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Pubblicità gioco: linee guida Agcom, scaduti i termini per ricorso al Tar

  • Scritto da Fm

Sono ampiamente scaduti i termini per impugnare davanti al Tar Lazio le linee guida dell'Agcom sul divieto di pubblicità al gioco come ipotizzato dal vice premier Luigi Di Maio.

"Stiamo valutando un ricorso al Tar", ha affermato nella serata di ieri, 30 luglio, il vice premier Luigi Di Maio, riferendosi alle Linee guida sulle modalità attuative del divieto di pubblicità del gioco definite dall'Agcom, dopo un serrato botta e risposta con il presidente Marcello Cardani.

Ma, stando a quanto c'è scritto in calce alla delibera, recante la data del 18 aprile, i termini per presentare tale ricorso sono ampiamente scaduti. 


In fondo al testo infatti si legge: "La presente delibera è pubblicata sul sito web dell’Autorità e può essere impugnata entro il termine di sessanta giorni dalla sua pubblicazione innanzi al Tar del Lazio". 

L'altra ipotesi sul tavolo ventilata da Di Maio è quella di fare un "decreto legge che blocchi le linee guida", da lui definite "contro quella legge".

Un'ipotesi "fattibile" secondo il legale esperto di gaming Stefano Sbordoni, intervistato da Gioconews.it.
"Si può fare, ovviamente se il Consiglio dei ministri lo approva, e poi deve passare anche al vaglio del presidente della Repubblica. Teoricamente con decreto legge si può fare qualsiasi cosa, si spera che venga rispettata la Costituzione, visto che da tempo ormai vengono varate norme insostenibili. Ma, in fondo, per il Governo vorrebbe dire ammettere implicitamente un ulteriore fallimento".
 
"Non scordiamo poi che l'Agcom è un'autorità indipendente, quindi è alquanto discutibile che il Governo tenti di torcere l'amministrazione a proprio favore, secondo i propri programmi. Un po' come ha fatto con l'Istituto superiore di sanità, con le critiche allo studio epidemiologico sul gioco patologico presentato lo scorso ottobre, ritenuto dai 5 stelle "esempio di un metodo sbagliato che rivela conflitti d’interessi". Ora la soluzione qual è? Rimuovere i vertici e sostituirli con persone di loro 'fiducia', che chinino la testa a progetto campati per aria e a loro piacimento", rimarca Sbordoni.
 
 
L'ultimo strale del legale è rivolto agli esponenti del Partito democratico, dopo che la deputata Elena Carnevali ha presentato una interrogazione a risposta orale al ministro dell'Economia, Giovanni Tria sulle linee guida dell'Agcom sul divieto di pubblicità e sulla riforma del gioco legale al vaglio del Governo.
"Ad aumentare la tristezza della vicenda ci sono i parlamentari del Pd che inseguono al rialzo queste follia, alla ricerca di ipotetici consensi".
 
