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L'Europa approva il Recovery Fund: 209 miliardi per risollevare l'Italia

  • Scritto da Ac

Il Fondo per la ripresa distribuirà sussidi per 390 miliardi e prestiti per 360, con oltre 200 per l'Italia: ma cosa cambia per il gioco pubblico?

 

Chi la dura la vince, recita l'antico adagio. Ma fino a un certo punto, potremmo aggiungere. O, almeno, così verrebbe da dire, commentando il risultato del (lungo) negoziato portato avanti dal governo italiano a Bruxelles sul Recovery Fund. Dopo quattro giorni e quattro notti di intense trattative, i Ventisette sono (finalmente) riusciti a trovare un accordo sul prossimo bilancio comunitario a cui è associato il già celebre “Fondo per la ripresa”, dal valore di 750 miliardi di euro (di cui poco più di 200 potrebbero essere convogliati in Italia). Un’intesa “realmente storica”, l'ha definita il presidente del Consiglio europeo Charles Michel in una conferenza stampa all’alba di oggi, martedì 21 luglio. Esaltando il fatto che, per la prima volta in assoluto, si è optato per la condivisione del debito tra gli Stati Membri. Stando all'accordo raggiunto la scorsa notte, il bilancio per i prossimi sette anni avrà un valore di 1.074 miliardi di euro. Il Fondo per la Ripresa, che raccoglierà 750 miliardi di euro sui mercati, distribuirà sussidi per 390 miliardi e prestiti per 360 miliardi. Con i 27 paesi dell'Unione europea che danno quindi mandato alla Commissione di indebitarsi a loro nome per una somma tutt'altro che banale. Ma occhio agli entusiasmi facili, visto che il nuovo debito in comune indurrà i paesi sottoscrittori a creare nuove tasse - anche europee - in vista del suo rimborso.

IL RISULTATO PER L'ITALIA - Nel Recovery Fund posto in discussione nei giorni scorsi si trovavano 390 miliardi di euro trasferimenti diretti e una cifra fra 310 e 360 miliardi di prestiti da rimborsare fra il 2026 e il 2056. Tempi lunghissimi, dunque, e tassi bassissimi per i prestiti: in questo senso, pertanto, questo pacchetto di misure è da ritenere rivoluzionario. 

Per l'Italia il risultato è ritenuto accettabile in quanto la parte di aiuti non rimborsabili è scesa di circa 50 miliardi nel complesso, ma con una sorpresa: i fondi a disposizione in totale possono salire dai 173 miliardi di euro della proposta della Commissione Ue a 209, dei quali 81,4 come trasferimenti diretti di bilancio e 127 come prestiti. Sono questi ultimi a salire molto, mentre i trasferimenti diretti scendono solo di poco. L’aumento (per ora, solo potenziale) è dovuto al fatto che nel compromesso emerso una quota degli aiuti — forse più del 30 percento — si divide in base all’andamento dell’economia nel 2020 e nel 2021. E se si confermano le previsioni della Commissione, l’Italia quest’anno e il prossimo avrà la performance più drammatica dell’Unione europea. A “rimetterci”, dunque, sono i Paesi d’Europa Centro-orientale che soffrono un po’ meno la recessione da Covid.

Adesso l’accordo dovrà essere ratificato a livello nazionale per via della nuova clausola di indebitamento della Commissione e approvato dal Parlamento europeo.

COSA CAMBIA PER IL GIOCO PUBBLICO – La notizia dell'accordo raggiunto in Europa sul Recovery Fund è dunque, a tutti gli effetti, una “good news” per il nostro paese. Ma cosa cambia, adesso, per i singoli settori che compongono la nostra economia e, in particolare, per gli addetti ai lavori del gioco pubblico? Tutto e niente, verrebbe da dire. Cambia “tutto”, in effetti, perché con questo accorso l'Italia riceverà una notevole boccata di ossigeno in un momento di forte asfissia economica che ha visto prosciugare ogni riserva del paese, al punto che il governo non si è potuto neppure permettere di prolungare le scadenza fiscali di luglio, nonostante le forti proteste dei lavoratori e dei commercialisti delle ultime ore. Anche se, probabilmente, l'esecutivo avrebbe voluto volentieri agevolare i lavoratori italiani e le imprese, in una fase notevolmente delicata, la mancanza di risorse rende impossibile ogni ulteriore incentivo. Per una situazione che rimane dunque fortemente critica: come rilevato dalla Cgia di Mestre, infatti, a seguito dello slittamento delle scadenze avvenuto nei mesi scorsi a causa del Covid, salvo cambiamenti dell’ultima ora, saranno ben 246 le scadenze fiscali (Irpef, Irap, Ires, Iva, ritenute e contributi Inps) che le aziende saranno chiamate a rispettare. Di queste, il 93,5 per cento riguarda versamenti. Con la situazione più critica che riguarda ancora una volta il Sud dove, al 31 marzo di quest’anno, c'era il maggior numero di imprese affidate con sofferenze per un totale di 80.500, contro le 59.659 del Centro, le 57.325 del Nordovest e le 39.369 del Nordest. Anche se a livello regionale è la Lombardia a guidare la graduatoria con 36.024 imprese in sofferenza (seguita da Lazio con 24.328 e  Campania con 21.762) mentre a livello provinciale, invece, la situazione più critica si presenta a Roma con 18.041 imprese in difficoltà a restituire i prestiti contratti (seguono Milano con 13.240, Napoli con 11.004 e Torino con 8.328).

