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Piemonte, legge gioco. Eurispes: 'Il distanziometro non serve a nulla'

  • Scritto da Redazione GiocoNews

Nella seconda seduta di audizioni la lettura del fenomeno gioco fatta da Cgia di Mestre, Eurispes, Sindacati confederali, Ordini dei medici, psicologi e assistenti sociali.

In archivio anche la seconda giornata di audizioni dedicata al Ddl sul contrasto al gioco per il Consiglio regionale del Piemonte. La seduta di oggi, 16 giugno, segue le audizioni di ieri, che hanno visto protagoniste Caritas diocesana, Società italiana tossicodipendenze (SIDT) e Fondazioni antiusura. Anche stamani si è preceduto a Commissioni congiunte (III Commissione, Economia e industria, e dalla IV Commissione Sanità, assistenza, servizi sociali, politiche degli anziani, riunitasi in seduta congiunta con la Commissione Legalità) con l'assemblea presieduta da Alessandro Stecco. All'ordine del giorno vi erano gli incontri con Cgia di Mestre, Eurispes, Sindacati confederali, Ordini dei medici, psicologi e assistenti sociali.

E subito la Cgia di Mestre ha portato dati, numeri precisi che sono gli unici in grado di definire un fenomeno circondato spesso da tante esternazioni poco concrete. "La minor raccolta proveniente dalle slot machine per effetto della legge 9/2016 ha determinato una riduzione del gettito per le casse piemontesi e importanti ricadute occupazionali", ha spiegato Daniele Nicolai, ricercatore della Cgia di Mestre. "Stimiamo una perdita annua per l'erario pari a circa 163 milioni di euro, che sale sino a 200 milioni se si calcola anche il conseguente mancato gettito dovuto al minor fatturato per le aziende del settore. Nel periodo 2016-2019 si è avuto un pesante ridimensionamento dell'occupazione, con 1.700 addetti persi a causa del distanziometro, a cui vanno aggiunti altri 600 per l'incremento di tassazione del settore. In totale gli addetti passano dai 4.850 del 2019 ai 2.550 del 2019. Inoltre, se consideriamo le sale da gioco, ci sono 1.800 lavoratori la cui occupazione è messa in serio pericolo".

Non ha mancato, Nicolai, di richiamare l'attenzione sul pericolo del dilagare della criminalità, riportando che "per quanto riguarda il gioco illecito, riscontriamo un aumento delle irregolarità e una crescita esponenziale dell'imposta evasa nel periodo successivo all'entrata in vigore della legge: +181% di soggetti verbalizzati, crescita del tasso di positività dei controlli e forte aumento degli apparecchi sequestrati".

Preoccupazioni espresse anche da Antonio Rinaudo, direttore Eurispes Piemonte e Valle d'Aosta, che ha presentato i dati raccolti nel 2019 con la ricerca Gioco pubblico e dipendenza in Piemonte: "Il nostro osservatorio giochi, legalità e patologie ha preso in esame gli effetti della legge 9/2016 che possono riassumersi in: offerta del gioco legale tagliata dell'80%, 5.200 posti di lavoro in meno, assist al gioco illegale, inefficacia degli strumenti per limitare il gioco patologico. Nell'attesa di verificare gli effetti della riapertura post Covid e del congelamento dell'occupazione, possiamo stimare che si siano persi 2.217 posti di lavoro tra il 2017 e il 2019, a cui ne vanno aggiunti 3.000 tra persi nel 2019 e a rischio nel 2021. Nonostante una forte riduzione delle slot machine, abbiamo calcolato che nel 2018 i volumi di gioco dei piemontesi sono aumentati: -148 milioni di euro per le slot, ma +186 milioni di euro per le videolottery".

Ulteriori prove dell'inefficacia del distanziometro le riporta sempre Rinaudo citando uno studio realizzato in Puglia, la cui analisi applicata al Piemonte porta l'Eurispes a ribadire "la totale assenza di efficacia del 'distanziometro'. L'11,3% dei giocatori problematici preferisce giocare lontano da casa, contro il 2,5% di quelli saltuari, e il 10,7% dei problematici che ha una predilezione per gli esercizi che garantiscono maggior privacy, rispetto all'1,5% dei saltuari. Infine l'inefficacia del distanziometro si somma all'effetto di facilitare l'azione della criminalità organizzata: il rischio della crescita dell'illegalità non deve essere sottovalutato come offerta della compressione dell'offerta del gioco pubblico".

I rappresentanti degli Ordini dei Medici, degli Psicologici e degli Assistenti sociali hanno posto particolare attenzione alle ricadute sanitarie e sociali del gioco d'azzardo, che coinvolge per anni (con un aggravio anche di costi) non solo l'individuo ma tutta la sua cerchia familiare. I diversi professionisti hanno sostenuto che la legge del 2016 ha dato ottimi risultati: "Ridurre l'offerta di gioco è salutare, non si tratta di proibizionismo ma di regolazione. Diversi esercenti hanno detto di essersi sentiti sollevati dopo aver tolto le macchinette, anche se hanno avuto minori introiti. C'è stata una riduzione del 20% dei soggetti in cura per questa patologia, mentre la nuova proposta si fonda soltanto sulla comunicazione al pubblico sui rischi del gioco. L'impostazione è scorretta perché le persone vulnerabili sono quelle che meno rispondono alle campagne di prevenzione".

Infine sono state ascoltate anche le preoccupazioni espresse dai sindacati di categoria Cgil, Cisl e Uil si sono soffermate sia sugli aspetti medico-sociali e su quelli occupazionali: "Prima di tutto è necessario avere dati certi sulle ricadute occupazionali della legge", hanno sottolineato i sindacalisti, "i volumi di gioco sono diminuiti ma ci vuole un forte intervento di prevenzione verso le categorie fragili. Se è vero che l'occupazione si è ridotta, apriamo un tavolo con le organizzazioni di categoria con numeri certi e individuiamo gli strumenti di sostegno al reddito e riqualificazione del personale, prima dello sblocco dei licenziamenti".

Al termine di tutti gli interventi sono intervenuti, chiedendo chiarimenti e approfondimenti, i consiglieri Domenico Rossi e Diego Sarno (Pd), Giorgio Bertola (M4o), Marco Grimaldi (Luv).

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