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Discriminazioni bancarie al settore gioco, anche il M5S scende in campo

  • Scritto da Daniele Duso

I senatori pentastellati chiedono ai ministri di Mef e Mise cosa faranno per risolvere il problema per le imprese che lavorano per lo Stato.

Quali altre iniziative attueranno Mef e Mise per evitare di mettere a rischio l'esistenza di un settore che per l'anno 2019 ha garantito quasi 7 miliardi di euro di gettito erariale, 150.000 posti di lavoro, facendo da baluardo del gioco legale? È questo il sunto di una interrogazione presentata dai senatori Mario Turco, Sabrina Ricciardi, Iunio Valerio Romani del Movimento 5 stelle.

Rivolgendosi ai Ministri dell'economia e delle finanze, Daniele Franco, e dello sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, i senatori pentastellati chiedono di sapere “quali iniziative intendano mettere in atto affinché gli operatori della filiera del gioco pubblico non siano ancora discriminati dal sistema bancario nonostante agiscano nell'ambito della raccolta di gioco riservata allo Stato e se non ritengano opportuno adottare iniziative, anche di carattere normativo, affinché, in assenza di scoperti o debordi, le banche e gli intermediari finanziari si impegnino al mantenimento dei conti correnti".

Si tratta di una situazione paradossale che attira i riflettori su istituti bancari che in Italia applicano un codice etico soffocando imprese partner dello Stato, mentre altrove partecipano serenamente al business delle case da gioco. Qualche settimana fa, qui su Gioconews, abbiamo raccolto prove concrete di questo operare che priva le aziende di uno strumento essenziale per il proseguimento dell'attività.

La filiera della raccolta del gioco legale di Stato mediante apparecchi per il gioco lecito con vincita in denaro, ricordano i senatori, “ha una regolamentazione fondata su una normativa molto articolata che tocca aspetti di natura tributaria, di pubblica sicurezza e prettamente amministrativi, finalizzati tra l'altro a garantire il controllo dei movimenti di denaro che entrano nel circuito del gioco legale attraverso la previsione strumenti tracciabili di pagamento. La convenzione di concessione per la gestione e conduzione della rete telematica (di cui all'art. 14, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 640 del 1972) in particolare prevede che tutti i contratti stipulati tra i concessionari per la rete telematica e le piccole e medie imprese che operano la raccolta del gioco di Stato prevedano la prestazione di garanzia bancaria o assicurativa al fine di garantire il riversamento dell'importo residuo della raccolta (prelievo erariale ed altri oneri amministrativi) ai concessionari di rete". I senatori chiedono a questo punto ai ministri se, per venire incontro alle aziende, non sia da prevedere "una sospensione dei termini contrattualmente stabiliti per la presentazione delle garanzie fideiussorie relative all'obbligo di riversamento dell'importo residuo della raccolta per le imprese attive nella raccolta del gioco di Stato".

Negli ultimi mesi, come riportato spesso anche nella cronaca, a causa della sospensione dell'attività della raccolta di gioco pubblico "si è inevitabilmente determinato per le aziende un deterioramento dei parametri di ammissione al credito e di affidabilità finanziaria che si pongono come ostacolo alla prestazione di garanzie fideiussorie. In tale problematica situazione per le aziende - continuano i senatori 5stelle -, quasi tutti gli istituti bancari e le compagnie assicurative stanno richiedendo la prestazione di garanzie collaterali del 100 per cento per il rilascio o per il rinnovo delle fideiussioni".

Come sottolineano i senatori, "tale onere non è mai stato richiesto in precedenza alle imprese e viene richiesto proprio in questo momento a tutte le aziende anche in assenza di assetti fiduciari di qualunque natura, o, qualora questi siano presenti, in assenza di debordi o ritardi di pagamento". Una situazione che, peraltro, si colloca in un contesto già difficile e caratterizzato da comportamenti discriminatori. "Da tempo infatti gli istituti bancari e le compagnie assicurative - spiegano i senatori - procedono a chiudere conti correnti, o a non aprirne, anche ai dipendenti delle aziende per l'acquisto della prima casa pur in assenza di qualunque tipo di criticità, oggettiva e soggettiva, per non meglio precisate ragioni etiche o con la motivazione dell'appartenenza a un settore considerato ad alto rischio".

Un'etica che, così applicata, porterà a morte cerca migliaia aziende, come spiegano i senatori, dato che "in base alla normativa l'assenza di strumenti tracciabili di pagamento per le aziende del settore può comportare il blocco degli apparecchi, la successiva segnalazione all'Agenzia delle dogane e dei monopoli (Adm), e conseguentemente la chiusura delle aziende col licenziamento dei dipendenti. E' doveroso ricordare - continua l'interrogazione - che, proprio per un più efficace livello di controllo e prevenzione rispetto al fenomeno del riciclaggio di denaro mediante l'attività di gioco, negli ultimi anni è stato rafforzato e ampliato l'utilizzo, per ogni transazione relativa al gioco, dell'obbligo di tracciabilità dei flussi finanziari per tutti gli operatori del settore, con obbligo di utilizzo di conti correnti bancari dedicati per le somme relative alla raccolta operata in concessione statale, e, in particolare, per quella relativa agli apparecchi per il gioco lecito con vincita in denaro".

La questione, nei giorni scorsi, dopo una interrogazione dell'eurodeputato Fulvio Martusciello, è finita anche sui tavoli della Commissione europea, che ha subito evidenziato come la decisione degli istituti bancari di chiudere i conti a operatori gioco va oltre le norme antiriciclaggioA breve il tema dovrebbe anche essere affrontato in una prossima audizione dell'Abi da parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario.

 

"Quanto descritto si pone peraltro come un oggettivo e intollerabile ostacolo opposto dal sistema bancario italiano, non solo all'operatività delle aziende che operano nel settore della raccolta di gioco riservata allo Stato e solo delegata, con la stretta osservanza delle leggi e delle regole di concessione e amministrative, ma anche come ostacolo alla stessa funzione di prevenzione e contrasto al riciclaggio di denaro in questo delicato settore. Vista la dimensione notevole del fenomeno, si intende segnalare che le imprese interessate da tali pratiche sono insostituibili per il funzionamento della filiera del gioco pubblico, cosicché la loro messa a rischio rappresenta la messa a rischio di un presidio di legalità e di un introito erariale di quasi sette miliardi di euro ("Libro Blu ADM 2019"). 

Tali comportamenti di banche e assicurazioni vanno ad incidere in modo significativo, in un momento così delicato per il Paese, soprattutto sulle piccole e medie imprese della filiera del settore che sono quelle che presidiano il territorio, creano posti di lavoro e assicurano la capillarità e la regolarità dell'offerta sul territorio. "Si rischia - ricordano i senatori - di mettere a rischio l'esistenza stessa di un settore che per l'anno 2019 ha garantito quasi 7 miliardi di euro di gettito erariale e 150.000 posti di lavoro, nonché per tutelare la legalità della raccolta di gioco in questo periodo emergenziale".

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