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Governo: aspettando Rousseau, il nuovo programma stavolta senza giochi

  • Scritto da Ac

Il Movimento 5 Stelle avvia le votazioni sul nuovo governo con il Pd sulla piattaforma proprietaria: nel programma condiviso sparisce la lotta all'azzardo.

 

Oggi è il giorno della verità per il costituendo governo “giallorosso”. Dopo il passo indietro di ieri del capo politico del Movimento, Luigi di Maio, che ha fatto sapere di poter rinunciare alla poltrona di vice premier (pur continuando a puntare a quella del Viminale), per poter mettere insieme la nuova maggioranza e permettere al premier incaricato di tornare al Quirinale per sciogliere la sua riserva e dare il via libero definitivo al nuovo Esecutivo manca soltanto l'approvazione formale da parte della base grillina. Nel modo tipico del Movimento, cioè attraverso il ricorso alla votazione elettronica tramite la tanto chiacchierata piattaforma Rousseau. Le votazioni sono aperte dalle 18 di questa mattina e si concluderanno alle 18, con i militanti chiamati ad esprimersi su un quesito molto netto: “Sei d'accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?”. Con la possibilità di consultare il programma di governo che i 5 Stelle intendono realizzare durante la legislatura corrente.

Solo che stavolta emerge un nuovo documento, diverso dai precedenti, in quanto rappresenta la “Bozza di lavoro che riassume le linee programmatiche” che il Presidente del Consiglio incaricato sta integrando e definendo. Nel testo, intitolato: “Linee di indirizzo programmatico per la formazione del nuovo governo” (consultabile in versione completa, cliccando qui), i punti sono diventati ora 26 e tra questi non c'è alcun riferimento (per ora) al gioco d'azzardo, a differenza della frase inserita tra i precedenti venti punti sbandierati da Di Maio e poi rimessi evidentemente in discussione anche in seguito all'intervento del padre fondatore del Movimento, Beppe Grillo.
E ora il paese rimane in attesa (e in ostaggio) del verdetto della piattaforma informatica e dei militanti del 5 Stelle. Con l'ipotesi di un abbandono delle trattative e del ritorno alle urne in caso di esito negativo. Anche se i vertici del partito di Grillo sembrano ottimisti, forse anche per la consapevolezza generale che un ritorno alle elezioni potrebbe sancire la scomparsa del Movimento. Sempre se non si voglia tornare ad abbracciare la Lega. Ma l'ipotesi sembra ormai sfumata. A dare fiducia anche l'endorsement del premier incaricato che nel suo discorso di ieri al Movimento ha parlato di una possibilità concreta per cambiare l'Italia.
 
LE PARTITE AI MINISTERI - Intanto la partita con i Dem prosegue spedita e sembrano ormai essersi trovate ampie convergenze anche sui nomi dei possibili ministri. Dopo che Nicola Zingaretti ha ottenuto la rinuncia da parte di Di Maio alla vice premiership, si ha un sostanziale riequilibrio della compagine governativa, con l’ipotesi di 9 ministeri ciascuno ai due azionisti maggiori più un ministero alla sinistra di Leu (Vasco Errani, Loredana De Petris o Rossella Muroni per la casella degli Affari regionali o della Sanità, qualora non dovesse essere confermata la pentastellata Giulia Grillo).
Con l'unico nodo da sciogliere rappresentato proprio dal Ministero degli Interni, dove i dem vorrebbero uno tra l’attuale capo della Polizia Franco Gabrielli e l’ex prefetto di Milano Luciana Lamorgese, con l'ulteriore ipotesi più “politica” di un nome del Pd, anche se Di Maio vorrebbe tenere per se quella poltrona, visto che il capo grillino sembrava puntare agli Esteri, dove pesa però la parola del Quirinale. Possibile quindi che si possa individuare per lui un posto alla Difesa.
Dario Franceschini potrebbe tornare a essere ministro della Cultura oppure ai rapporti con il parlamento. Mentre per gli Esteri avanza la candidatura di Andrea Orlando, mentre per l’ex premier dem Paolo Gentiloni ci sarebbero gli Affari europei, sempre se non venga scelto per fare il commissario Ue (gli altri nomi in corsa restano quelli di Enrico Letta e Roberto Gualtieri).
Anche perchè, come emerso nella serata di ieri, all’Italia potrebbe andare una delega importante come quella degli Affari economici. O in alternativa quella al Commercio (o alla Concorrenza, nel qual caso ieri si faceva nei Palazzi anche il nome dell’ex amministratore delegato di Vodafone Vittorio Colao).
Resta infine il nodo del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che il premier incaricato Giuseppe Conte vorrebbe scegliere tra gli uomini di sua fiducia (in pole Vincenzo Spadafora, in subordine Roberto Chieppa). In questo caso la delega ai servizi andrebbe a un democratico (Lorenzo Guerini, attuale presidente del Copasir).
Sulla questione del vicepremier, in corsa anche qui i soliti: Franceschini, Orlando, Graziano Delrio o Paola De Micheli i possibili candidati dem. Quanto all’Economia – Dicastero di riferimento per il mercato del gioco pubblico - resta forte l’ipotesi di un “tecnico” di alto profilo come l’ex direttore generale di Bankitalia Salvatore Rossi o Dario Scannapieco, proveniente dalla Banca europea di investimenti. Ma non è esclusa una soluzione politica in quota dem come quella di Gualtieri, anche se lascerebbe scoperta la postazione di presidente della commissione Bilancio dell’Europarlamento. Le Infrastrutture dovrebbero restare in quota M5s (Stefano Patuanelli), che richiede anche il Mise (Laura Castelli) in un braccio di ferro con il Pd (la De Micheli). Per il Lavoro dei dem corrono Delrio, Teresa Bellanova e Tommaso Nannicini.
 
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