale problematica “sia insorta a causa di un colpevole ritardo delle istituzioni statali, le quali non hanno emanato la normativa quadro nazionale. Il comma 10 dell’articolo 7 del decreto-legge n. 158 del 2012 preveda che l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e, a seguito della sua incorporazione, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, tenuto conto degli interessi pubblici di settore, sulla base di criteri, anche relativi alle distanze da istituti di istruzione primaria e secondaria, da strutture sanitarie e ospedaliere, da luoghi di culto, da centri socio-ricreativi e sportivi, definiti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, previa intesa sancita in sede di Conferenza unificata, da emanare entro centoventi giorni, pianifichi forme di progressiva ricollocazione dei punti della rete fisica di raccolta del gioco praticato mediante gli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, lettera a), del testo unico di cui al regio decreto n. 773 del 1931, che risultano territorialmente prossimi ai predetti luoghi. La norma citata specifica che tali pianificazioni operano relativamente alle concessioni di raccolta di gioco pubblico bandite successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del predetto decreto-legge e valgono, per ciascuna nuova concessione, in funzione della dislocazione territoriale degli istituti scolastici primari e secondari, delle strutture sanitarie ed ospedaliere, dei luoghi di culto esistenti alla data del relativo bando”.
Nel sottolineare come il decreto sopra citato non sia mai stato emanato e come, in presenza di tale vuoto normativo, nelle circa 160 città sopra citate siano stati adottati regolamenti di polizia urbana con i quali si è stabilita una pianificazione, nonostante sulla materia non siano le autorità municipali competenti ad emanare la normativa di riferimento, Barbanti segnala come, alla luce di tale vuoto normativo, “il giudice amministrativo abbia censurato tale comportamento e contemporaneamente la regione Piemonte sia ricorsa persino alla leva fiscale, con il concreto rischio di eccedere le proprie competenze in materia”.
Per quanto riguarda la magistratura amministrativa, ricorda, in particolare, che il Tar dell’Emilia Romagna, in seguito all’emanazione di un regolamento di polizia urbana della città di Bologna, ha dichiarato l’atto illegittimo ‘in quanto la norma di fatto prescrive nuovi limiti distanziometrici tra i locali in questione e i cosiddetti luoghi sensibili, la cui introduzione, o modificazione, nell’ordinamento, compete esclusivamente al legislatore nazionale, secondo quanto prescrive il decreto-legge n. 158 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n.189 del 2012’. Nella stessa sentenza è stato richiamato altresì una precedente sentenza, sempre del Tar Emilia-Romagna sez. II, del 20 ottobre 2014, n. 976, nel quale il giudice amministrativo aveva già sostenuto che ‘la pianificazione delle sale da gioco e la riallocazione di quelle prossime a siti sensibili appartiene all’Amministrazione autonoma dei monopoli (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ndr), come chiaramente indicato nel comma n. 10 dell’articolo 7 del decreto legge n. 158 del 2012. Tale attribuzione esclusiva trova conferma anche nella legge regionale n. 5 del 2013 la quale, all’articolo 6, secondo comma, prevede che i comuni possono dettare previsioni urbanistiche sulle sale da gioco solo nel rispetto delle pianificazioni di cui al suddetto comma n. 10 dell’articolo 7 del decreto-legge n. 158 del 2012’”.
Rammenta quindi che, con riferimento alla regione Piemonte, la legge regionale finanziaria approvata nel febbraio 2014 ha previsto una serie di misure restrittive nei confronti dei titolari di esercizi commerciali che, pur nel rispetto della legge, hanno consentito il gioco legale nei propri locali, e premiali nei confronti di chi sceglie di non installare slot machine: infatti, la predetta legge finanziaria, all’articolo 7 prevede che dal 1o gennaio 2015, per tre anni, l’aliquota Irap sia ridotta dello 0,92 per cento per gli esercizi che provvederanno volontariamente alla completa disinstallazione degli apparecchi da gioco e nello stesso tempo che aumenti dello 0,92 per cento a carico di quegli esercizi nei quali gli apparecchi ludici resteranno installati”. In tale contesto, “per completezza di informazione e per una più compiuta valutazione del fenomeno nella sua interezza, ricordo inoltre che lo Stato ogni anno incassa circa 35 miliardi di euro dalla tassazione complessiva su gioco d’azzardo, alcol e tabacco.
LA RICHIESTA - In base a tali premesse, la risoluzione è volta a “impegnare il Governo ad assumere le iniziative urgenti e dovute per l’emanazione concertata del decreto da parte dei Ministri competenti, anche al fine di dare valenza effettiva al principio dello Stato costituzionale di diritto, garantire la certezza dello stesso, evitare giudicati differenti da parte dei giudici amministrativi ulteriormente aditi per risolvere questioni analoghe a quelle in esame, evitare di appesantire ulteriormente i tempi biblici che affliggono i tribunali e ridurre le spese superflue allocandole diversamente per ottimizzare il servizio giustizia, dettando le norme necessarie e corrette di imposizione fiscale”.
Evidenzia al riguardo come “tale esigenza risulti ancor più impellente alla luce del fatto che il Governo non ha saputo esercitare nei termini prescritti la delega per la riforma di tale settore prevista nella legge n. 23 del 2014”.
La risoluzione impegna altresì l’Esecutivo “ad assumere iniziative per prevedere una moratoria dell’applicazione della normativa nazionale solo parzialmente emanata, in attesa che essa venga perfezionata con l’emanazione degli atti mancanti, per evitare che le azioni di supplenza messe in atto dagli enti locali vengano poste nel nulla con grave nocumento della popolazione, in particolare di quella afflitta da ludopatia”.
La discussione è stata rinviata ad altra seduta.

 

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