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Le Regioni spingono per le riaperture: una buona notizia per i giochi

  • Scritto da Ac

Le Regioni puntano alla riapertura rapida dei ristoranti ma anche di palestre, piscine, cinema e teatri con appositi protocolli: una spinta anche per i giochi.

Il governo lavora per fare di maggio il mese della ripartenza ed è proprio questo il tema che sarà affrontato dal premier Mario Draghi nella conferenza stampa fissata per questo pomeriggio, 16 aprile, al termine della cabina di regia. E anche se il gioco continua ad essere un tabù, al punto da rimanere ormai l'unico settore mai citato da nessuno – né dal governo, né dalle regioni e, di conseguenza, neppure dal Cts - il cronoprogramma che si inizia a delineare sulle riaperture di ristoranti, cinema, teatri, musei, palestre e delle tante altre attività che da mesi soffrono una crisi senza precedenti, dovrebbe iniziare a prendere forma già oggi – venerdì 16 aprile –, promettendo di portare buone notizie anche al comparto. Sì, perché una volta che verranno stabiliti i criteri per far ripartire anche le attività a rischio “medio-alto” – come da “vecchia” classificazione dei tecnici – non si potrà fare a meno di riaprire anche i giochi. Ma non è tutto.

Ad andare nella stessa direzione, favorevole per il comparto, è anche il fatto che il governo, nel frattempo, ha autorizzato pure lo svolgimento della partita di lancio degli Europei di calcio, a giugno, alla presenza di 16mila spettatori. Quindi, procedendo per esclusione, è del tutto evidente che al più tardi da giugno potranno riprendere anche le attività di gioco. Tuttavia l'ipotesi sulla quale si sta lavorando in queste ore è quella di una ripartenza ben più vicina, cioè già a partire da maggio, come scriviamo da tempo su queste pagine.

Oggi, infatti, è in programma la cabina di regia tra il premier e le forze di maggioranza per trovare un punto d'incontro fra i cosiddetti “rigoristi” (centrosinistra, con Leu e ministro Roberto Speranza in prima linea) e gli “aperturisti” (centrodestra, su forte spinta della Lega). Il premier Mario Draghi per prendere una decisione ha già detto che guarderà gli ultimi dati su contagi, ricoveri, decessi e vaccinazioni. E solo dopo si potrà iniziare a mettere a punto il nuovo decreto legge che sostituirà quello attuale in scadenza a fine mese. Con la Lega che ha chiesto di convocare la prossima settimana il Consiglio dei ministri per il varo del provvedimento. Tutto ruota però attorno ai dati in arrivo che riguardano il fine settimana lungo di Pasqua, quando le molte riunioni famigliari potrebbero aver influito negativamente sui contagi, rischiando di compromettere o far slittare gli allentamenti delle misure.

LE RICHIESTE DELLE REGIONI - Sul tavolo del vertice tra governo e regioni andato in scena ieri sono state intanto avanzate le proposte dei governatori, che hanno dato il via libera alle linee guida aggiornate, messe a punto dai Dipartimenti di prevenzione delle Regioni e sulle quali è stato chiesto il parere del Cts, allo scopo di definire le riaperture delle prossime settimane. Dopodiché si potrà aprire il confronto con l’esecutivo. Parlando anche degli spostamenti tra territori, che le Regioni chiedono di autorizzare, almeno tra le zone gialle. I governatori spingono soprattutto per riaprire i ristoranti a pranzo e a cena (il che dovrebbe inevitabilmente essere accompagnato da uno slittamento di una i due ore del coprifuoco). Ma puntano anche alla ripartenza di cinema, teatri, palestre e piscine.
La precedenza assoluta, come noto, è però sui ristoranti, sia perché “rappresentano le attività maggiormente penalizzate dal meccanismo delle chiusure”, sia perché "costituiscono settori in cui il rispetto delle misure previste è più concretamente realizzabile e controllabile”. Anche se, a sentirlo dire, suona quasi come una beffa per i locali di gioco, decisamente più sicuri di un ristorante, se non altro per il fatto che per giocare non ci si deve togliere la mascherina. E in effetti durante la scorsa riaperture estiva non si sono mai registrati contagi in locali di gioco, a differenza dei ristoranti, che risultano comunque strumento di contagio, come dimostrato da ampia letteratura scientifica. Ma tant’è.
 
In favore dei ristoranti, tuttavia, c’è il fatto che consentono la prenotazione, che sarà imposta/privilegiata nei nuovi requisiti, con regole più stringenti al chiuso (almeno un metro di distanza tra i clienti di tavoli diversi, estendibile a due metri in base allo scenario epidemiologico di rischio) che all’aperto (almeno 1 metro). Andrà mantenuto inoltre per due settimane l'elenco di chi ha prenotato, per favorire l’eventuale rintracciamento dei positivi. Ma non è tutto. Ci sarebbe anche l’obbligo di finestre aperte per areare i locali oltre a quello naturalmente di mascherine per i clienti quando non sono seduti. E l’invito a usare menù digitali.
 
