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Fideiussioni, Preu e ristori: i nodi da sciogliere sui giochi oltre alla riapertura

  • Scritto da Ac

Non c'è solo il tema della riapertura dei locali da gioco da gestire per evitare il crollo del sistema del gioco pubblico: con banche e tassazione al centro del dibattito.

Ripartire, prima possibile e non oltre il 16 gennaio, ma non basta. Per l'industria del gioco pubblico c'è bisogno di molto di più per garantire la tenuta del sistema e scongiurare la chiusura delle tante attività che compongono la filiera. Tante sono le questioni che dovranno essere gestite e affrontate dall'esecutivo se si vorrà evitare la perdita di centinaia di migliaia di posti. Sì, perché la crisi provocata dalla pandemia e dalle conseguenti restrizioni che hanno portato alla chiusura dell'intero settore per oltre 180 giorni, sta provocando molte più conseguenze di quante si possa immaginare, andando a toccare grandi e piccoli operatori e tutte le categorie. Da qui la necessità di adottare una serie di interventi che siano in grado di tenere in piedi il sistema del gioco legale, prima ancora di attuare quell'attesa riordino di cui si parla ormai da tempo, e che il sottosegretario Pier Paolo Baretta ha promesso di elaborare durante il prossimo anno.

Intanto, però, le situazioni da gestire sono tante, alcune delle quali sono state già segnalate dalle associazioni di categoria al governo, nel corso dell'ultimo confronto con la filiera. Oltre all'inserimento nella lista dei Codici Ateco che hanno diritto ai ristori anche quello delle società di produzione di apparecchi, già avanzato dalle organizzazioni nelle scorse settimane, la filiera degli apparecchi da intrattenimento chiede il rimborso dell'imposta sugli intrattenimenti (Isi) che gli operatori hanno versato a gennaio 2020 per poi rimanere chiusi senza offrire i loro prodotti di gioco per oltre sei mesi. Insieme a un credito di imposta per gli apparecchi acquistati dal 2019 in poi, per un'installazione mai avvenuta, o comunque condizionata dal fermo dei locali. 

Ma il problema più ampio e generale riguarda quello dei rapporti con le banche e gli istituti di credito che, oggi, sembra estendersi all'intera filiera. Oltre alla chiusura dei conti correnti delle aziende di gioco attuato da molte banche in nome di un generico “codice etico”, di cui abbiamo più volte sentito parlare, quello che si aggiunge oggi è un ulteriore problema che riguarda stavolta i concessionari i quali si trovano a dover gestire una nuova (e delicata) questione relativa al rinnovo o nuova sottoscrizione delle fideiussioni necessarie per il mantenimento dei titoli concessori che, in questa delicata fase in cui si trova il settore e l'economia più in generale, vede le società finanziarie chiedere garanzie collaterali fino al 100 percento del corrispettivo, rendendo difficilmente sostenibile l'attività.

Anche se la questione forse più delicata e urgente rimane comunque quella relativa alla tassazione degli apparecchi con il Prelievo erariale unico che a partire da gennaio 2021 salirà al 24 percento delle giocate, come previsto dai precedenti provvedimenti normativi, diventando ancor più insostenibile dopo un anno di mancati incassi per l'intera filiera. 

Insomma, i problemi da risolvere per evitare di far saltare il banco sono tanti e di varia natura: per questa ragione il governo ha chiesto ai rappresentanti della filiera di produrre un documento unitario in grado di mettere in luce tutte le criticità, in modo da poter valutare gli eventuali interventi da poter apportare. Con la decisione primaria che rimane comunque quella della data di riapertura dei locali da gioco, ancora da stabilire.

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