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Emilia, operatori lanciano petizione: 'Prorogare effetti legge sul gioco'

  • Scritto da Fm

Utis - Unione totoricevitori italiani sportivi promuove petizione per chiedere a Giunta e Consiglio dell'Emilia Romagna di approvare proroga degli effetti della legge sul gioco.

 

Se in Piemonte il Partito democratico promuove una petizione contro la possibile modifica della legge vigente sul gioco, in Emilia Romagna i lavoratori del comparto ne lanciano un'altra – sempre sul sito change.org – per chiedere a Consiglio e Giunta un intervento netto per bloccare gli effetti della normativa, che dopo il 31 dicembre 2019 porterà anche alla chiusura dei corner di scommesse.

"È fondamentale che l'assemblea legislativa o la giunta regionale approvi una proroga degli effetti della norma, allineandosi alla quasi totalità delle Regioni che hanno prorogato in attesa di riforma statale organica o a quelle che non prevedono la retroattività, dando in sostanza seguito all'accordo Stato/Regioni del settembre 2017 siglato anche dal presidente Stefano Bonaccini", si legge nella petizione promossa da Utis - Unione totoricevitori italiani sportivi, in attesa della manifestazione del 3 dicembre

 

"Riteniamo pacifico il principio secondo cui la legge debba regolare per il futuro.
Saranno cosi evitate: chiusura per migliaia di piccole imprese, perdita di migliaia di occupati, alimentazione di circuiti illeciti in mano alla criminalità, alimentazione dei fenomeni ludopatici", evidenzia l'Utis.
Nella petizione quindi si fa il punto sul numero degli operatori colpiti dalla legge n.5 luglio 2013 e sue modifiche ed integrazioni, "che comporta la chiusura del 90 percento degli operatori attivi, facendo leva su un distanziometro di 500 metri da tutta una serie di luoghi sensibili comportando un palese effetto espulsivo del gioco dal territorio. Circostanza questa ultima che genera dei veri e propri espropri privi di naturale indennizzo".
 
UNA PERDITA DI 15MILA OCCUPATI - "Sono interessate alla normativa le seguenti categorie: 4600 tabaccai, 600 esercenti scommesse, 400 tra sale gioco e sale dedicate, 10mila bar e locali generalisti, 50 aziende di distribuzione macchine da intrattenimento, 20 sale bingo, 1000 proprietà edilizie che vedranno recedere regolari contratti di locazione, aziende collegate quali ad esempio: pulizie, forniture tecnologiche, vending, cancelleria, materie di consumo, consulenza del lavoro, consulenza contabile etc.
Tutto questo provocherà un danno occupazionale pari a circa 15mila unità, ma anche un danno da gettito erariale statale, regionale, comunale nonché una crescita dei costi per Naspi, reddito di cittadinanza etc.
Da sottolineare, inoltre, i numerosissimi ricorsi pendenti in carico ai Comuni inerenti il risarcimento delle categorie suddette nonché il danno da mancato guadagno dei concessionari che hanno ottenuto dallo Stato onerosi titoli autorizzatori", si legge ancora nella petizione.
 
 
IN CURA LO 0,0003 PERCENTO - I dati su cui gli organi regionali poggiano il provvedimento normativo sono i seguenti: circa 1200 soggetti in cura nei Sert regionali cioè lo 0,0003 percento dei 4.459.477 emiliano-romagnoli senza considerare i non residenti (studenti e lavoratori fuori sede).
I dati Sert-Serd sono consultabili sui siti Ausl regionali, i piu aggiornati sono quelli della provincia di Bologna con 194 casi nel 2018 (a fronte di 855mila maggiorenni dato Istat).
Percentuale di reddito spesa per giochi nel 2018  pari a 1,58 percento, che posiziona l'Emilia Romagna in tredicesima posizione.
Parliamo di una spesa pro-capite mensile di 36 euro. (dato Adm).
Analizzando le scommesse ad esempio parliamo di 16 euro di spesa annua procapite con payout pari all'85 percento del giocato (dato Adm).
Il divieto in oggetto alimenterà la criminalità nel settore e non servirà affatto a prevenire la ludopatia, anzi sposterà il soggetto problematico su diversi circuiti spesso illeciti aumentando a dismisura i reati di usura e minaccia aggravando per cui notevolmente il disagio sociale", conclude la petizione.
 
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