In questo senso, quindi, i soldi provenienti da Bruxelles rappresentano una specie di manna dal cielo. Da notare, infatti, che il pacchetto da circa 209 miliardi, da investire su quattro o cinque anni, varrebbe circa il 12 percento del prodotto lordo dell’Italia: una cifra vicina alla caduta del reddito del Paese attesa per quest’anno, dunque una sorta di compensazione. In questo senso, dunque, l'accordo appena raggiunto è destinato a migliorare la situazione economica generale, con notevoli benefici per qualunque settore dell'economia, quindi anche per il gioco, che rappresenta – malgrado tutto – ancora una parte rilevante delle nostre entrate nazionali. Il motivo per cui, al tempo stesso, diciamo che non cambierà “niente” è perché non ci sarà di certo alcun intervento diretto da parte del nostro esecutivo per finanziare la ripresa in questo particolare (e scomodo) settore. Al massimo ci potranno essere misure indirettamente utilizzabili per le imprese del gioco, sia pure con le difficoltà di sempre, ancora irrisolte, come quelle di accesso al credito per molte aziende del comparto. 

Sta di fatto tuttavia che d'ora in avanti, nel nostro paese forse in modo più accentuato rispetto agli altri, i singoli governi dovranno predisporre un proprio piano di investimenti e incentivi per utilizzare i fondi ottenuti da Bruxelles e in questo senso si apre una partita, che anche il comparto dei giochi dovrà provare a giocare, anche se non da protagonista. Con la possibilità di ricavarsi un posto al tavolo tenendo conto della promessa Riforma del settore rilanciata dal Ministro dell'Economia e da ritenere inevitabile per poter procedere con le gare per il rinnovo delle concessioni.

I PRESTITI, LA CRISI E IL MES - Nonostante la positività della notizia proveniente da Bruxelles, tuttavia, vale la pena sottolinea che, seppure a tassi bassissimi e su scadenze lunghissime, la parte dei prestiti riservati all’Italia è salita di ben 38 miliardi dopo il negoziato e rappresenta a termine un aumento del debito pubblico rispetto al Pil del 7 percento circa. In questo maxi-prestito c’è un tema che appare quasi paradossale ma, forse - come scrive Federico Fubini sul Corriere - non del tutto casuale: quei 38 miliardi di prestiti in più all’Italia dal Recovery Fund sono quasi uguali all’ammontare offerto in prestito dal Meccanismo europeo di stabilità (Mes), che il governo dice(va) si non volere. Le condizioni finanziarie sono simili, ma quelle politiche diverse: il Mes, che l’Italia per ora sta rifiutando, non richiede riforme; il Recovery Fund, che il governo non può rifiutare, ne prevede invece di molto precise. E sorvegliate da vicino da Bruxelles. 

Oltre a questo, la nota veramente critica per l'Italia (ma inevitabile) è che il Fondo per la Ripresa distribuirà risorse tra il 2021 e il 2023, e rimarrà in vita fino al 2026. Il rimborso del denaro preso a prestito deve iniziare dal 2027. Da qui ad allora, i Ventisette dovranno mettersi d’accordo per garantire al bilancio comunitario nuove risorse proprie. 

Oltre al fatto che l'Italia dovrà comunque generare nuove entrate per poter far fronte agli impegni assunti in Europa, il problema vero e impellente è il fatto che la crisi di liquidità del nostro paese propone scenari critici per i prossimi mesi che ci separano da oggi al 2021, quando dovrebbero arrivare i denari del Fondo. Per questa ragione c'è chi continua a invocare l'utilizzo del Mes, anche nelle file della maggioranza, per avere denari liquidi fin da subito e programmare una ripartenza più rapida possibile. Ed è proprio quest'ultimo scenario che potrebbe cambiare di molto la situazione dell'economia italiana. Giochi compresi. Anche se, tenendo conto che i fondi del Mes potrebbero essere impiegati per scopi prevalentemente sanitari, c'è da attendersi il ricorso a nuove e ulteriori speculazioni sul tema delle dipendenze, per attingere a parte di quelle risorse straordinarie. Ma questa è un'altra storia, speriamo anche evitabile. Per il momento, sarebbe già un risultato avere dei soldi da spendere, per le imprese e per i cittadini, tenendo conto dei dati impietosi che arrivano dai vari indicatori economici nell'era post-pandemia. Su questo, è vietato giocare.

 
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