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Governo: giornate decisive e l'azzardo torna in voga

  • Scritto da Ac

Giorni decisivi per il governo “giallorosso” su cui è al lavoro il premier incaricato Giuseppe Conte: molti i fronti aperti in vista a cominciare dal voto, e l'azzardo torna attualità.

 

Non c'è soltanto una questione – per niente banale – sui temi che dovranno essere tradotti in un programma di governo concreto e definito, ma soprattutto condiviso, tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. A preoccupare di più le due forze politiche è forse il risultato della consultazione tra gli iscritti M5S, che i Dem continuano a considerare un problema: ma forse non solo loro, con i rappresentanti del Movimento che puntano alla costituzione del nuovo Esecutivo, probabilmente altrettanto timorosi, per via del rischio di poter vedere saltare il tavolo difficilmente costruito in queste settimane. Non è un caso che a intervenire sul punto sia anche il “papà” del Movimento scrivendo: “Di Maio lasci perdere i venti punti della Standa e guardi al bello di poter cambiare le cose”. Un messaggio più che positivo, ma anche particolarmente apprezzabile (oltre che auspicabile, verrebbe da dire, anche guardandolo dal gioco pubblico, visto che il comparto è stato espressamente citato proprio nei venti punti proposti dai 5 Stelle), perché proveniente dal fondatore e garante del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo. Vale a dire, il primo degli scettici, fino a qualche tempo fa, quando si trattava di dover dialogare con il Partito Democratico, al punto di aver fatto naufragare personalmente i precedenti tentativi di avvicinamento, incontrando dapprima Pierluigi Bersani e poi Matteo Renzi, che si sono succeduti nel tempo alla guida dei Dem.

Altri tempi, a quanto pare, visto che adesso la strada sembra percorribile e la possibile intesa ormai vicina. Almeno fino a prova contraria. La quale, però, potrebbe ancora arrivare visto che il Movimento ha deciso proprio di “mettere alla prova” la possibile intesa, mettendola cioè ai voti della base, attraverso una votazione che avverrà mediante la solita piattaforma Rousseau, dalle quale ha avuto inizio l'avventura politica dei grillini. Il voto avverrà domani – martedì 3 settembre – dalle 9 alle 18, con i militanti M5S chiamati a dare il loro gradimento all'alleanza rispondendo al quesito: “Sei d'accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?”, con il programma di governo che sarà consultabile online dagli iscritti. Anche se non è ancora chiaro quale programma verrà resto consultabile, visto che nel blog dl Movimento si fa riferimento al “programma di governo negoziato con il Partito Democratico”. Quindi, con tutta probabilità, si fa riferimento a quello consegnato da Dem e M5S al premier Conte, costituito da 10 punti e non dai famigerati 20 di Di Maio, dove ha trovato posto anche l'azzardo.
Anche se il vero “azzardo”, sembra essere proprio quello del Capo politico del Movimento, Luigi di Maio, visto che la mossa politica ha destato dubbi da tutte le parti. Oltre alle parole del fondatore Grillo, anche il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, notoriamente vicino alle posizioni dei grillini, ha definito “incomprensibile” l'ultimatum lanciato venerdì scorso al Pd, di fronte ai nuovi venti punti, in un editoriale particolarmente esplicito dal titolo: “Ma che volete di più?”.
 
I POSSIBILI SVILUPPI – Per il momento, quindi, il futuro sembra essere appeso all'esito del voto della base grillina, che il Movimento ha voluto ripristinare nonostante ad aprile scorso il sistema Rousseau fosse stato sanzionato dal Garante della Privacy, in quanto non garantiva né la sicurezza e né la segretezza del voto degli iscritti, il cui risultato può essere manipolato - senza lasciare traccia - dagli amministratori del sistema. La Casaleggio Associati ha assicurato di avere adottato alcune migliorie mirate a garantire la libertà e la segretezza del voto. Tuttavia rimangono i dubbi sull'uso di uno strumento su cui, come rileva il Garante "sono state evidenziate persistenti criticità" e che potrebbe essere condizionante per il futuro del Paese. Invece, non solo si vota lo stesso, ma il verdetto sarà anche politicamente decisivo, con Casaleggio che ha fatto sapere: "Se il voto su Rousseau va male, ne trarremo le conseguenze". Concetto rimarcato anche dal capogruppo al Senato Stefano Patuanelli: "Se la piattaforma dice no, Conte si adegui". 
Per questo, nelle ultime ore, cresce l'attesa, anche rispetto al vertice a tre tra Conte, Di Maio e il segretario dem Nicola Zingaretti, già previsto per domenica ma poi slittato a data da destinarsi. Altro indizio che la distanza tra i due partiti è ancora molta. Eppure nel fine settimana dopo il vertice dei capigruppo con il premier incaricato andato in scena sabato a palazzo Chigi, i pentastellati erano usciti sostenendo di aver incassato le rassicurazioni che cercavano su alcuni punti ritenuti cruciali. E lo stesso anche i rappresentanti Dem. Ma il vero terreno di scontro è sui ministeri. I nodi politici ancora da sciogliere partono proprio dal vicepremierato. Su questo fronte, dopo un appello di Beppe Grillo a non parlare più di posti, il Pd si è allineato compatto sulla proposta di Dario Franceschini che ieri ha chiesto un governo senza vicepremier per “far decollare” l'esecutivo.
 
