Il gioco con vincita è vietato ai minori di 18 anni e può causare dipendenza. Consulta probabilità di vincita su www.aams.gov.it
Log in

Dl Green pass: bocciati emendamenti per abolire certificazione, Lega con le opposizioni

  • Scritto da Fm

In commissione Affari sociali della Camera bocciati emendamenti – anche della Lega - al Dl Green pass per abolire l'obbligo della certificazione verde per accedere ai locali, sale gioco comprese.

 

 La riapertura “ufficiale” delle attività politiche alla Camera dei deputati dopo la pausa estiva segna una crepa nella maggioranza di governo.

La commissione Affari sociali ha infatti bocciato tutti gli emendamenti che chiedevano di sopprimere l’articolo 3 del decreto legge che dal 6 agosto ha introdotto l’obbligo di mostrare il green pass per accedere agli eventi e negli spazi interni dei locali pubblici, compresi quelli di gioco.

Emendamenti presentati non solo dalle cosiddette forze di minoranza, come Fratelli d’Italia, ad esempio, ma anche da deputati della Lega, partito che in teoria è uno dei pilastri dell'Esecutivo in carica e al quale appartengono alcune delle sue figure chiave, come Giancarlo Giorgetti, ministro allo Svluppo economico, e svariati sottosegretari, fra cui anche quello all'Economia con delega ai giochi, che dovrebbe essere ri-nominato entro questa settimana dopo le dimissioni di Claudio Durigon, "reo" di voler intitolare il parco comunale di Latina ad Arnaldo Mussolini, fratello del Duce.

 

Durante il dibattito nella commissione Affari sociali della Camera i parlamentari leghisti hanno presentato diverse proposte, tutte respinte. A cominciare da quella di Massimiliano Panizzut, che intendeva “ridurre la durata della quarantena precauzionale per i soggetti guariti dall’infezione da non più di sei mesi e per i soggetti che hanno completato il ciclo vaccinale” e da quello di Claudio Borghi per “sostituire i criteri attualmente vigenti con quelli approvati in sede di Conferenza Stato-Regioni che sono pertanto stati ritenuti congrui da tutti i territori”, osservando che “determinare il colore delle zone in base ai contagi penalizza le regioni più diligenti nel tracciamento” e criticando “la scelta del Governo che è, quindi, quella non solo di introdurre il green pass ma di rendere contestualmente i parametri ancora più stringenti rispetto a quelli stabiliti prima dell’avvio della campagna vaccinale, con la inevitabile conseguenza della chiusura di alcuni territori e dei drammatici effetti che essa comporta”.
Ma il cuore della richiesta di Borghi è “la soppressione dell’articolo 3” (del decreto Green pass, Ndr) con il quale “si sopprime l’impiego delle certificazioni verdi”, rammentando che “esistono regolamenti dell’Unione europea, approvati da tutte le forze politiche, che si esprimono chiaramente in tal senso”: in particolare la risoluzione n. 2361/2021 del Consiglio d’Europa, stata “adottata in piena emergenza da Covid-19 con il voto favorevole oltre che dalla Lega anche dal Partito democratico”, rimarca il leghista. “Il paragrafo 7.3.1 di tale risoluzione prevede che sia garantito che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno debba essere politicamente, socialmente o in altro modo messo sotto pressione per farsi vaccinare”, mentre il paragrafo 7.3.2 della stessa risoluzione “prevede che nessuno debba essere discriminato per non essersi vaccinato a causa di possibili rischi per la salute o per propria scelta”.
Inoltre, “il considerando 36 del regolamento (Ue) 2021/953 stabilisce che è necessario evitare la discriminazione delle persone non vaccinate. Nel segnalare che, in quanto regolamento, si tratta di una normativa immediatamente applicabile”, Borghi infine “ritiene paradossale che forze politiche che si dichiarano sicuramente più europeiste rispetto a quella che è notoriamente la propria posizione personale, non tengano nella dovuta considerazione quanto stabilito, con il loro consenso, a livello europeo.
 
Sebbene l'istanza di Borghi, raccolta da diversi emendamenti di Fratelli d'Italia, sia poi stata cassata, non ha mancato di suscitare reazioni.
In commissione da parte della deputata del Pd Elena Carnevali, per la quale “è inaccettabile che una forza politica appartenente alla maggioranza svolga due parti in commedia, agendo contemporaneamente come forza di Governo e di opposizione nonostante i propri rappresentanti abbiano condiviso le scelte effettuate in sede di Consiglio dei ministri”, con un'ambiguità che non fa “del bene al Paese e alla classe politica nel suo complesso”.
 
