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Tra elezioni e manovra: i giochi del governo e la crisi nella crisi

  • Scritto da Alessio Crisantemi

Dopo il voto servirebbe almeno un mese prima di formare un nuovo governo: troppo in vista della Manovra, che preoccupa l'industria, e non solo.

Un nuovo governo non s'ha da fare. O, almeno, l'opzione sembra essere troppo pericolosa per essere percorsa visto che, calendario e calcolatrice alla mano, la costituzione di una nuova maggioranza rischierebbe di compromettere i lavori di preparazione della manovra 2020 che rappresenta il provvedimento più importante e attesa da vagliare. Per il bene e il futuro del nostro paese. Nel caso in cui si dovesse tornare alle elezioni, infatti, ci vorrà più di un mese prima di ratificare formalmente il nuovo Esecutivo. Ciò significa che rimarrebbe, nella migliore delle ipotesi, poco più un mese per scrivere la manovra. E negli ultimi anni nessuna finanziaria è diventata legge in così poco tempo. Un rischio troppo grande da correre, per qualunque esecutivo e per il paese in generale. Soprattutto di questi tempi, con il macigno rappresentato dall'aumento dell'Iva già predisposto dalle precedenti Manovre che tutti vorrebbero evitare e i riflettori puntati dalla Commissione europea.

Per questo, anche se ancora non si sa come finirà questa crisi di governo, è comunque lecito ipotizzare degli scenari stando agli inevitabili tempi tecnici di cui non potrà non tenere conto anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e prima di lui, il Parlamento. E' infatti certo che la eventuale data del voto anticipato dovrà essere decisa almeno 60 giorni prima: restringendo le possibilità del primo giorno utile per le urne almeno a domenica 27 ottobre. L'altra certezza è poi racchiusa nei tempi successivi al voto, visto che ci vorranno, nella migliore delle ipotesi, cioè nel caso in cui dovesse emergere fin da subito una netta maggioranza vincitrice delle elezioni, almeno 30 giorni per insediare un nuovo premier a Palazzo Chigi. Questo significa che per dare l’ok alla manovra 2020 si avrà poco più un mese di tempo prima della scadenza del 31 dicembre. Come mai accaduto prima.
 
L'ITER E I PRECEDENTI - Di solito la legge di bilancio è licenziata dal consiglio dei ministri il 15 ottobre, per poi essere presentata alle Camere tra fine ottobre e inizio novembre. Da qui, dopo un primo passaggio in una delle due Camere, dove viene modificata, passa all’altra dove in genere subisce ulteriori modifiche; per poi tornare “blindata” alla prima Camera sotto Natale per ottenere l’ok definitivo. Un iter che in genere richiede circa due mesi e mezzo. L'unica eccezione si è avuta nel 2016, quando per mettere in sicurezza i conti in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre e di una possibile crisi di governo (che poi arrivò, come annunciato) la manovra fu approvata dal consiglio dei ministri il 15 ottobre e presentata alla Camera il 29 ottobre 2016; ottenendo l’ok da Montecitorio il 28 novembre per poi tornare blindata al Senato e ottenere il via libera definitivo il 7 dicembre. In ogni caso, comunque, ci sono sempre voluti quasi due mesi.
 
COSA PUO' ACCADERE – Tenendo conto di tutte queste valutazioni temporali e della necessità, al contrario, di dare la maggiore stabilità possibile al paese in vista della manovra, è lecito pensare che la politica compia (stavolta) un gesto di responsabilità, probabilmente anche su spinta del Quirinale. Cercando di raggiungere un qualche tipo di accordo per arrivare almeno a fine anno e all'approvazione di una manovra per mettere al sicuro i conti pubblici. Le ipotesi che dovrà vagliare il capo dello Stato potrebbe quindi essere quella di un governo del presidente o di un rimpasto e non a caso Matteo Salvini, promotore della crisi, ha fatto sapere di essere al lavoro per avviare al più presto delle consultazioni lampo, come pure il collega Luigi Di Maio. Mentre il Parlamento è chiamato ad esprimersi nella giornata di oggi. E intanto gli italiani sperano nella soluzione che possa rivelarsi più indolore possibile per il paese, guardando con timore soprattutto all'aumento dell'Iva. A sperare doppiamente in un qualche cambiamento in positivo è anche (e soprattutto) l'industria del gioco pubblico, alle prese con una battaglia senza tregua condotta dall'attuale esecutivo nei confronti del settore e sottoposta a continue minacce anche per il prossimo e immediato futuro. Con una duplice preoccupazione data anche dalla stessa Manovra tenendo conto che ogni volta che bisogna generare nuove entrate, la soluzione governativa passa sempre per un rincaro delle accise sui giochi o nella creazione di nuovi balzelli. E stavolta non sembrano proprio esserci più margini di azione. 
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