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Bando bingo, Marcotti e Barbieri: 'Serve riordino uniforme sul territorio'

  • Scritto da Redazione

Il presidente di Federbingo, Italo Marcotti, e il presidente dell'Ascob, Salvatore Barbieri, commentano a Gioco News la pronuncia del CdS sul bando per il bingo.

 

Dopo la decisione del Consiglio di Stato di sospendere il parere chiesto dal ministero dell'Econonomia e delle finanze sul bando per il bingo, richiedendo "adeguati approfondimenti" all’Agenzia delle dogane e dei monopoli e allo stesso ministero, arrivano i commenti di Italo Marcotti, vice presidente di Sistema Gioco Italia e presidente di Federbingo, e di Salvatore Barbieri, presidente dell'Ascob - Associazione concessionari bingo, raccolti da Gioconews.it.

“Il Consiglio di Stato – afferma Italo Marcotti - ha evidenziato, chiedendo ad Adm adeguati approfondimenti, quanto più volte espresso dalla Federbingo negli incontri a carattere politico ed istituzionale negli ultimi anni. 
Procedere all'attivazione di un bando concessorio prescindendo dal riordino della normativa territoriale equivale alla cancellazione dell'attuale rete di raccolta e verrebbe valutato dal mercato come un esplicito invito agli attori a non partecipare alla gara. 
È infatti evidente come l'attuale modello di raccolta non possa essere compatibile con le schizofreniche normative locali, le quali risultano essere spesso non utilizzate per limitare la raccolta ma bensì per vietarla.
Quanto possiamo leggere è pertanto da accogliersi come una posizione di corretta valutazione della realtà da parte del Consiglio che invita l'amministrazione a chiarire come il proposto bando possa evitare l'effetto espulsivo".
 
 
"Appare chiaro un altro valore, ovvero che il Consiglio ha riconosciuto che la stratificazione normativa che oggi mina il mercato a carattere nazionale sia un'oggettiva limitazione alla raccolta, una variabile diventata costante, il rigetto del diritto concessorio.
Il vero tema è: cosa succederà nel frattempo? L'attuale assetto di Governo non è certamente favorevole al settore del gioco pubblico (oserei dire 'del gioco legale'), ed immaginare un riordino con tale presupposto è un esercizio che apre scenari certamente poco favorevoli agli operatori.
Il tempo è una variabile fondamentale perché le norme regionali, prime fra tutte Piemonte, Emilia Romagna e Puglia, stanno di fatto azzerando la rete legale a favore dell'offerta irregolare ed illegale.
L'accordo Stato-Regioni prevede un riordino concertato, uniforme sul territorio, ma nel rispetto delle normative locali, un assetto che potrà essere disegnato solo mettendo nero su bianco iniziative ispirate da vivace fantasia.
Ovviamente il riordino dovrà affrontare anche la tematica del gettito erariale, ovvero, teorizzare una rete più concentrata e meno capillarizzata equivale ad una riduzione dell'offerta e quindi del reperimento di risorse erariali.
Dove verranno trovate le coperture sarà un tema spinoso per i tecnici del Mef soprattutto alla luce del fatto che se non verranno disinnescate le normative regionali il bilancio dello Stato vedrà materializzarsi una voragine e con essa un rilevante problema occupazionale”, evidenzia Marcotti.
 
 
“Ci aspettavamo che il Consiglio di Stato sospendesse la pronuncia del parere richiesto da Mef e Adm. Senza avere una normativa nazionale non è possibile la pubblicazione di un bando”.
Queste le parole di Salvatore Barbieri, presidente dell'Ascob - associazione concessionari bingo.
“La politica – continua Barbieri - deve regolamentare un settore che attualmente ha una regolamentazione frastagliata, solamente a livello locale. Ogni Comune agisce per proprio conto e magari a un centinaio di metri ce n'è un altro che adotta tutta un'altra strategia.
L'imprenditore che partecipa a una gara nazionale non sa come muoversi. La politica ha due strade da percorrere: o normare il gioco, o vietarlo. Quest'ultima è la strada più corta.
Non si può pubblicare un bando senza aver legiferato, sarebbe una truffa ai danni degli imprenditori”.
 
“Per quanto riguarda il bingo – spiega Barbieri - non viene citato nel bando il posizionamento delle sale, a livello regionale, tenendo in considerazione la popolazione.
La questione, infatti, è: quante sale può avere un operatore? La concentrazione può essere nelle mani di un solo operatore? Nel bando non ci sono regole chiare e i piccoli imprenditori sono quelli più penalizzati”.
 
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