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Baretta: 'In due anni abbiamo invertito approccio sul gioco'

Il bilancio del sottosegretario Pier Paolo Baretta sulle azioni messe in campo dal Governo sul gioco e la risposta alle critiche mosse da altri partiti.

Lo scontro in campagna elettorale ha chiamato in causa, tra i vari temi, anche quello relativo al settore del gioco pubblico e alla sua riforma. Il sottosegretario uscente con delega al gioco, Pier Paolo Baretta, in un'intervista a Gioconews.it risponde alle critiche arrivate da alcuni esponenti politici in relazione all'operato del Governo Gentiloni sul gioco e traccia un suo bilancio.

 

“Sostanzialmente il tenore delle critiche, al di là dei toni, è già più edulcorato rispetto a quanto detto durante la campagna elettorale. Si era detto anche di volere cancellare completamente il gioco pubblico, mentre ora ci si è ridimensionati fortemente.

Il senso delle critiche, comunque, è che non abbiamo fatto abbastanza, ed è vero, ma siamo stati i primi a prendere in mano un settore completamente abbandonato e deregolamentato. Abbiamo previsto una riduzione del 35 percento delle slot machine, una trasformazione delle macchine esistenti in apparecchi da remoto, abbiamo impostato tutto un capitolo sulla salute in base ai criteri emersi dall'Osservatorio sul gioco patologico e agli enti locali abbiamo affidato la distribuzione del gioco sul territorio. Anche sulla pubblicità abbiamo fatto delle azioni, principalmente sui canali televisivi generalisti, e io stesso ho detto che questo è solo l'inizio e che bisogna continuare con ulteriori azioni. Ci sono quindi delle conferme del lavoro fatto”.

Baretta mette in risalto i punti critici sollevati da alcuni partiti, in primis dal M5S: “I punti più delicati sono due. L'idea di utilizzare la tassazione sul gioco per finanziare il reddito di cittadinanza, con rischi sulla tenuta del settore; l'idea di affidare tutto agli enti locali, senza individuare la portata dell'offerta. È bene, invece, che ci sia chiarezza su come gestire questo passaggio. Noi abbiamo individuato una percentuale precisa che andrebbe mantenuta su tutti i territori, altrimenti si rischia che in alcune zone il gioco scompaia del tutto, con chiari rischi per la legalità.

Ho l'impressione, e lo dico senza alcuna polemica, che non sia stata letta bene l'intesa firmata lo scorso settembre, perché è un programma di riordino del gioco molto ampio e che ha bisogno di essere applicato. Su questo, il percorso di discussione è aperto. Insomma, le critiche non sono in realtà un attacco all'operato del Governo”.

I passi per il prossimo futuro? “Per quanto ci riguarda, quello di completare il più possibile i compiti assegnatici dalla legge di bilancio, come la pubblicazione dei decreti attuativi sulla riforma, per il resto chi andrà al Governo dovrà decidere se andare avanti nel percorso iniziato o cambiare linea”.

Il M5S nelle dichiarazioni di Matteo Mantero ha detto che si dovrebbe equiparare la tassazione per tutti i giochi. Secondo lei è una misura fattibile? “Esiste una specificità per ogni tipologia di gioco. C'è il rischio di non incidere sui punti più sensibili. Quello che abbiamo prospettato è stato il cambiamento della tassazione, portandola sul margine”.
Giovanni Endrizzi del M5S ha dichiarato che il sistema concessorio andrebbe abolito, cosa ne pensa? “È un punto molto serio, perché bisogna dire poi con che cosa va sostituito. Attraverso il sistema concessorio lo Stato può controllare il settore del gioco, senza avere un'azione diretta. Il sistema concessorio è un sistema equilibrato, ma sono d'accordo sul fatto che vada riformata la filiera del gioco”.
Un commento sui casi di Campione e Saint Vincent, in questi giorni agli onori della cronaca. Pensa che tale crisi sia dovuta anche a un modello di gestione dei casinò che non funziona più? “Non commento i fatti specifici, perchè c'è un'inchiesta della magistratura in corso, ma ho posto fin dall'inizio l'esigenza di un cambio di gestione dei casinò: potrebbero essere un buon antidoto al gioco diffuso ed eccessivo e, inoltre, potrebbero così uscire dalla crisi”.
Per concludere, sul fronte ippico cosa è stato fatto? “In due anni abbiamo invertito l'approccio dello stato sul settore e nell'ultima legge di bilancio ci sono stati i primi passaggi verso una riforma complessiva del comparto”.
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