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Piemonte, Pd: 'Legge gioco funziona, stop a proposta di modifica'

  • Scritto da Redazione

I consiglieri regionali del Pd e di Luv commentano la relazione sulla legge sul gioco del Piemonte illustrata nelle commissioni e attaccano la maggioranza sulle proposte di modifica.


"Nell’odierna commissione è arrivata l’ennesima conferma che la legge regionale ‘Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico ’ funziona. Non solo, i dati sul gioco d’azzardo patologico sono in costante miglioramento… ma allora perché la maggioranza insiste nel tentativo di modificare la norma?".


A chiederselo sono i consiglieri regionali del Pd del Piemonte dopo la seduta congiunta delle commissioni Sanità, Commercio, Legalità e del Comitato per la qualità della normazione e la valutazione delle politiche, tenutasi oggi, 28 gennaio, in cui è stata presentata la relazione della Giunta sulla clausola valutativa della legge regionale 2 maggio 2016, n. 9 “Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico”, consultabile integralmente in allegato.

In una nota, i consiglieri Domenico Rossi - vice presidente della commissione sanità relatore di maggioranza della legge 9/2016 -, Monica Canalis, vice presidente della III commissione - e Diego Sarno - portavoce Pd commissione Legalità e referente regionale di Avviso Pubblico, scrivono: "I numeri presentati oggi dagli uffici dell’Assessorato e da Ires parlano chiaro. Peccato che la Giunta non li abbia ascoltati: nessun assessore presente e tantomeno il presidente Cirio. Un fatto grave, un atteggiamento che evidenzia l’approccio della maggioranza e dell’esecutivo rispetto al problema del gioco d’azzardo patologico: nessuna volontà di ascolto e di confronto".

I DATI DELLA RELAZIONE - Tornando alla relazione i Dem evidenziano che "i volumi del gioco fisico sono in costante diminuzione dall’entrata in vigore della norma e la differenza tra andamento nazionale e regionale registra un - 15 percento a favore del Piemonte solo nell’ultimo anno. Anche le perdite sono diminuite di molto. A livello nazionale sono scese di 0,9 percento, mentre a livello regionale del 16,5 percento. Se avessimo tenuto l’andamento del nazionale i cittadini avrebbero perso circa 500 milioni di euro in più. Non si evidenzia nemmeno un effetto sostituzione del gioco online perché, seppur in salita, anche in questo caso, tra il 2016 e il 2019 la curva piemontese cresce meno di quella nazionale (+72 percento nazionale contro +70 percento regionale).
L’assunto su cui si basa la legge è dimostrato: riducendo l’offerta di gioco si riduce la domanda. Ora in Piemonte, grazie alla legge regionale, abbiamo un locale con slot-machine ogni 3000 abitanti contro una media nazionale di 1 ogni 980".

"BUONI RISULTATI, NORME APPLICATE A METÀ" - Nel loro commento i consiglieri sottolineano: "I risultati sono significativi e sono stati conseguiti grazie ad una norma applicata solo a metà. Il piano di comunicazione e prevenzione previsto dalla legge, già predisposto dagli uffici e finanziato con 600 mila euro, non è ancora partito: attende solo il via libera della Giunta. Cosa stanno aspettando? Il distanziometro e i limiti di orario sono importanti per limitare la pervasività dell’offerta di gioco, ma occorre anche un lavoro culturale ed educativo per vincere la sfida contro il Gap.
Quali dati avremmo oggi se insieme agli articoli dei divieti avessimo messo in campo una seria campagna culturale? Crediamo ancora migliori di quelli attuali. Tra il 2016 e il 2019 i pazienti in carico ai servizi sanitari piemontesi per dipendenza dal gioco sono diminuiti del 20,6 percento, quante altre persone e famiglie avremmo potuto aiutare?
Si ricordi che dalla relazione emerge anche come nei Comuni dove sono state applicate ordinanze più restrittive i volumi di gioco si sono ridotti in proporzione più rilevante rispetto ai Comuni che hanno adottato misure più permissive, nel caso delle slot i primi hanno registrato un calo di 135 euro pro capite, i secondi di 34 euro.
È il caso di dire che la legge funziona ‘nonostante tutto’ e ancora una volta la conferma arriva dalle cifre: le perdite di un giocatore piemontese dal 2016 sono diminuite del 16 percento rispetto quelle del giocatore medio in Italia (-0,9 percento), con una costante riduzione passando da 1,2 miliardi a poco più di un miliardo nel 2019".