In bar, pasticcerie, gelaterie, rosticcerie e in tutti i locali dove non ci sono posti a sedere andranno invece limitati gli accessi (numero chiuso). Per la consumazione al banco bisognerà assicurare la distanza interpersonale di almeno 1 metro tra clienti non conviventi. La modalità self-service potrà essere eventualmente consentita per buffet realizzati esclusivamente con prodotti confezionati in monodose. Sarà poi obbligatorio mantenere aperte, a meno che le condizioni meteorologiche o altre situazioni di necessità non lo consentano, porte, finestre e vetrate al fine di favorire il ricambio d’aria. Per una serie di misure, quindi, che potrebbero consentire un inevitabile via libera anche per i giochi dov’è tutte queste misure sono adottate anche con maggiore facilità. Senza contare, poi, che nella proposta di regolamentazione viene dato l’ok anche ai giochi di carte in ristoranti e bar, ma sempre nel rispetto della distanza di 1 metro e con mascherina. sottolineando inoltre che le misure previste sono compatibili anche con l’apertura in zona arancione purché “integrate con strategie di screening/testing, anche in autosomministrazione”.
 
Impossibile, dunque, in questo caso, non riaprire anche i giochi. Anche se gli addetti ai lavori possono dire di averne già viste e sentite di assurdità. Tuttavia, questa volta, la volontà espressa dal governo di far ripartire l’economia dovrebbe portare a un cambio di passo sotto tutti gli altri aspetti.
 
Ma non è ancora tutto. Bisogna infatti considerare che si sta valutando anche l’apertura delle palestre dove andranno però evitati assembramenti. La distanza di sicurezza dovrà essere almeno 1 metro per le persone mentre non svolgono attività fisica e almeno 2 metri durante l'attività fisica (con particolare attenzione a quella intensa) e negli spogliatoi. Andrà mantenuto l'elenco delle presenze per un periodo di 14 giorni e dovrà essere inoltre rilevata la temperatura corporea, impedendo l'accesso quando supera 37,5 gradi. Macchine e attrezzi andranno disinfettati dopo ogni singolo utilizzo e dovrà essere favorito il ricambio d'aria negli ambienti interni. Mentre nelle piscine la densità di affollamento in vasca si calcolerà assicurando almeno sette metri quadri di superficie d'acqua a persona. Tra le attrezzature (lettini, sedie a sdraio), quando non posizionate nel posto ombrellone, deve essere garantita una distanza di almeno 1 metro. Gli ingressi andranno calcolati e gestiti in base a questi indici.
 
ALTRI INPUT UTILI AL GIOCO - Tra le misure in “favore” dei giochi anche quelle previste per cinema e teatri dove i posti a sedere dovranno prevedere un distanziamento minimo di un metro tra uno spettatore e l'altro, a meno che non si tratti di conviventi. Andrà privilegiata la prenotazione e mantenuto l'elenco delle presenze, anche qui, per un periodo di 14 giorni. Sparisce tuttavia nella nuova bozza l'obbligo di tampone (“evidenza di un test negativo nelle ultime 48 ore”) o di completamento del ciclo vaccinale per poter accedere a cinema, teatri, arene e spettacoli, così come previsto nella prima bozza. Per alleggerire ulteriormente i requisiti. Solo negli scenari epidemiologici definiti ad alto rischio, ossia nelle zone arancioni, si parla (così come anche per palestre e piscine) di “strategie di screening/testing, anche in autosomministrazione”. Era stato del resto lo stesso ministro della Cultura Dario Franceschini ad assicurare, rispetto alle ipotesi circolate, che non sarebbe servito il tampone obbligatorio per tornare al cinema o al teatro. Franceschini ha inoltre inviato al Comitato tecnico scientifico un documento in cui chiede di aumentare i posti a sedere, con un pubblico “raddoppiato” rispetto alle regole adesso in vigore: fino a 500 persone al chiuso e 1000 all'aperto.
 
Le precauzioni ulteriori, l'ipotesi di richiedere un tampone, come hanno fatto in questi giorni i parchi olandesi o com'era stato per il concerto 'apripista' di Barcellona, entrerebbero in campo invece - questa l'idea del ministro - per eventi particolari, situazioni speciali la cui organizzazione verrebbe lasciata alla valutazione delle Regioni, concerti o manifestazioni da tenersi rigorosamente all'aperto ma aperti anche a qualche migliaia di spettatori.

IL CRONOPROGRAMMA RIAPERTURE - Mentre è dato per certo il prolungamento dello stato di emergenza (in scadenza a fine aprile), probabilmente fino al 31 luglio, il governo lavora a un allentamento progressivo delle restrizioni, così come ribadito dal ministro della Salute Roberto Speranza nell’informativa alla Camera. Con ogni probabilità il primo passo sarà la riapertura dei ristoranti a pranzo all’aperto a fine aprile nelle regioni con i dati migliori. Il ripristino delle zone gialle dovrebbe avvenire a maggio, con riapertura possibile anche di cinema e teatri. Entro fine maggio ci potrebbe essere la novità della riapertura di bar e ristoranti anche di sera nei locali dotati di tavoli all’aperto. E sarà quella la data massima di riapertura del gioco, ma solo nella peggiore delle ipotesi, giunti a questo punto.

 

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