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Green pass, i Comuni: 'Utile per dare continuità ad attività economiche'

  • Scritto da Francesca Mancosu

Enti locali tutti d'accordo sulla "necessità" dell'estensione dell'obbligo di green pass anche ai lavoratori per accelerare il ritorno alla normalità, anche nelle location di gioco.

Dal 15 ottobre, tutti i lavoratori del settore pubblico e delle attività economiche del privato dovranno essere in possesso del Green pass, così come accade già per i propri clienti.
Una misura che come noto sarà valida anche per le location di gioco, dopo i dubbi – e gli auspici – manifestati da alcuni operatori e un lungo braccio di ferro all'interno del Governo.
Ma cosa ne pensano i rappresentanti degli Enti locali, prime sentinelle del territorio?
Ne parliamo in questo articolo, estratto dello speciale pubblicato nella sua interezza nel numero di ottobre della rivista cartacea Gioco News (consultabile online a questo link). 

Che si parli di Comuni grandi o piccoli, la musica è sempre la stessa.
A cominciare da Cristiano Casa, assessore alle Attività produttive di Parma, che appoggia in toto la scelta del Governo in quanto "eventuali ulteriori chiusure sarebbero un disastro sotto tutti i punti di vista".
Esprimendo inoltre la speranza che non ci siano neppure ritorni di alcuni territori in zona arancione – come accaduto ad alcuni Comuni della Sicilia, mentre il resto dell'isola era in zona gialla, fra agosto e settembre – ma, nel caso avvenisse, sottolinea la necessità di "riproporre delle chiusure localizzate per evitare ulteriori incrementi dei contagi". Strada seguita proprio da alcuni sindaci siciliani, fra le province di Siracusa, Enna e Caltanissetta, dove la Regione, anche in zona arancione, ha finito per consentire le attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò, "anche se svolte all’interno di locali adibiti ad attività differente, nel rispetto dei protocolli e delle linee-guida ed esclusivamente per i soggetti muniti di valida certificazione verde".
Una sorte condivisa con "le attività dei parchi tematici e di divertimento, dei parchi giochi e delle ludoteche nonché degli spettacoli viaggianti, nel rispetto dei protocolli e delle linee-guida vigenti", dei "centri culturali, dei centri sociali e ricreativi e dei circoli associativi del Terzo settore", e così via per fiere, convegni, congressi e sport, creando un importante precedente.
Senza dimenticare i controlli del rispetto della normativa da parte di tutte le attività economiche, comprese quelle di gioco, "coordinati direttamente dal questore".
 
Dall'Emilia Romagna passiamo alle Marche, a Civitanova Marche e a Monia Rossi, consigliera comunale con delega specifica del sindaco al gioco, nonché presidente della commissione Attività produttive e membro del tavolo Anci Marche sulle problematiche del gioco pubblico.
Rossi commenta l'obbligo di green pass partendo da una vicenda che purtroppo l'ha coinvolta in prima persona.
"Ho perso recentemente una persona cara per via del Covid. Sono convinta che questa malattia sia ingestibile e nessuno ancora sa come reagirà una volta che entra nel corpo di qualcuno. Tuttavia se questa è l’unica strada per evitare una chiusura totale sono d’accordo. Io non sono una scienziata e non ho la presunzione di dire che si poteva fare diversamente, perchè non ho le competenze per affermarlo. Tuttavia molte persone resteranno a casa pur di non fare tampone o vaccino quindi avrà comunque un impatto notevole a livello economico".
Impatto che colpirà tante attività, comprese quelle di gioco. "Se la scelta è stata fatta per proteggere la nazione da questa malattia, il green pass doveva essere obbligatorio per tutti e ovunque… ma non è così. Per esempio una casalinga che va a fare la spesa e non rientra nell'obbligo può rischiare di infettare qualcuno al supermercato, se positiva asintomatica o semplicemente irresponsabile!? Questo per dire che per l’ennesima volta vedo il Governo accanirsi contro chi lavora e fa girare l’economia e mi dispiace essere rappresentata da questi soggetti.
Qual è l’obiettivo del green pass? Tutelare i civili da questa malattia, se funziona prendiamoci la responsabilità di inserire l’obbligo ovunque e senza pregiudizi di colore, ma se non funziona qualche domanda facciamocela. Soprattutto, guardiamo anche cosa succede nel mondo…non siamo i soli a subire il Covid".
 
Infine, rileviamo il punto di vista di Luca Coletto, al quale fa capo la delega alla Sanità della Regione Umbria, che ricorda, lapidario, come le "sale da gioco per poter operare" debbano aver ottenuto necessariamente la concessione governativa. Va da sé che questo comporterà l’applicazione di quanto stabilito dal Governo per contenere e prevenire l’infezione prodotta dal Covid, quindi anche l’obbligatorietà del green pass". Come del resto accade "per tutte le attività commerciali che devono rispettare i dettami dei decreti che di volta in volta vengono emanati per la difesa della salute pubblica".
 
TUTELARE IL LAVORO, E AVVIARE IL RIORDINO - "La scelta fatta dal Governo di prevedere, dal 15 ottobre, l’obbligo del green pass anche per i lavoratori è logica è condivisibile. