Il gioco con vincita è vietato ai minori di 18 anni e può causare dipendenza. Consulta probabilità di vincita su www.aams.gov.it
Log in

Gap, Troiano: 'Iniziative concrete da Governo su salute mentale'

  • Scritto da Redazione

In commissione Affari sociali della Camera risoluzione dei deputati M5S, prima firmataria Francesca Troiano, su gioco d'azzardo patologico e salute mentale.

I deputati Troiano, Di Lauro, D’Arrando, Massimo Enrico Baroni, Bologna, Lapia, Lorefice, Mammì, Menga, Nappi, Nesci, Provenza, Sapia, Sarli, Sportiello, Trizzino, Leda Volpi, Del Monaco, Iovino, Boldi, Foscolo, Panizzut, Locatelli, Tiramani, Lazzarini, De Martini, Ziello, Giordano, Giovanni Russo (M5S) hanno presentato una risoluzione in commissione Affari sociali sulla salute mentale e in particolare sulle patologie legate al gioco.

“Negli ultimi anni – spiega Francesca Troiano, prima firmataria - si stanno ulteriormente approfondendo le ricerche sui disturbi legati all’ansia e alla depressione, sui disturbi alimentari (a partire da bulimia e anoressia), sui disturbi pervasivi dello sviluppo, sui disturbi dello spettro autistico, sulle dipendenze da sostanze, da gioco d’azzardo patologico, e da nuove forme di dipendenza tra cui le dipendenze tecnologiche e altro.
 
“La prevenzione e la diagnosi precoce sono strumenti che possono, più di tutti, contrastare l’insorgere di malattie psichiche e contrastarne lo sviluppo e la degenerazione, in particolare nelle primissime fasi della vita, quando il soggetto inizia a formare la propria personalità, e durante l’adolescenza, che rappresenta un periodo di particolare fragilità e cambiamento. Proprio in ragione di ciò, la funzione dell’assistenza psicologica è di grande utilità se inserita all’interno delle strutture scolastiche, ove, salvo rare eccezioni, vivono la propria quotidianità la totalità di giovani e giovanissimi del nostro Paese: ciò consentirebbe interventi mirati a prevenire e correggere disturbi psichici durante le fasi più delicate della crescita, sfruttando un’infrastruttura ben radicata e funzionante su tutto il territorio nazionale come il sistema scolastico italiano.
 
Risulta assente uno strumento omogeneo sul territorio nazionale che si occupi di intercettare e attivare correttamente i percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (Pdta) in sede emergenziale-ospedaliera e che possa trattare e fare un corretto invio dei casi che necessitano contestualmente di un intervento urgente anche in regime ambulatoriale, e che non possano soggiacere alla lista d’attesa, ovvero dei casi in cui non è possibile avvalersi dei posti letto nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura (Spdc).
 
In diverse situazioni l’utilizzo di personale sanitario non corrisponde con quello ad alta formazione specialistica iscritta alle sezioni corrette dei competenti ordini professionali in materia di salute mentale. La legge 29 luglio 1975, n. 405, istitutiva dei consultori familiari, ha anche lo scopo di assicurare, nell’ambito del servizio di assistenza alla famiglia, l’assistenza psicologica e sociale per i problemi della coppia e della famiglia, anche in ordine alle problematiche minorili. 
 
È una delle leggi del nostro Paese che più contraddistingue il livello di civiltà del nostro sistema sanitario e socio sanitario che, quasi incredibilmente, era riuscito ben oltre 40 anni fa ad istituire dei presidi territoriali di assistenza e sostegno alle famiglie; la rete dei consultori, così come concepita dal legislatore del 1975, appare dunque il luogo ideale per una corretta presa in carico di molte psicopatologie correlate al ciclo dell’età evolutiva, anche nell’ottica di una efficacie prevenzione”.
 
