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Ordinanze orari Piemonte, gli operatori: 'Stato difenda gioco legale'

  • Scritto da Fm

Di fronte all'ondata di ordinanze no slot in Piemonte, gli operatori del settore chiedono allo Stato di difendere il gioco legale.

 


Anche oggi, 31 agosto, si è allungata ulteriormente la lista delle città del Piemonte che in attuazione della vigente legge regionale sul Gap hanno varato ordinanze sindacali limitative delle attività delle sale da gioco. Ma cosa ne pensano gli operatori, i più danneggiati da questa pioggia di provvedimenti? Lo abbiamo chiesto ai rappresentanti locali delle principali associazioni di settore.

 

"Indubbiamente è una situazione difficile da fronteggiare. Abbiamo organizzato tanti incontri con altri operatori e con le amministrazioni locali, ma dopo aver manifestato comprensione per le nostre esigenze, disponibilità ad ascoltarci alla fine i provvedimenti restrittivi del gioco sono stati emessi comunque", commenta Mario Negro, presidente onorario di Assotrattenimento e rappresentante dell'associazione per il Piemonte. "Sembra tutto vano,  l'accanimento contro il settore del gaming persiste, e in particolare contro le slot, e l'accordo fra Governo ed enti locali in sede di Conferenza unificata  continua a slittare, mese dopo mese, generando sempre più incertezza in chi magari vuole investire, produrre crescita".


INTESA ANCORA LONTANA? - La soluzione per superare questa pioggia di ordinanze e di 'particolarismi' ormai può arrivare solo dallo Stato. "Vanno garantite le entrate dell'erario,  l'occupazione legata all'industria del settore e la tutela dei cittadini, che potrebbero rivolgersi ad offerte di gioco illegale se questo proibizionismo continua ad imperversare. La politica invece deve difendere il gioco legale. L'unica speranza è l'accordo fra Governo e Regioni, ma dubito che arriverà il 15  settembre, con il referendum che incombe. Ci vorrebbe un miracolo", dice ancora Negro. "In parallelo, come operatori dobbiamo impegnarci per fare un'informazione corretta, dire come stanno davvero le cose e sbaragliare le falsità, come la bufala dei 98 miliardi che secondo alcuni giornali i  concessionari avrebbero sottratto allo Stato. Da lì è partita una campagna mediatica a tappeto contro il settore, il dubbio è che sia tutto pilotato per  favorire interessi precisi", conclude il presidente onorario di As.Tro.
 
SAPAR "AGIRE SUL PRODOTTO" - Sulla stessa linea anche Davide Maria Valenzano, rappresentante dell'associazione Sapar in Piemonte. "L'assurdità più grande è che neppure i Comuni della nostra regione riescano a mettersi d'accordo fra loro e a varare ordinanze con limiti orari omogenei. Non credo che il vero fine sia aiutare i malati di Gap, dato che basta avere un motorino o un'auto per andare a giocare nella città vicina e trovare apparecchi accesi in altre ore. Secondo stime che circolano fra i tabaccai negli orari di spegnimento sono triplicate le vendite di gratta e vinci e raddoppiate le ricariche dei conti online: chi vuole giocare non si limita alle slot, trova altri modi per farlo. Bisogna capire che il gioco lo fa l'aspettativa di vincita: un conto è avere come prospettiva 400 euro, un conto 500mila euro. Quindi, prima bisognerebbe agire sul prodotto e poi sugli orari".
 
CARTA DEL GIOCATORE E GESTIONE DA REMOTO - Da un lato, prosegue Valenzano, "lo Stato vuole essere liberale, dall'altro proibizionista, ma questo proibizionismo non deve ledere la libera impresa, per andare a caccia di voti. Noi operatori siamo esauriti da questa situazione, che impedisce ogni tipo di progetti, programmi, investimenti. Facciamo una legge uguale per tutti, altrimenti siamo in uno Stato federale. Basterebbe seguire l'esempio di tanti altri Paesi d'Europa e introdurre una carta per identificare i giocatori: se chi entra in una sala ha avuto o ha problemi di Gap viene segnalato all'Asl, e se il gestore gli permette comunque di entrare il locale viene chiuso. Inoltre, i soldi derivanti dal gioco vanno in parte reinvestiti nel sociale, e lo Stato deve mettere la faccia su questo tema: visto che prende la maggior parte delle entrate ed è il padrone degli interruttori degli apparecchi da gioco potrebbe accenderli e spegnerli quando vuole, da remoto. Risolvere il problema con un 'clic', invece di fare multe", sottolinea il rappresentante Sapar.

ETERNA SPADA DI DAMOCLE - "Sicuramente faremo ricorso in merito alle ordinanze piemontesi, ma non possiamo farne uno per ogni comune: sarebbe insostenibile. Noi attacchiamo la legge regionale per come possiamo, ma è un anno e mezzo che aspettiamo il riordino statale dei giochi. Non si capisce perché continui a tardare, e non credo avverrà a settembre; pià probabilmente verrà rinviato alla nuova legge di Stabilità. Ma per allora forse sarà tardi, molti di noi faranno fatica ad arrivare a fine anno. Speriamo che le risposte che chiediamo arrivino presto", conclude Valenzano.
 
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