Dal canto suo, Lisa Noja (Iv) esprime l’auspicio che i rappresentanti di tutte le forze politiche smettano di “recitare”,  assumendosi le proprie responsabilità in un momento storico assai difficile al fine di garantire una riduzione del numero dei decessi e un ritorno alla normalità e sottolinea “che l’articolo 2 della Costituzione richiede anche l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà nei confronti degli altri e osserva che in tal modo si costruisce una comunità. Il green pass rende in prospettiva più libera la vita di ciascuno, garantendo in particolare le persone più fragili”. 
 
Fuori dalle aule parlamentari sulla questione si registra anche l'intervento del segretario del Partito democratico Enrico Letta, alla Festa Nazionale dell'Unità, in corso a Modena.
"Io stigmatizzo la scelta della Lega che con i voti in Commissione alla Camera contro il green pass ha deciso di fare una scelta che la pone al di fuori della maggioranza. Quindi chiedo un chiarimento politico su questo punto. Perché la Lega oggi di fatto si mette contro e fuori dalla maggioranza". Una scelta che per il dem è inopportuna, mentre il momento storico attuale impone “responsabilità da parte di tutte le forze politiche", che “devono essere le prime a dare il segno positivo e di unità perché il nostro Paese in questo momento funzioni e perché tutte le cose funzionino".
 
Sulla vicenda al momento il numero uno della Lega, Matteo Salvini, resta silente, affidando un commento sul tema green pass ad un post sulla sua pagina Facebook: “Se lo Stato impone il green pass per lavorare, viaggiare, studiare, fare sport, volontariato e cultura, deve anche garantire tamponi, rapidi e gratuiti, per tutti. Sono certificati, funzionano, costano poco e possono essere usati da tutti, come in altri Paesi stranieri. Ci sono milioni di italiani che non possono spendere altre centinaia di euro ogni settimana, in un momento già economicamente difficile.
Vediamo se Pd e 5Stelle voteranno a favore di questa proposta della Lega in Commissione”.
 
 
Difficoltà e diversità di vedute che potrebbero spingere il Governo, secondo quanto ventilano fonti parlamentari, a porre la questione di fiducia sul decreto green pass.
 
In parallelo, gli emendamenti segnalati per il voto della Commissione sono stati complessivamente 312, nessuno dei quali riguarda direttamente il settore del gioco pubblico, in vista dell'inizio della discussione generale in Aula calendarizzato per il 6 settembre.
 
 
Dl Green pass: bocciati emendamenti per abolizione certificazione, Lega con le opposizioni
La seduta della  commissione Affari sociali vede la bocciatura degli emendamenti – presentati anche dalla Lega - al Dl Green pass che chiedono di abolire l'obbligo della certificazione verde per accedere ai locali, sale gioco comprese.

La riapertura “ufficiale” delle attività politiche alla Camera dei deputati dopo la pausa estiva segna una piccola crepa nella maggioranza di governo.

La commissione Affari sociali ha infatti bocciato tutti gli emendamenti che chiedevano di sopprimere l’articolo 3 del decreto legge che dal 6 agosto ha introdotto l’obbligo di mostrare il green pass per accedere agli eventi e negli spazi interni dei locali pubblici, compresi quelli di gioco.

 

Invece, gli emendamenti segnalati per il voto della Commissione sono stati complessivamente 312, nessuno dei quali riguarda direttamente il settore del gioco pubblico, in vista dell'inizio della discussione generale in Aula calendarizzato per il 6 settembre.

 

 

Tornando al tema di giornata, e cioè all'abolizione del green pass, c'è da dire che gli emendamenti in materia non sono stati presentati solo dalle cosiddette forze di minoranza, come Fratelli d’Italia, ad esempio, ma anche da deputati della Lega, partito che in teoria è uno dei pilastri dell'Esecutivo in carica e al quale appartengono alcune delle sue figure chiave, come Giancarlo Giorgetti, ministro allo Svluppo economico, e svariati sottosegretari, fra cui anche quello all'Economia con delega ai giochi, che dovrebbe essere ri-nominato entro questa settimana dopo le dimissioni di Claudio Durigon,  "reo" di voler intitolare il parco comunale di Latina ad Arnaldo Mussolini, fratello del Duce.

