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Baretta: 'Negando credito al settore giochi si mette in discussione lo Stato'

  • Scritto da Daniele Duso

Nel suo intervento alla tavola rotonda odierna Baretta ha parlato di riorganizzazione necessaria a più livelli, ma anche dei pregiudizi della politica e del problema dell'accesso al credito. 

Della prosecuzione del riordino del settore, avviata nel corso della sua attività con i precedenti governi, ha parlato Pierpaolo Baretta, sindacalista, sottosegretario di Stato al Ministero dell'Economia e delle finanze nei governi Conte II, Letta, Renzi e Gentiloni nel suo intervento alla tavola rotonda “In nome della Legalità. Senza regole non c’è gioco sicuro”. Un discorso molto schietto e articolato che Baretta ha portato avanti da “libero cittadino”, non avendo attualmente più cariche legate al nuovo esecutivo, ma ricordando il lavoro fatto, portato avanti sempre “considerando il gioco come una parte della vita delle presone, evitando gli eccessi, ma rispettando la libertà”.

Il discorso non ha potuto non partire dall’economia. “Nel Def, il documento di economia e finanza – spiega Baretta –, è scritto specificamente che è necessario un riordino del settore. Mi ero proposto di farlo entro il 2021, per varie ragioni, non da ultimo il fatto che ci sono delle gare da rispettare. È difficile organizzare una gara senza avere un quadro normativo preciso, per questo le gare si possono procrastinare, ma non troppo a lungo. Nell’anno 2022, massimo a inizio 2023, devono partire le nuove assegnazioni, ma ripeto, devono partire nell’ottica del nuovo riordino del settore”. Sul perché pone il limite al 2022 Baretta ha spiegato di aver considerato la scadenza della legislatura, perché “il rischio di ricominciare sempre da zero è da scongiurare. Questo deve essere il primo punto fermo”.

Ricordando il faticoso lavoro che ha portato all’accordo Stato-Regioni, Baretta ha introdotto quindi quello che ritiene essere il secondo punto: “È dall’accordo Stato Regioni che bisogna ripartire, si sa già quali sono i punti risolti e quali sono i punti (molti purtroppo) da riaffrontare e mettere nell’ottica del riordino. L’accordo Stato-Regioni deve indicare la direzione da seguire.

Ma non basta, secondo Baretta, in quanto la revisione dell’intero settore va fatta sia in termini qualitativi che quantitativi. “Anche gli operatori – ha spiegato Baretta – sono sempre più convinti che la tipologia dei giochi deve essere sempre più commisurata al quadro tecnologico (ad esempio nel caso delle slot occorre completare il sistema di controllo a distanza). Poi c’è la questione legata all’organizzazione architettonica dell’offerta, che ha bisogno di essere ripensata in modo più semplice e normale. Quindi la questione della quantità, che può essere valutata sulla base territoriale. In Italia, ad esempio, abbiamo 4 grandi casinò, e poi una serie di sale diffuse sul territorio. In questo c’è un punto che deve essere necessariamente affrontato, chiarendo quanta parte del gioco dovrà andare negli esercizi generalisti e quanto nelle sale specializzate”.

Baretta ha affrontato quindi uno dei problemi ultimi del settore, che è quello legato all’esplosione del fenomeno online. “Vediamo una crescita esponenziale del gioco online, che ha problemi di controllo molto complessi. In Italia c’è una legislazione rigorosa che non coglie tuttavia tutte le contraddizioni che il gioco online presenta. Occorre intervenire anche qui, perché è un settore che interessa sempre più gli operatori”. Mentre “la terza considerazione che propongo e quella di una nuova attenzione al problema dell’eccesso di gioco. Ho visto crescere la sensibilità degli stessi operatori, con molto piacere”.

Quindi il grande tema del credito bancario, con Baretta che ha dichiarato di essersene occupato in prima persona, negli ultimi mesi, affrontando la questione sia direttamente con Abi, che con il Presidente della Repubblica Mattarella, interpellato da alcuni lavoratori e dimostratosi sensibile al problema. ”C’è un errore impostativo nel considerare il gioco legale come se fosse tutto illegale, relegandolo a una sorta di lista nera. Vorrei che fosse chiaro alle banche, con le quali un nuovo dialogo va avviato, che stiamo parlando di un settore che ha il controllo pubblico: Negando il credito al settore pubblico si mette in discussione il ruolo dello Stato. Credo sia un tema molto serio, che va affrontato”.

Infine una considerazione sulle manifestazioni delle ultime settimane che, secondo Baretta, ha reso evidente la necessità di una rivoluzione anche in seno alla rappresentanza dei lavoratori. “Se chi è preposto alla rappresentanza non è in grado di rinnovarsi per logica poi è sottoposto alla crescita di altre rappresentanze. Sono stato criticato quando ho detto che ci sono troppi gestori – ha ricordato Baretta –, ma serve anche una riorganizzazione della rappresentanza”. 

Nella parte finale, interpellato in merito al perdurare della chiusura imposta al settore del gioco, con una disparità di giudizio rispetto a quella riservata ad altre attività commerciali, Baretta ha ammesso che “sì, credo che ci sia un pregiudizio. D’altronde Crimi lo disse chiaramente, quando le attività del gioco hanno dovuto chiudere, che se anche non avessero riaperto forse sarebbe stato meglio. Poi ci ho parlato, e devo dire che nel corso dei mesi a livello politico si è presa coscienza del problema. Ma sulla riapertura, a mio parere, la soluzione vera è quella più semplice: il settore giochi deve essere trattato esattamente come gli altri. Pensate alla vicenda complessa sul tema delle riaperture dei musei e dei teatri, questa pandemia pone di fronte a scelte complicate, per questo la scelta più corretta deve essere quella di superare i pregiudizi e trattare il settore del gioco pubblico esattamente come gli altri esercizi commerciali”.

 

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