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Leggi sul gioco: Liguria e Provincia di Trento 'sotto osservazione'

  • Scritto da Francesca Mancosu

Seconda puntata dello speciale di GiocoNews sulle normative 'locali' sul gioco, occhi puntati su Liguria e Provincia di Trento, mentre Valle d'Aosta ed Emilia Romagna al momento sono ferme.

In questi giorni, ha valicato i confini regionali l'eco della legge piemontese sul gioco - la cui proposta di modifica è al centro di un acceso scontro fra maggioranza, opposizioni e parti della stessa maggioranza -  ma i "problemi" dei lavoratori del settore non si limitano a Torino, Cuneo, Alessandria e dintorni, purtroppo.

Sono infatti tante, troppe, le normative che hanno di fatto quasi espulso il gioco legale dai territori, o potrebbero farlo a breve. Un tema al centro dello speciale pubblicato sulla rivista cartacea di GiocoNews di aprile (consultabile nella sua interezza a questo link).  

Dopo la prima puntata, dedicata a Piemonte, Lazio e Marche, ecco la seconda, con una panoramica sul resto d'Italia.

PROVINCIA DI TRENTO, ITER SOSPESO E ATTIVITÀ RIDOTTE DEL 90 PERCENTO - Cominciamo dalla Provincia di Trento, dove il disegno di legge sul gioco presentato dal consigliere forzista Giorgio Leonardi, che chiede di riaccendere gli apparecchi da gioco installati negli esercizi pubblici spenti dallo scorso agosto per l'entrata in vigore della normativa varata nel 2015, ha subìto uno stop. Momentaneo, secondo quanto riferisce lo stesso Leonardi, “dopo che nelle tante audizioni sul testo sono emersi dei temi sui quali c'è bisogno di confronto con gli altri consiglieri di maggioranza. L'intenzione, però, è di riportare il Ddl sotto la lente delle commissioni, magari con qualche modifica, ancora da valutare”.
Anche in questo caso l'obiettivo è “fare presto”. Secondo quanto riporta Giancarlo Alberini, presidente della delegazione Sapar per la Regione del Trentino Alto Adige, “all'indomani dell'entrata in vigore della legge provinciale l’11 agosto 2020 - nonostante la nostra richiesta di proroga dei termini - le aziende hanno ridotto l’attività di circa il 90 percento, dovendo mantenere in forza il personale dipendente che per effetto del blocco ai licenziamenti connesso all’emergenza Covid non ha potuto licenziare.
Le stesse aziende sono ferme dal novembre 2020, e ciò comporta le naturali difficoltà economiche del momento.
Sono a rischio centinaia di posti di lavoro e decine di aziende, molte delle quali hanno partecipato positivamente alla costruzione del tessuto sociale trentino negli ultimi sessanta anni.
Abbiamo sempre cercato il dialogo con le istituzioni politiche, proponendo regole che fossero alternative rispetto a una vera e propria chiusura per risolvere il problema della ludopatia, sensibili all’aspetto sociale e sanitario come a quello del diritto al lavoro e delle imprese ma pochi rappresentanti politici hanno mostrato interesse nell’ascoltare e condividere una strada comune per trovare le soluzioni più idonee”.
Per poi proseguire: "Sono convinto che l’iter della Pdl venga sicuramente ripreso in tempi futuri: è comprensibile che ad oggi le priorità della politica provinciale rispecchiando la nazionale abbiano altre priorità da affrontare.
Credo che la sospensione dell’iter in realtà sia dovuta in parte dalla complessità della materia della quale la politica provinciale ne sia in ampia parte disinformata e tuttora ancorata su generiche definizioni diffuse dai media di un settore e di una attività quale è il trattenimento del gioco e la raccolta del gioco effettuato dagli apparecchi leciti Awp, che occupa centinaia di lavoratori creando un indotto di importanza tale da generare annualmente circa cinquanta milioni di euro di gettito per le casse provinciali.
Negli ultimi due anni abbiamo riscontrato come, in molti casi, i rappresentanti politici locali siano prevenuti sul tema del gioco pubblico e particolarmente per quello degli apparecchi Awp, dove individuano il problema nell’impoverimento sociale, additando i giocatori quali 'ludopatici', perdendo di vista le altre tipologie di gioco che, godendo di un nome altisonante e sembrando appartenere allo Stato, passano così per più innocui e tollerabili.
In verità, non veniamo considerati dalla politica quali imprese appartenenti a una categoria del comparto del gioco da intrattenimento capaci di investire nelle strutture creando forza lavoro ma bensi come i soggetti che producono un danno economico e morale alla società. Stiamo evidentemente pagando noi imprenditori lo scotto per tutta la filiera che gestisce il gioco nazionale. In questa nostra giusta richiesta di rivedere una iniqua legge provinciale che in una forma neanche troppo velata inibisce lo svolgimento di una lecita attività ci troviamo soli, senza l’aiuto delle istituzioni incaricate al controllo delle nostre attività", conclude Alberini .
IL DIETROFRONT DELLA VALLE D'AOSTA - Nella vicina Valle d'Aosta invece ha avuto vita breve il tentativo della Giunta di modificare la normativa vigente (la legge regionale 15 giugno 2015, n. 14) nell'ambito della legge di manutenzione dell'ordinamento regionale per il 2021 - il cosiddetto "Omnibus" -, con un articolo dedicato per ridurre il numero dei luoghi ritenuti "sensibili" per l'apertura di nuove attività. Una proposta fortemente contestata dai Comuni e dall'Ordine dei medici, che ha indotto la Regione a tornare sui propri passi quasi subito e a sopprimere l'articolo incriminato ancora prima dell'approdo del testo in Assemblea.