 

 

Durante il dibattito nella commissione Affari sociali della Camera i parlamentari leghisti hanno presentato diverse proposte, tutte respinte. A cominciare da quella di Massimiliano Panizzut, che intendeva “ridurre la durata della quarantena precauzionale per i soggetti guariti dall’infezione da non più di sei mesi e per i soggetti che hanno completato il ciclo vaccinale” e da quello di Claudio Borghi per “sostituire i criteri attualmente vigenti con quelli approvati in sede di Conferenza Statoregioni che sono pertanto stati ritenuti congrui da tutti i territori”, osservando che “determinare il colore delle zone in base ai contagi penalizza le regioni più diligenti nel tracciamento” e criticando “la scelta del Governo che è, quindi, quella non solo di introdurre il green pass ma di rendere contestualmente i parametri ancora più stringenti rispetto a quelli stabiliti prima dell’avvio della campagna vaccinale, con la inevitabile conseguenza della chiusura di alcuni territori e dei drammatici effetti che essa comporta”.

Ma il cuore della richiesta di Borghi è “la soppressione dell’articolo 3” (del decreto Green pass, Ndr) con il quale “si sopprime l’impiego delle certificazioni verdi”, rammentando che “esistono regolamenti dell’Unione europea, approvati da tutte le forze politiche, che si esprimono chiaramente in tal senso”: in particolare la risoluzione n. 2361/2021 del Consiglio d’Europa, stata “adottata in piena emergenza da Covid-19 con il voto favorevole oltre che dalla Lega anche dal Partito democratico”, rimarca il leghista. “Il paragrafo 7.3.1 di tale risoluzione prevede che sia garantito che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno debba essere politicamente, socialmente o in altro modo messo sotto pressione per farsi vaccinare”, mentre il paragrafo 7.3.2 della stessa risoluzione “prevede che nessuno debba essere discriminato per non essersi vaccinato a causa di possibili rischi per la salute o per propria scelta”.

Inoltre, “il considerando 36 del regolamento (UE) 2021/953 stabilisce che è necessario evitare la discriminazione delle persone non vaccinate. Nel segnalare che, in quanto regolamento, si tratta di una normativa immediatamente applicabile”, Borghi infine “ritiene paradossale che forze politiche che si dichiarano sicuramente più europeiste rispetto a quella che è notoriamente la propria posizione personale, non tengano nella dovuta considerazione quanto stabilito, con il loro consenso, a livello europeo”.

 

Sebbene l'istanza di Borghi, raccolta da diversi emendamenti di Fratelli d'Italia, sia poi stata cassata, non ha mancato di suscitare reazioni.

In primis dal segretario del Partito democratico Enrico Letta, intervenuto sul tema alla Festa Nazionale dell'Unità, in corso a Modena.

"Io stigmatizzo la scelta della Lega che con i voti in Commissione alla Camera contro il green pass ha deciso di fare una scelta che la pone al di fuori della maggioranza. Quindi chiedo un chiarimento politico su questo punto. Perché la Lega oggi di fatto si mette contro e fuori dalla maggioranza". Una scelta che per il dem è inopportuna, mentre il momento storico attuale impone “responsabilità da parte di tutte le forze politiche", che “devono essere le prime a dare il segno positivo e di unità perché il nostro Paese in questo momento funzioni e perché tutte le cose funzionino".

 

Sulla vicenda al momento il numero uno della Lega, Matteo Salvini, resta silente, affidando un commento sul tema green pass ad un post sulla sua pagina Facebook: “Se lo Stato impone il green pass per lavorare, viaggiare, studiare, fare sport, volontariato e cultura, deve anche garantire tamponi, rapidi e gratuiti, per tutti. Sono certificati, funzionano, costano poco e possono essere usati da tutti, come in altri Paesi stranieri. Ci sono milioni di italiani che non possono spendere altre centinaia di euro ogni settimana, in un momento già economicamente difficile.

Vediamo se Pd e 5Stelle voteranno a favore di questa proposta della Lega in Commissione”.

 

 

Difficoltà e diversità di vedute che potrebbero spingere il Governo, secondo quanto ventilano fonti parlamentari, a porre la questione di fiducia sul decreto green pass.

 

 
Share