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Covid-19, si allunga la lista delle regioni a rischio lockdown

Il nuovo rapporto dell’Istituto superiore di sanità sulla diffusione del Covid-19 potrebbe sancire il lockdown per altre sei regioni (l'Alto Adige da oggi), ma per il gioco non cambia nulla.

Ormai sembra di stare in un grande gioco da tavola, una specie di Monopoli, dove si rischia di tornare improvvisamente al punto di partenza. O in un Risiko, dove per vincere non contano il numero dei carrarmati in proprio possesso o dei territori conquistati, ma che il numero dei contagi e dei malati in terapia intensiva non salga oltre una certa soglia.

Questo grande, drammatico gioco, potrebbe ancora una volta cambiare il proprio corso, almeno per alcune regioni.

È infatti prevista nelle prossime ore la pubblicazione del rapporto settimanale dell’Istituto superiore di sanità sulla diffusione del Covid-19 e con essa l'aggiornamento delle fasce di rischio, con il passaggio di alcune zone dal giallo all'arancione, o peggio, al rosso.

 

Decisioni che poco o nulla potrebbero cambiare per il comparto del gioco pubblico terrestre, già ridotto ai minimi termini dai Dpcm che l'hanno vietato in quasi tutte le sue forme – ad eccezione dell'attività di raccolta dei giochi numerici a quota fissa, dei giochi numerici a totalizzatore e delle lotterie nazionali, sia ad estrazione istantanea che differita, consentita nelle tabaccherie, esercizi ritenuti “essenziali” e quindi aperte anche nelle zone rosse e arancioni.
 
Mentre il settore "beneficia" dell'allargamento della platea dei destinari del Dl Ristoro, con l'estensione dei contributi a fondo perduto anche per le imprese di gestione degli apparecchi.
 
LE REGIONI “A RISCHIO” - Al momento, fra le osservate speciali ci sarebbero Veneto, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Umbria e Campania, che potrebbero veder cambiare il proprio status in base alla valutazione della situazione sanitaria corrente, in base ai 21 parametri epidemiologici, fra i quali – oltre alla capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti, figura anche la tenuta dei servizi sanitari, al collasso in molti territori, come Napoli, dove di fronte al collasso di alcuni ospedali cittadini è lo stesso sindaco  Luigi de Magistris ad auspicare il lockdown. O come il Piemonte, dove il presidente della commissione Sanità Alessandro Stecco, professore universitario e medico dell'ospedale di Novara, ha lanciato un appello alle Ong, chiedendo di dirottare personale sanitario dai loro ospedali all'estero verso la regione, evidenziando che “i posti letto e soprattutto il personale si stanno esaurendo”.
 
RICCIARDI: “SERVE UNA CATENA DI COMANDO UNICA” - Alle loro voci si affiancano anche quella dell’Ordine dei medici, che auspica nuovo lockdown totale in tutto il Paese per ovviare al rischio di “altri diecimila morti” in un mese, e quella del consulente del ministero della Salute, Walter Ricciardi, intervenuto alla trasmissione Rai “Che tempo che fa”. Con parole che lasciano poco spazio a dubbi. "La situazione è drammatica, a volte tragica ed è in continuo peggioramento, necessita di assoluti interventi rapidi. In certe aree metropolitane il lockdown va fatto subito. Zona rossa a Napoli? L'avrei fatta 2 settimane fa. Non si possono vedere immagini di persone nelle piazze, nelle strade, sul lungomare, senza mascherina, una vicina all'altra. Vanno rafforzate le presenze di medici e infermieri dove è necessario, perché si stanno infettando medici e infermieri e stiamo perdendo le prime linee. Bisogna che ci uniamo tutti quanti: politica nazionale, regionale, cittadini, professionisti per affrontare questa che si profila come tragedia nazionale. Persone che non possono essere curate per il Covid, persone che non possono essere curate per malattie cardiovascolari. È una tragedia nazionale annunciata, per un virus che si muove con una rapidità enorme. Serve una catena di comando unica, servono decisioni rapide". Per poi concludere: "Il ministro (Roberto Speranza, Ndr) recepisce le indicazioni del consulente con massima serietà e con massimo impegno, poi però va in Consiglio dei ministri, va a parlare con gli altri ministri e con il presidente del Consiglio, va a parlare nella Conferenza Stato-Regioni e lì i meccanismi sono tali per cui le decisioni non vengono prese con la rapidità con cui vorrebbe il ministro”. E a proposito della seconda ondata. "Le persone si rilassano, allentano la guardia e il virus risorge. Era tutto prevedibile, con il ministro il 6 aprile avevamo preparato un piano con elementi che dovevano essere recepiti dalle regioni. Alcune lo hanno fatto, molte no. E ora? Mi rendo conto che questa tragedia faccia arrabbiare i cittadini responsabili, quelli irresponsabili sono correi. Ora dobbiamo riunirci tutti e basarci sull’evidenza scientifica per decisioni rapide. Non è possibile dire chiudiamo le grandi aree metropolitane il 7 ottobre e poi questo viene fatto a 15 giorni di distanza. In 15 giorni i casi decuplicano".
 