RIPARTE IL TOTOMINISTRI – Nel drattempo, dunque, è ripartito anche il totoministri. Ieri il premier Conte ha ribadito di non volere un esecutivo solo al maschile e di conseguenza i nomi che circolano nelle ultime ore vedono più donne in lizza per le poltrone ministeriali. Al Viminale salgono infatti le quotazioni di Luciana Lamorgese, ex prefetto di Milano. Vengono accostati alla poltrona che è stata di Matteo Salvini anche i nomi dell'attuale capo della Polizia Franco Gabrielli, quello del suo predecessore Alessandro Pansa o dell'ex capo dell'Anac Raffaele Cantone. In discesa un altro prefetto, Mario Morcone.
Per il ministero del Lavoro si parla di un'altra donna, Teresa Bellanova, già sottosegretaria per questo stesso dicastero. In alternativa Giuseppe Provenzano, che però potrebbe essere dirottato verso le Politiche giovanili.  Mentre alla Cultura potrebbe andare la renziana Anna Ascani, vicepresidente Pd.
Nel caso Di Maio diventi anche vicepremier, a lui potrebbe andare il nuovo ministero per il Sud. Altrimenti il leader M5s è papabile per la Farnesina. Alla Giustizia potrebbe essere riconfermato l'attuale ministro Alfonso Bonafede. All'Economia la riconferma di Giovanni Tria sembra poco probabile. In questo caso si parla di tecnici: Carlo Cottarelli, Daniele Franco, ex ragioniere dello Stato, e Dario Scannapieco, ex vicepresidente della Bei.
All'Istruzione potrebbe il senatore cinquestelle Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia. Mentre per lo Sviluppo economico si fa il nome di Stefano Buffagni, attuale sottosegretario alla presidenza. Per gli Affari europei spunta la candidatura di Gian Paolo Manzella, assessore allo Sviluppo della Regione Lazio.
 
I GIOCHI SULLA MANOVRA – Al di là delle votazioni e delle poltrone, però, l'attenzione principale rimane tutta da dedicare alla prossima manovra economica. Per il comparto del gioco pubblico e non solo. Con il nuovo governo, qualunque esso sia, che dovrà giocare un'importante partita prima di tutto con la commissione Ue per sostenere la complessa manovra economica per il 2020. La quale, tuttavia, senza più l’ipoteca “flat tax” che voleva la Lega, si dovrebbe attestare ora tra i 30 e i 35 miliardi, compresi i 23,1 miliardi necessari per evitare gli aumenti dell’Iva e i 4-5 miliardi per spese indifferibili e rifinanziamenti obbligati.
Ma non sarà comunque facile riempire questo bacino. Anche per questo motivo, sia Pd che 5Stelle sperano tutti di ottenere da Bruxelles l’ok a una nuova tranche di flessibilità di 0,4-0,5 punti di Pil da sommare alla quota dello 0,18 percento di Prodotto interno per interventi contro il dissesto idrogeologico e il Ponte Morandi di Genova già utilizzata quest’anno e messa in conto per il prossimo dall’ultimo Def. In tutto si tratterebbe di 10-12 miliardi, più o meno un terzo delle coperture per la prossima legge di bilancio. E con tutta probabilità, la presenza di una componente Dem nel nuovo governo serve proprio per poter dialogare meglio con l'Europa, divenuta inevitabilmente ostile nei confronti del nostro paese dopo le politiche sovraniste sbandierate negli ultimi 15 mesi e non solo.
Tra le misure allo studio per la prossima manovra, al momento, non si parla di interventi sui giochi, anche se alcuni correttivi dovranno essere inevitabilmente posti in essere, per allineare scadenze imprescindibili. Ma non si parla – almeno per ora – di nuove risorse dal comparto. Nelle ipotesi oggi al vaglio dei tecnici di Pd e Movimento si parla invece di scuola e formazione, di lavoro e pensioni. Anche se resterà in vigore il reddito di cittadinanza (magari con un rafforzamento delle misure di politica attiva per incentivare di più, e meglio, il raccordo con il mondo del lavoro) ci dovrebbe essere un’ampia rivisitazione di quota 100, che dovrebbe esaurirsi nel 2021 e lasciare il posto ad altri strumenti, come ad esempio l’Ape social rafforzata. Oltre ad alcune correzioni al Jobs act, soprattutto sul versante crisi aziendali, visto che al Mise sono aperti oltre 150 tavoli relativi a grandi aziende che interessano più di 200mila lavoratori. Qui, tra le ipotesi su cui si starebbe ragionando, accanto al potenziamento delle politiche, è un irrobustimento dei sussidi, Cigs in testa (ridotta dalla riforma del 2015) ma che, a oggi, con l’esaurirsi della mobilità, rappresenta l’unico strumento di sostegno prima della perdita del posto di lavoro. Tra le crisi al vaglio, tra l'altro, c'è anche quella del Casino di Campione, per la quale si attendono da tempo soluzioni politiche.
Anche queste ultime tematiche, comunque, riguardano di certo anche le imprese del gioco pubblico visto che sempre di aziende si tratta: anche se spesso viene ignorato o dimenticato dalla politica, ma tant'è.
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