La commissione Affari sociali impegna il Governo “ad adottare iniziative per rimuovere qualsiasi forma di discriminazione, stigmatizzazione ed esclusione nei confronti delle persone con disagio e disturbo mentali, promuovendo l’avvio di una campagna nazionale di comunicazione coordinata dal Ministero della salute; ad aggiornare, al fine di garantire l’effettiva tutela della salute mentale quale componente essenziale del diritto alla salute, i livelli essenziali di assistenza di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, includendo uno specifico riferimento ai percorsi di cura individuali in una prospettiva di presa in carico della persona nel complesso dei suoi bisogni, per una piena inclusione sociale, secondo i principi della 'recovery' e sulla base di un processo partecipato volto alla condivisione delle scelte di cura; ad assumere iniziative per adottare un nuovo piano nazionale per la salute mentale, includendovi interventi, azioni e strategie finalizzati alla promozione della salute mentale, alla prevenzione e alla diagnosi precoce del disagio e dei disturbi, oltre che al contrasto della discriminazione e delle violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali; a promuovere la seconda conferenza nazionale per la salute mentale, per un confronto vero sulle condizioni del sistema di cura per la salute mentale, dal quale uscire con un rinnovato impegno per dare piena e concreta attuazione ai princìpi della legge n. 180 del 1978, a partire dal diritto alla tutela della salute mentale e dai diritti di cittadinanza, così come indicato dall’articolo 32 della Costituzione.
 
Ad adottare le iniziative di competenza per verificare il rispetto della normativa in materia di trattamento sanitario obbligatorio in modo tale che vi sia uniformità di trattamento e di applicazione di questo istituto nei riguardi delle persone con disturbo mentale.
 
Ad adottare iniziative per assicurare, in collaborazione con le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nell’ambito della programmazione e dell’organizzazione dei servizi sanitari e sociali, la risposta ai bisogni di cura, di salute e di integrazione sociale attraverso un approccio multisettoriale e intersettoriale, al fine di favorire l’inclusione nelle attività del territorio, promuovendo l’uso del budget di salute come strumento di integrazione sociosanitaria, a sostegno dei progetti terapeutico-riabilitativi individualizzati nei confronti di coloro che si trovino in condizioni di disabilità fisica o psichica tale da rendere necessari gli interventi sociosanitari integrati previsti all’articolo 3-septies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, inserito dall’articolo 3 del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229.
 
A considerare, come dichiarato dallo stesso ministro della salute in data 13 ottobre 2018, la salute mentale quale obiettivo prioritario nell’ambito del piano nazionale prevenzione definendone, inoltre, adeguate risorse, in sede di riparto della disponibilità finanziarie per il servizio sanitario nazionale, visti anche i livelli essenziali di assistenza, da destinare alla tutela della salute mentale; ad assumere iniziative, per quanto di competenza, volte a potenziare e riqualificare, sul territorio nazionale, l’attività dei consultori familiari, potenziandone gli interventi sociali a favore delle famiglie, promuovendone il ruolo nell’integrazione sociosanitaria e ampliandone le funzioni, includendovi anche l’assistenza psicologica e sociale alle famiglie, con particolare riferimento al sostegno delle responsabilità genitoriali, alla presenza di disabilità o di patologie gravi, alla protezione dei minori e del loro corretto sviluppo psico-fisico, alla promozione di iniziative di prevenzione e di tutela in caso di violenze, maltrattamenti e abusi sessuali, alla mediazione familiare in caso di conflittualità nel nucleo familiare e alla prevenzione e il trattamento delle patologie e delle situazioni di disagio mentale; ad assumere iniziative, per quanto di competenza, per implementare i servizi territoriali in un’ottica di prevenzione del disagio, mediante l’attivazione di percorsi di sensibilizzazione e informazione con l’intervento di figure professionali adeguate, come ad esempio gli psicologi della salute, potenziando azioni di ascolto e aiuto alle persone con disagio o disturbo mentale e alle loro famiglie, attraverso l’istituzione di percorsi o reti di ascolto, anche domiciliare.
 
A mettere in campo iniziative concrete volte a far fronte alle drammatiche differenze nell’accesso alle cure e ai servizi forniti dai dipartimenti di salute mentale nelle varie regioni, a tal fine prevedendo l’inclusione di un set di indicatori specifici nei principali strumenti di valutazione del servizio sanitario nazionale, attraverso i quali monitorare l’impegno delle regioni nel superamento delle eventuali disuguaglianze evidenziate.
 
Ad attivare presso il ministero della salute una funzione di coordinamento per la tutela della salute mentale nelle condizioni di privazione della libertà personale e per la prevenzione e gestione delle misure di sicurezza detentive derivanti da infermità psichiche, al fine di assicurare gli interventi di monitoraggio, indirizzo e supporto per il raggiungimento degli obiettivi fissati della legge 30 maggio 2014, n. 81, in raccordo con il Comitato paritetico interistituzionale di cui all’articolo 5, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° aprile 2008”.

 

 

Share

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.