I "SEGNALI" DELLA LIGURIA - Ha invece cominciato il suo cammino nelle commissioni consiliari della Liguria la proposta di legge "Modificazioni alla legge regionale 30 aprile 2012 n. 18 "Norme per la prevenzione e il trattamento del gioco d'azzardo e patologico", presentata da alcuni esponenti del Partito democratico. Una 'riedizione' di quella presentata dai dem nella scorsa legislatura e che interessa solamente la modifica di una delle due leggi sul gioco della Liguria (l'altra è la legge 30 aprile 2012, n. 17, comprensiva del distanziometro sospeso dalla Giunta Toti nel 2018, a data da destinarsi).
La proposta, come evidenziato dal suo primo firmatario, Pippo Rossetti, “ha incassato i favori dei rappresentanti della Giunta, che, attraverso l'assessore alle Politiche sanitarie Ilaria Cavo e il direttore generale della Sanità Francesco Quaglia, ha manifestato l'intenzione riprendere la proposta promossa a suo tempo dall'ex assessore Sonia Viale, per impostare una legge-quadro sul tema della cura e della prevenzione del Gap, approdando ad un testo unico stilato da maggioranza e minoranza, da sottoporre agli esperti sul tema, all'Asl, al terzo settore, al coordinamento 'Mettiamoci in gioco'”.
Senza però menzionare la proposta presentata in parallelo da Giovanni Battista Pastorino, attualmente militante nel gruppo "Linea condivisa", che mira a contenere l'impatto negativo delle attività connesse alla pratica del gioco attraverso l'attivazione di corsi di formazione obbligatoria per i gestori di tali attività e di un distanziometro di 500 metri per nuove installazioni e rinnovi.
Per Rossetti però, nonostante le buone intenzioni, “non si muoverà nulla. Noi avevamo chiesto alla Regione uno studio sul comparto, dato che è evidente che si perdano posti di lavoro con l'introduzione di un distanziometro, e volevamo sapere cosa potevano fare per sostenere i commercianti al dettaglio che pagavano l'affitto con le slot, ad esempio. Poi abbiamo detto alla Regione di usare i fondi europei a disposizione per darsi una strategia e sostenere il comparto”.
Sul tema interviene Giorgio Pastorino, presidente del Sindacato totoricevitori sportivi.
"Dopo molti anni, il Pd ha scelto di affrontare il tema del Gap dal punto di vista della prevenzione, dell’informazione ai giocatori e della formazione degli operatori che vendono gioco legale. In questo senso vedo un passo avanti notevole, rispetto alle richieste di rendere operativa una legge regionale che avrebbe chiuso il settore.
Poiché questa è un’occasione per rivedere la normativa regionale, Sts si è messa in moto per portare le proprie proposte.
Prima di tutto, dobbiamo capire se l’utilizzo del distanziometro e dei luoghi sensibili è ancora attuale; la riduzione delle Awp voluta dallo Stato, i continui aumenti di tassazione e la chiusura prolungata a causa della pandemia, potrebbero aver ridotto notevolmente il mercato.
Su questo tema si dovrebbe ragionare meglio, arrivando magari ad una rimodulazione delle restrizioni.
Vanno inoltre stabilite regole sensate in caso di trasferimento dell’attività che ospita il gioco legale, quando oggi, invece, il trasferimento viene considerato come una nuova apertura, con conseguente chiusura delle slot e delle scommesse sportive. Si tratta di un danno notevole, considerando che spesso l’azienda si sposta a causa di uno sfratto o un calo notevole di reddito.
Infine, va ripensata la libertà concessa ai sindaci di rimodulare i luoghi sensibili o gli orari di funzionamento che in alcuni casi, come accaduto a Ventimiglia, portano alla chiusura totale.
La rete di vendita del gioco legale, già provata dalla crisi generalizzata del Paese, la burocrazia, le tasse e i divieti, si è ancora più indebolita durante la pandemia. Non sarebbe serio ricominciare a discutere sulle regole come se nulla fosse successo: la perdita di imprese e posti di lavoro pesa comunque su tutta la comunità e va sempre scongiurata".
Sulla proposta del consigliere Pastorino (suo omonimo ma non parente, precisa) il presidente di Sts evidenzia: "Inserire nuovi divieti ad un settore in parte chiuso da un anno, si commenta da sé. D’altra parte, non tutti gli italiani hanno dovuto affrontare i problemi economici derivanti dalla pandemia.
Sulla possibilità che la giunta regionale abbia intenzione di affrontare il tema del gioco, nel breve termine, ho qualche dubbio. L’emergenza sanitaria ed economica continuerà ancora per mesi; immagino che la Regione sia concentrata sulle vaccinazioni e la gestione dei malati, che è certamente un tema prioritario.
Probabilmente, quando le cose andranno meglio, sarà più facile discutere su altri temi".
Per poi rimarcare, parlando di distanziometri retroattivi: "La legge regionale della Liguria coinvolge qualsiasi tipologia di gioco legale. È evidente quindi che in caso di distanziometro retroattivo sarebbe impossibile vendere qualsiasi gioco regolato dallo Stato. Questo è il principale motivo per cui il governatore Toti e l’allora assessore allo Sviluppo economico Rixi bloccarono l’entrata in vigore della legge.
Non dobbiamo dimenticare che, a livello nazionale, quella norma è stata la prima ad essere introdotta insieme a quella emanata dalla Provincia di Bolzano; all’epoca, la risposta alla ludopatia sembrava essere solo rappresentata dal proibizionismo. Da allora, molti territori hanno modificato le proprie leggi o introdotto parametri diversi tentando una mediazione tra la salute e l’attività economica.
Credo che anche in Liguria si possa ragionare su un percorso differente".
 
EMILIA ROMAGNA, "CALMA PIATTA" IN ATTESA DI NUOVE PROPOSTE - Chiudiamo il nostro viaggio nei territori con uno dei più “attenzionati” per il settore: l'Emilia Romagna, dove la legge del 2013 è ormai a pieno regime, dopo la delibera di Giunta sull'attuazione del distanziometro del giugno 2017, che ha fatto scattare i sei mesi - e poi altri sei - dati dai Comuni alle attività di gioco per adeguarsi, delocalizzare o chiudere. L'ultimo step è stato toccato a giugno 2019, per le location dedicate, mentre le nuove autorizzazioni per gli esercizi generalisti devono giungere alla scadenza naturale delle concessioni nel 2022.
“La situazione è statica, a maggior ragione dopo lo scoppio della pandemia di Covid e con il ruolo assunto dal governatore Stefano Bonaccini nella gestione dell'emergenza come presidente della Conferenza delle Regioni”, commenta Isabella Rusciano del Centro studi As.tro.
“Ad oggi non si hanno notizie di proposte di modifica della normativa”, prosegue, ricordando i tentativi in tal senso fatti dai consiglieri Michele Facci e Massimiliano Pompignoli (Lega), che la scorsa estate, nel corso della discussione della variazione di bilancio, avevano chiesto di modificare la legge vigente, “anche in correlazione con una nuova legge nazionale di riordino del settore” e garantire “forme di sostegno economico per i lavoratori interessati, da armonizzarsi con il bilancio e con gli equilibri del medesimo”. Con due emendamenti, poi bocciati dall'Assemblea.
Ora potrebbe arrivare qualche nuova proposta in tal senso dalla minoranza, ma non ci sono ancora testi definiti.
Ci sono invece dati certi sulle conseguenze della legge del 2013, evidenziati da un report dedicato della Cgia di Mestre. Con una perdita dei posti di lavoro stimabile in 3.700 unità, sui 5.200 addetti occupati nel gaming della regione e un taglio del gettito erariale di 502 milioni annui, mentre la piena realizzazione del distanziometro determinerà una riduzione dell’80 percento degli esercizi generalisti e del 60 percento delle sale dedicate. Un effetto che definire “espulsivo” è riduttivo, considerando che in alcune città, a cominciare da Bologna, il 98 percento dei punti gioco sarebbero vicini a luoghi sensibili.
 
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