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Disbrigo degli affari correnti: ecco cosa può fare (e non) il governo uscente

  • Scritto da Ac

Il Quirinale ha indicato che il governo dimissionario potrà “curare il disbrigo degli affari correnti”: ecco cosa vuol dire e cosa comporta.

 

Il Presidente della Repubblica, prendendo atto delle dimissioni del premier Conte, ha indicato che il governo uscente potrà “curare il disbrigo degli affari correnti”. Dando, in questo modo, continuità, in attesa di individuare la nuova maggioranza. Questo perché il paese non può mai restare senza un esecutivo in carica. Ma cosa può fare, in pratica, il governo guidato da Giuseppe Conte in attesa del nuovo? Una domanda a cui ha risposto su IlSole24Ore Massimo Luciani, ordinario di diritto pubblico alla facoltà di Giurisprudenza della Sapienza a Roma, indicando che la definizione di affari correnti prevede “la tutela dell’interesse nazionale e il motore a regime minimo del governo, al quale sono precluse scelte strategiche”. Per una questione di “correttezza istituzionale”. Anche se i due principi possono anche entrare in contraddizione, come nel caso del nome da indicare alla Ue per l’incarico di commissario europeo entro il 26 agosto. “Una decisione politicamente rilevante” “ineludibile da parte del governo Conte”, secondo il docente.

L’espressione affari correnti non ha una definizione giuridica vincolante. “Si riempie di contenuto a seconda della prassi e delle necessità del momento”. In linea generale si “tratta non solo della ordinaria amministrazione ma anche della risposta a eventi straordinari come è il caso un sisma che rende indispensabile l’adozione di un decreto legge”. Così pure rientra nella definizione di affari correnti la “presentazione di un disegno di legge di conversione di un decreto legge in scadenza” o “l’adozione un decreto legislativo, soprattutto nel caso in cui la delega è in scadenza”.
Il governo non può comunque dare attuazione al suo programma di governo o implementare grandi scelte strategiche. E' quindi evidente che, in questa fase di transizione, non potrà certo compiere riforme, ivi compresa quella annunciata (ma mai discussa) di Riordino del gioco pubblico. Anche per via della nozione di “affari correnti” decisamente troppo scivolosa per poter stabilire con precisione che cosa ci rientri e cosa no.
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