"NESSUN CROLLO DELL'OCCUPAZIONE" - Per poi lanciare l'affondo finale: "Con quale coraggio, ma soprattutto su quali evidenze e per quali ragioni la maggioranza insiste nel voler modificare la legge? Persino il tema dei problemi occupazionali del comparto, su cui da sempre fanno leva i detrattori della norma, non regge più. Il saldo occupazionale nelle tabaccherie dal 2016 al 2020 è positivo e nelle sale da gioco e scommesse il rapporto tra assunzioni e cessazioni porta alla perdita di 52 posti di lavoro in 4 anni e non al paventato crollo del settore.
Invitiamo pertanto la maggioranza ad abbandonare l’idea di modificare la norma in vigore e a ritirare la propria proposta di legge abrogativa: piuttosto, si impegnino per applicare il piano di prevenzione e comunicazione che darebbe ulteriore slancio ai già significativi risultati ottenuti".
 
UNA NUOVA LEGGE PER ELIMINARE LA RETROATTIVITÀ - Secondo i piani, il sì alla nuova normativa sul gioco pubblico in Piemonte, fortemente voluta dalla Giunta guidata dal governatore Alberto Cirio, dovrebbe arrivare entro la primavera. Il primo obiettivo, ribadito anche dall'assessore regionale alle Attivita produttive, Andrea Tronzano, è eliminare la retroattività della legge vigente (su cui pende anche un giudizio di legittimità in Consiglio di Stato), "rivedere il distanziometro a 500 metri dai luoghi sensibili e mettere in alto nella scala delle priorità la tutela della salute", puntando sulla prevenzione e la cura.
Sotto la lente del Consiglio al momento ci sono due proposte: la n° 53, firmata dall'ex pentastellato Giorgio Bertola (che all'inizio di quest'anno ha deciso di separare la propria strada politica da quella del Movimento), operante in senso più restrittivo contro il gioco, e la n° 99 (presentata da Claudio Leone, consigliere della Lega), che non prevede la retroattività del rispetto delle distanze per chi aveva già installato gli apparecchi prima della promulgazione, confermando peraltro il "Piano integrato per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d'azzardo patologico".
Emergenza Covid permettendo, si attende il prosieguo dell'iter nelle commissioni competenti, tenendo presente l'orizzonte temporale di approvazione di maggio 2021 caldeggiato da Tronzano.
 
GRIMALDI (LUV): "LA GIUNTA SI METTA IL CUORE IN PACE"- Ad intervenire nel dibattito di oggi è anche Marco Grimaldi, presidente di Liberi uguali verdi. “La Regione contro la Giunta. 'Forza scommesse', ‘Lega slot’ e ‘Fratelli di gioco’ si mettano il cuore in pace e si facciano un esame di coscienza, perché scienziati e opinionisti, università, Ires e società civile, gli stessi funzionari della Regione e delle Asl dicono una sola cosa: la legge non si deve toccare, perché funziona. Se la Giunta Cirio avesse interesse nei dati reali sarebbe stata presente alla seduta di oggi fino alla fine. Ma è evidente che non vuole sentirsi dire che la legge sul gioco d'azzardo funziona e smantellarla è un atto irresponsabile e dannoso, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione”.
Come ha mostrato il Cnr, si legge nella nota di Luv, "parliamo di un fenomeno drammatico: in 17 anni il mercato italiano del gioco d'azzardo è aumentato di più del 400 percento, l'Italia da sola rappresenta il 20 percento del gioco mondiale, a seguito di riforme che hanno liberalizzato questa pratica.
Ebbene, i dati Ires sugli effetti di natura economica sulla spesa relativa al gioco legale in Piemonte mostrano un'inversione di tendenza dei volumi di gioco presso esercizi commerciali autorizzati, dal 2016 (entrata in vigore della legge regionale) al 2019 di 15,2 punti percentuali, corrispondenti a circa 1.440 milioni di euro spesi in meno. Quanto alle perdite subite dai giocatori l'inversione è di 19,1 punti, con una riduzione delle perdite di circa 458 milioni di euro. Significa che in 4 anni la misura regionale ha avuto un effetto redistributivo di 458 milioni di euro per i cittadini piemontesi, reimmettendo quel denaro non perso nei consumi delle famiglie e nell'economia reale. A fronte di questo andamento, non risulta un aumento del gioco online maggiore rispetto alle altre regioni.
In Piemonte il distanziometro ha portato le slot a una ogni 3000 abitanti, mentre in Italia sono una ogni 1000. Dallo studio del Cnr le ordinanze dei Comuni hanno prodotto una diminuzione maggiore dei volumi laddove sono state più severe. I dati epidemiologici mostrano le prese in carico presso i servizi ridursi in Piemonte del 20 percento, da 1327 a 1054, rispetto alle altre grandi regioni del Nord in cui sono aumentate.
Dalle evidenze disponibili già nel 2018 – ha concluso Paolo Jarre dell'Osservatorio Regionale sulle dipendenze - la platea dei giocatori è di 10 punti percentuali minore rispetto al dato nazionale, il 32 percento contro il 41 percento e i giocatori a rischio sono la metà di quelli del resto d'Italia".
Grimaldi quindi aggiunge: “L'intervento piemontese è stato pionieristico e in controtendenza, ma soprattutto ha prodotto effetti evidenti, che solo chi è in malafede può oggi negare. Una legge approvata all'unanimità dopo tanti anni di lavoro, che ha significato meno slot, meno povertà e meno ammalati: quasi 2 miliardi giocati in meno, diverse centinaia di milioni non persi e rimasti nelle tasche dei giocatori socialmente più svantaggiati, un impatto più basso sul servizio sanitario. È avvenuto il temutissimo disastro occupazionale? Hanno chiuso 5 mila tabaccai come paventato? Si sono persi 10 mila posti di lavoro? No, il calo significativo degli esercizi con slot non ha coinciso con la chiusura degli esercizi, ma solo con la dismissione degli apparecchi, e l'Osservatorio regionale sul mercato del lavoro ci ha detto che dal 2016 al 2019 le assunzioni in attività di lotterie e sale da gioco, di per sé marginali sul totale dell'economia, sono rimaste sostanzialmente invariate.
Eppure, la Giunta Cirio non solo ha boicottato questa operazione di equità sociale, ma – a quanto ci risulta - non ha neanche usato i fondi stanziati per la comunicazione e la prevenzione. L'anno della pandemia, drammatico a maggior ragione per chi è vittima di una dipendenza, non era proprio quello giusto per lanciare la campagna informativa? Perché non è partita? Quali strumenti abbiamo fornito alle Asl per intercettare la domanda? Presidente Cirio, come si giustifica questa totale negligenza?”.
 