 
LE REAZIONI DELLA POLITICA - All'indomani delle ipotesi di "ribaltamento" delle linee guida dello'Agcom avanzate da Di Maio, arrivano nuovi commenti politici. "Le linee guida dell'Agcom non piacciono a Di Maio e al M5S. Non a caso la lotta all'azzardo, una costante della campagna elettorale dei grillini, è parte integrante de decreto Dignità e fin dall'inizio della legislatura lo stesso vicepremier ha legato la sua immagine a questo specifico obiettivo. Ma l'Agcom dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) ha surrettiziamente rilanciato una sorta di alleanza con i grandi concessionari, aggirando le norme che fondano il divieto di pubblicità previsto nel decreto Dignità", afferma la senatrice Paola Binetti (Udc). "Il presidente di Agcom, Angelo Marcello Cardani, non nega questo punto essenziale, ma si giustifica dicendo che bisogna rispettare tutti. Concretamente afferma di aver provato a tenere insieme e dare un senso a differenti disposizioni di legge, sforzandosi di rendere efficace il divieto introdotto dall’art. 9 del d.l. n. 87/2018. E fin qui è possibile perfino essere d'accordo con lui, se si tiene conto della complessità del nostro sistema normativo, in cui c'è di tutto e di più, dal momento che quasi mai le nuove norme aboliscono le precedenti, creando un groviglio di contraddizioni da cui sembra quasi impossibile venire fuori! Ma la cosa più grave Cardani la dice parlando della sua proficua interlocuzione con l’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Si dice infatti dispiaciuto che il ministro dello Sviluppo economico utilizzi l’Autorità e il suo operato per lanciare messaggi politici e personali. In realtà con queste parole il presidente dell'Agcom rivela l'ennesima linea di frattura all'interno del governo tra Di Maio e Tria, tra il Mise e il Mef. In realtà Di Maio dovrebbe interpellare il suo collega del Mef per capire come stiano davvero le cose, perché da sempre il vero grande sponsor dell'azzardo in Italia è sempre stato lui, il potente ministro dell'economia e delle finanze. Non a caso l'Agenzia dei monopoli dipende dal Mef e la legalizzazione del gioco d'azzardo è stata voluta per fare cassa e ottenere risorse da una fonte che sembra illimitata e che si nutre dei sogni e delle ingenuità di chi crede di poter vincere ciò che non riesce ad ottenere altrimenti. L'Agcom sembra ignorare che potente macchina di pubblicità e di seduzione sia l'informazione dell'attuale montepremi del Superenalotto, giunto a circa 200 milioni! Quando l’Agcom scrive che non sono da considerarsi pubblicità le informazioni sulle vincite realizzate in determinati giochi e in determinati punti vendita mostra di conoscere ben poco la mentalità del giocatore abituale, che rincorre la vincita come se fosse una sorta di droga immateriale. Evidentemente l'indipendenza della Agenzia delle comunicazioni mostra di sapere troppo poco della dipendenza del giocatore e comunque Di Maio farebbe bene a sentire il suo collega Tria prima di prendersela con il 'povero' Cardani!".
In una nota, Maria Elena Boschi (Pd) sottolinea: "Il ministro Di Maio continua ad attaccare le autorità indipendenti, dimostrando di non conoscere l'abc delle regole istituzionali. Dopo aver scelto un ministro in carica come presidente di Consob e aver spinto Cantone alle dimissioni, oggi è toccato all'Agcom, tanto da chiedere le dimissioni del suo presidente Cardani. Ora, non solo il ministro non ha il minimo rispetto dell'indipendenza dalla politica delle authorities, ma non sa nemmeno che il presidente ha già terminato il proprio mandato e spetta al Parlamento sostituirlo. Di Maio non addossi all'Agcom responsabilità che sono solo del suo governo, incapace di scrivere delle buone leggi da applicare".
 
 
ROMANI (CISL): "NON TOCCARE INDIPENDENZA DELLE AUTHORITIES" - “L’indipendenza delle authorities è una garanzia per i cittadini e non va toccata. Le dichiarazioni del vice premier Di Maio in merito alla richiesta di dimissioni dei vertici dell’Agcom, al di là della questione che le ha istigate, configurano un’idea di supremazia sulle autorità che è irrispettosa dei più elementari principi di autonomia senza i quali la vigilanza non potrebbe essere in alcun modo esercitata e la democrazia del Paese sarebbe inevitabilmente mutilata”. Lo dichiara in una nota il segretario confederale della Cisl, Giulio Romani. “Quanto al merito della questione, pur condividendo l’intento di impedire la pubblicità del gioco d’azzardo, ci domandiamo cosa effettivamente stia facendo il Governo per limitarne la diffusione, rinunciando ai relativi introiti fiscali e se lo stesso Governo abbia dato risposte alle perplessità sull’effettiva applicabilità della norma, a suo tempo sollevate dall’Agcom stessa”.

 

 
 
CODACONS: "PRESIDENTE AGCOM SI DIMETTA" - Dimissioni immediate del presidente dell’Agcom, Marcello Cardani e procedimento disciplinare contro gli autori materiali delle direttive dell’Autorità che mirano a bloccare il divieto di pubblicità ai giochi. A chiederlo il Codacons, a seguito delle linee guida varate dall’Autorità per le comunicazione, che, come noto, sono state pubblicate il 18 aprile, ma solo adesso stanno suscitando polemiche e commenti. “Dopo l’esposto presentato nei giorni scorsi contro l’Agcom per istigazione al gioco d’azzardo crediamo che ora il presidente Cardani debba dimettersi – spiega il presidente Carlo Rienzi – La presa di posizione dell’Autorità in fatto di giochi è un intervento a gamba tesa contro il Parlamento e a favore della lobby dell’azzardo, e rischia di avere ricadute economiche enormi per il paese, considerati i costi sociali della ludopatia in Italia”. Il Codacons chiede inoltre alla Presidenza del Consiglio di avviare un procedimento disciplinare contro gli autori materiali delle direttive dell’Agcom che, a loro dire, mirano a bloccare il divieto di pubblicità ai giochi, accertando se il loro comportamento abbia violato le normative vigenti e possa essere sanzionato.
 
 
 
 
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