IL MINISTRO SPERANZA: “PRONTO A FIRMARE NUOVE ORDINANZE” - In attesa dei provvedimenti che dovrebbero arrivare a breve, a prendere posizione in proposito è anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, intervenuto a Mezz'ora in più su Rai 3. "Non penso che sia lavoro sporco firmare un'ordinanza che impone delle restrizioni io penso che sia un lavoro nobilissimo. Se verifico che su un territorio, sulla base di dati scientifici, c'è un rischio non ho paura di firmare. Ho firmato ordinanze pesanti e sono pronto a firmarne ancora se sarà utile per il nostro Paese.
È un lavoro a tutela della salute come diritto costituzionale e lo faccio a nome di tutto il Governo e in modo condiviso da tutti".
 
L'ALTO ADIGE VA IN LOCKDOWN - E intanto, la Provincia autonoma di Bolzano si porta avanti, varando ulteriori misure per il contenimento del Covid-19, attraverso un'ordinanza in vigore da oggi, 9 novembre.
“La crescita dei contagi su tutto il territorio – spiega il presidente della Provincia, Arno Kompatscher – aveva portato alla creazione di un numero eccessivo di Comuni-Cluster dove erano in vigore regole particolarmente stringenti. Non aveva più senso aggiungere quotidianamente nuovi paesi e città, ci sembra più ragionevole avere un provvedimento unico, valido per tutto l’Alto Adige. Crediamo che in questo modo vi possa essere maggiore chiarezza fra la popolazione sulle regole da seguire”.
Il presidente della Provincia, inoltre, si dice consapevole del fatto che sia “necessario un intervento immediato con misure rigide ed incisive. Non possiamo permetterci di attendere ancora, dobbiamo salvaguardare l’integrità del nostro sistema sanitario, che è sempre più sotto pressione con numeri che già superano di gran lunga quelli della scorsa primavera. Si tratta di una decisione che agli occhi di molti potrà sembrare impopolare, ma dobbiamo agire con responsabilità nell’interesse di tutta la collettività”. 
Di fatto, la nuova ordinanza che sarà in vigore sino al 22 novembre, estende a tutti i Comuni altoatesini le misure già previste per i cosiddetti Comuni-Cluster. In sostanza, è confermata la chiusura di bar, ristoranti e della gran parte degli altri esercizi commerciali, vengono inoltre chiusi i servizi alla persona ad eccezione di lavanderi e pompe funebri.
Apertura sempre consentita, anche la domenica, per farmacie, parafarmacie, edicole e tabaccherie, mentre i negozi di generi alimentari potranno aprire dal lunedì al sabato con obbligo di chiusura la domenica. Il divieto di spostamento dal proprio domicilio sarà valido dalle ore 20 alle ore 5, con eccezione dei movimenti necessari per motivi di lavoro, salute o esigenze di necessità.
Gli spostamenti, all’interno del territorio provinciale e all'interno dei singoli comuni, saranno consentiti solo per motivi di lavoro, di studio, di salute e per altre documentabili esigenze di necessità. Fra queste vi sono gli acquisti presso negozi non presenti sul territorio del proprio comune di residenza, la cura di parenti bisognosi di assistenza, e la visita al proprio partner o alla propria partner non convivente. Il tutto sempre e comunque documentato dall’apposita autocertificazione.
Oltre a ciò, la nuova ordinanza provinciale consente di svolgere attività sportiva esclusivamente all’aperto e in forma individuale (fanno eccezione atleti e squadre che partecipano a manifestazioni di livello nazionale e internazionale), mentre l’attività motoria sarà consentita in prossimità della propria abitazione nel rispetto della distanza di almeno due metri fra le persone e con obbligo di indossare la mascherina.  
Le scuole invece saranno aperte, con lezioni in presenza fino alla seconda media.I mezzi del trasporto pubblico, la cui capacità sarà limitata al 50 percento dei posti a disposizione, potranno essere utilizzati esclusivamente per chi deve muoversi per motivi di lavoro, di studio o per esigenze di necessità. 
 
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