LA SINTESI NEL COMUNICATO DEL CONSIGLIO - Secondo quanto recita il comunicato diramato in proposito dall'ufficio stampa del consiglio regionale piemontese, le cifre emerse dagli studi effettuati dalla Direzione Sanità della Regione, da Ires Piemonte e dal Cnr evidenziano i seguenti punti. "Dopo il 2016 si assiste ad una forte diminuzione dei volumi di gioco fisico in Piemonte a fronte di un incremento nelle altre regioni italiane. Rispetto al dato del 2016, anno di entrata in vigore della legge piemontese, la diminuzione registrata in Piemonte nel 2019 è di 572 milioni di euro (-11 percento), mentre nel resto della nazione la riduzione è iniziata solo nel 2019, -18 milioni di euro (-0,03 percento). La riduzione in Piemonte è iniziata nel 2017, anno successivo all’entrata in vigore della legge. Complessivamente, nei due anni, si calcola una riduzione di almeno 1341 milioni di euro, rispetto a ciò che si sarebbe osservato in assenza delle misure attivate dalla legge. Un andamento simile si registra anche per quanto riguarda le perdite al gioco fisico, -19,1 percento pari a 458 milioni di euro.
Secondo i ricercatori dell’Ires, le norme hanno avuto un impatto forte sulla minor presenza delle slot machine e, dai primi dati sul distanziometro entrato in vigore nel 2019, anche la riduzione sulle videolottery è significativa.
A livello comunale, c’è una corrispondenza diretta tra riduzione dei volumi di gioco e ordinanze più restrittive adottate dai sindaci.
Tra il 2016 e il 2019 in Piemonte si assiste ad una riduzione dei pazienti in carico ai servizi sanitari per disturbo da gioco d’azzardo: da 1.327 a 1.054 (-20,6 percento). Nelle regioni confinanti il trend è di crescita, a eccezione della Valle d’Aosta.
Dalla ricerca Gaps (Gambiing Adult Population Survey) effettuata dal Cnr emerge che le fasce più soggette a dipendenza sono i giovani under 45. I giocatori 'fisici' hanno reddito significativamente più basso, il 60 percento guadagna meno di 15 mila euro l’anno e chi gioca alle macchinette ha più possibilità di sviluppare dipendenze.
Dai dati disponibili già nel 2018 – ha concluso l'Osservatorio regionale sulle dipendenze - la platea dei giocatori è del 10 percento in meno rispetto alla media nazionale e i giocatori a rischio sono la metà di quelli del resto d'Italia".
 
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