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Gioco, istituto Friedman: 'Nessun diritto di svilire la libertà d’impresa'

  • Scritto da Redazione

In una nota, l'istituto Milton Friedman commenta la decisione del Tribunale di Torino di rimettere la normativa regionale sulle limitazioni all’offerta di gioco al vaglio della Corte costituzionale.

"Non mettiamo in discussione la possibilità che il legislatore per garantire certe situazioni degne di tutela possa intervenire comprimendo in parte il diritto di libera iniziativa economica, ma ciò che è inaccettabile è che questo venga fatto senza tenere conto che la limitazione di tale diritto costituzionale debba essere ragionevole e proporzionata al fine desumibile da altri principi dettati dal costituente. Da ciò deriva l’assunto che impone che tali interventi contrattivi di diritti fondamentali debbano essere il meno invasivi e limitativi possibile".

Lo scrive in una nota l’istituto Milton Friedman Institute, l'associazione di studiosi che promuove le teorie, le idee e le proposte del liberalismo e dei suoi principali sviluppi e filoni di pensiero, in merito alla recente decisione del Tribunale di Torino di rimettere la normativa regionale che ha introdotto forti limitazioni all’offerta di gioco lecito al vaglio della Corte costituzionale, "svilendo, di fatto, il ruolo riconosciuto dalla nostra carta fondamentale alla libertà d’impresa".
 
"È chiaro perciò - continua la nota - che tale contrazione non potrà trovare spazio nel nostro ordinamento qualora il fine del legislatore fosse di fatto quello di interdire completamente un’attività economica lecita. Ciò è quello che gli amministratori hanno dichiarato (liberare il Paese dalla “piaga” del gioco) e che con leggi come quella della Regione Piemonte hanno realizzato.
 
Attraverso norme che hanno avuto come effetto la realizzazione di un proibizionismo completo al gioco lecito si sono create situazionei in cui alcune realtà hanno subito la completa espulsione di attività economiche che, occorre forse ricordarlo, sono di per sé assolutamente lecite.
 
Già solo analizzando gli effetti, senza concentrarci ulteriormente sulla finalità del legislatore, che comunque non può essere considerata legittima, appare evidente quanto sbagliate siano tali normative che prescindendo da qualsiasi analisi ragionevole e da ogni valutazione proporzionata delle situazioni di fatto si limitino a interdire a un intero comparto economico l’accesso al mercato a cui avrebbe diritto.
 
È per questi motivi che non si può che sperare in una pronuncia di incostituzionalità della legge in discussione che salvaguardando la libertà economica dei singoli possa ancora una volta limitare o perlomeno circoscrivere la portata dell’intervento regolatore dello Stato.
 
Perché se oggi il nemico pare essere il gioco d’azzardo non si deve ignorare che domani potrebbe toccare ad alcolici e tabacchi per finire poi dopodomani chissà dove facendo regredire il Paese a forme di illiberalismo economico caratteristiche della prima metà del secolo scorso".
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