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Forza Italia: 'Sale gioco controllate e sicure, perché chiuderle?'

  • Scritto da Redazione

I deputati D’Attis e Mulè presentano interpellanza al Governo sulla chiusura delle sale gioco disposta con l'ultimo Dpcm, nonostante l'applicazione dei protocolli sanitari vigenti.

"Quali sono le ragioni specifiche di sicurezza sanitaria o le risultanze scientifiche che, stanti i protocolli richiamati e la loro puntuale applicazione dalle reti distributive dei giochi pubblici, hanno indotto il Governo a sospendere le attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò, in modo difforme e più restrittivo rispetto ad altri pubblici esercizi"?

E la domanda attorno alla quale ruota l’interpellanza  presentata al Consiglio dei ministri, al ministro dell’economia e delle finanze ed al ministro della salute dai deputati Mauro D’Attis e Giorgio Mulè, di Forza Italia, alla luce dell'ultimo Dpcm per il contenimento del Covid che ha disposto la chiusura i sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò fino al 24 novembre.

I due onorevoli quindi chiedono "se il Governo intenda prevedere adeguati ristori economici per le attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò, anche tenuto conto che le stesse sono svolte tramite concessioni pubbliche che prevedono la remunerazione degli affidatari in funzione della raccolta effettuata". Ristori che dovrebbero essere previsti dal decreto dedicato in pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.

Nella premessa dell'interpellanza D’Attis e Mulè ricordano che "il gioco regolamentato in concessione costituisce da oltre 20 anni il principale presidio di controllo da parte delle istituzioni sul mercato dei gambling, rilevante per la tutela dell’ordine pubblico, della pubblica fede nonché per il controllo del disturbo da gioco d’azzardo e del gioco minorile ed inoltre per la sua importante dimensione economica ed erariale" e che
"il settore garantisce complessivamente circa 90mila posti di lavoro diretti ed altrettanti redditi da lavoro nella filiera distributiva e tecnica;
l’emergenza epidemiologica Covid-19 ha già imposto nel 2020 al settore oltre 100 giorni di totale interruzione delle attività e dei ricavi per i comparti delle scommesse, degli apparecchi da gioco e del bingo, e di forte riduzione per gli altri prodotti e punti vendita; detta riduzione è continuata in questi mesi di 'fase 2' per l’inevitabile riduzione della mobilità e dei consumi, ponendo a rischio economico la continuità di molte aziende del gioco regolamentato. Tale dato è riscontrabile anche dalle minori entrate erariali che, solo al mese di agosto, erano inferiori per circa 4,5 miliardi di euro rispetto al 2019, con una riduzione di oltre il 43 percento".

I forzisti quindi rammentano che le disposizioni del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33 "consentivano lo svolgimento di tutte le attività economiche, produttive e sociali 'nel rispetto dei contenuti di protocolli o linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in ambiti analoghi, adottati dalle regioni o dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali'" e che "il comparto dei giochi pubblici ha sviluppato specifici protocolli di prevenzione e sicurezza per contrastare il Covid-19, specificamente per le sale bingo e gaming halls e per le sale scommesse, valutati dal Comitato tecnico scientifico presso il Dipartimento della Protezione civile nella seduta dell’8 giugno 2020 e che costituiscono concreta e dettagliata attuazione delle misure di riferimento della Conferenza delle Regioni per 'Sale slot, sale giochi, sale bingo e sale scommesse' approvate da ultimo l’8 ottobre 2020 dalla Conferenza delle Regioni e province autonome ed allegate al Dpcm del 13 ottobre 2020. Questi protocolli di prevenzione e sicurezza prevedono il continuo uso dei dispositivi di protezione individuale nella fruizione dei servizi di gioco e consentono di garantire i distanziamenti tra persone ed evitare assembramenti; risultano applicati costantemente e puntualmente dagli esercizi che offrono giochi pubblici, tanto che non sono registrati significativi dati statistici su sanzioni erogate a questi esercizi per la disapplicazione delle misure di sicurezza".
 
Senza dimenticare che "negli ultimi anni, numerose amministrazioni comunali sul territorio nazionale ritengono di contrastare il disturbo da gioco d’azzardo con limitazioni orarie dell’offerta di diversi giochi in concessione, arrivando a determinare la sospensione delle attività fino a 12 ore al giorno in taluni casi".
 
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