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Manovra e giochi: tra bandi, rimandi e ulteriori rinvii

  • Scritto da Ac

Mentre il governo è al lavoro (e in affanno) per la stesura della nuova manovra di bilancio, fuoriescono le prime indiscrezioni sui giochi.

 

Manovra che fai, giochi che (ri)trovi. Anche quest'anno, con l'avvio dei lavori di definizione della prossima Manovra finanziaria, si torna a guardare al mercato del gioco pubblico. Come al solito. Anche se, stavolta, si poteva presupporre uno scenario diverso, tenendo conto della battaglia “anti-gioco” portata avanti a gran voce dall'attuale Esecutivo. Invece, no. E anche il governo del cambiamento si ritrova a percorrere le stesse strade già intraprese da chi lo ha preceduto. Al punto da ipotizzare – addirittura – anche la clonazione di una vecchia (anzi, vecchissima) misura come quella della cosiddetta lotteria degli scontrini, o dei corrispettivi che dir si voglia. Per un clamoroso dejà-vu, che potrebbe suscitare qualche imbarazzo e molteplici perplessità, specie tra l'elettorato, che dovrebbe faticare a comprendere una misura di questo tipo accanto ai ripetuti annunci contro il gioco e la promessa di “liberare” i paesi dall'azzardo.

Ma non è certo la ritrovata lotteria l'unico punto relativo ai giochi tra quelli allo studio del governo. Per varie ragioni. Prima su tutte, l'inevitabile esigenza di fare cassa, per dare fiducia al paese e all'Europa e per provare a introdurre il tanto atteso reddito di cittadinanza, per il quale si dovranno trovare coperture. Ma anche perché lo stesso governo si era già impegnato in occasione del precedente Decreto Dignità ad intervenire sul mercato dei giochi attraverso una riforma orientata al riordino generale, che potrebbe essere avviata proprio attraverso la manovra fiscale. In modo tale da provare a racimolare qualche prezioso denaro dalla riorganizzazione del comparto. Per questa ragione, nei giorni scorsi, sono circolati alcuni carteggi tra Piazza Mastai e Via XX Settembre, in cui si provava a fare qualche conto e un punto generale della situazione. Cosa piuttosto semplice da fare, almeno sulla carta, visto il protrarsi della situazione che potrebbe essere definita di “instabilità controllata”. Che vede cioè il mercato del gioco in una situazione instabile e di estrema precarietà, per via dell'ormai annosa “Questione territoriale”, la quale viene tuttavia tenuta sotto “controllo” da parte dello Stato, che ha deciso di prorogare le attuali concessioni di gioco fisico (scommesse e bingo), invece di bandire le gare per il rinnovo dei titoli, essendo impraticabili proprio a causa dei problemi normativi sui territori.
 
L'IPOTESI DI UNA ULTERIORE PROROGA - In questo senso, pertanto, appare semplice stimare le previsioni di entrata che potrebbero scaturire dal gioco: ipotizzando il pressoché inevitabile ricorso a un'ulteriore proroga delle concessioni che lo Stato non è ancora in grado di assegnare. Né per il bingo e né tanto meno per il betting. Nonostante la grande voglia di farlo, per provare a generare nuove entrare. In effetti, stando alle prime indiscrezioni provenienti da ambienti ministeriali, il governo avrebbe iniziato a ragionare sulla fattibilità della gara, naturalmente passando prima per il riordino: provando cioè a riprendere in mano il vecchio “accordo” (si fa per dire) tra il (precedente) governo e gli enti locali siglato a settembre 2017 in Conferenza Unificata, attualizzandolo e modificandolo in maniera opportuna, ma facendo in modo di chiudere la partita e procedere quindi con le nuove concessioni. Anche a costo di cedere qualcosa agli enti locali, dei proventi che scaturirebbero dalle attività di gioco sul loro territorio. Magari anche attraverso una riduzione dei punti vendita (per rendere compatibile il processo con le logiche di riduzione dell'offerta più volte richiamate dal nuovo Esecutivo), accompagnata da un rincaro dei costi di licenza, per far quadrare il cerchio e scrivere la parola fine sulla questione. Non è un caso, infatti, che nella nota di aggiornamento del Def, il documento di economia e finanza, che è pronto per l'esame di Camera e Senato, si parla anche del disegno di legge delega di riordino del settore dei giochi e dell'ulteriore disegno di legge recante disposizioni per la modernizzazione e l'innovazione nei settori dell'agricoltura, dell'agroalimentare, del turismo e dell'ippica. A conferma della volontà di intervenire su questi aspetti.
Peccato però che il quadro generale si è fatto decisamente più complicato, e non certo per quel che riguarda i giochi, ma a livello più generale. Con il giudizio negativo della Commissione Europea sul documento di economia e finanza e la risposta ancora più scoraggiante dei mercati, che hanno visto lo spread schizzare alle stelle e la Borsa italiana colare a picco, evidenziando un clima di totale sfiducia nei confronti della situazione italiana. Creando quindi delle condizioni sempre più difficili su cui operare, dalle quali, probabilmente, si potrà ricavare ben poco tempo e spazio per affrontare in maniera completa e concreta la materia giochi. Ecco quindi che, ancora una volta, l'idea della proroga delle attuali concessioni potrebbe rappresentare la soluzione più comoda per garantirsi qualche entrata certa e spostare ancora una volta la palla in avanti.
 
ATTESA ANCHE PER IL SUPERENALOTTO - Intanto, tra i bandi in attesa rimane sempre quello della concessione per il Superenalotto, sempre in attesa di pubblicazione: nonostante la procedura era stata praticamente portata a compimento dai Monopoli di Stato, una volta incassato il via libera formale da parte del Consiglio di Stato che avevo comportato soltanto qualche minimo ritocco nel testo, a complicare la partita e a ritardare ulteriormente l'uscita era stato, anche qui, il Decreto Dignità. Il quale, intervenendo sulla promozione e pubblicità dei giochi – attività necessarie per un gioco come il Superenalotto e derivati, quindi inevitabilmente richiamate anche nei documenti di gara – è finito col compromettere anche questa gara: almeno parzialmente, cioè ritardandone ulteriormente i tempi. Complice anche l'avvicendamento al vertice dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli che potrebbe comportare un allungamento ulteriore della procedura. Anche se le modifiche apportate al documento di gara per attualizzarlo alle prescrizioni del Dignità non comportano un ulteriore passaggio al Consiglio di Stato. Ma solo un'ulteriore attesa.
 
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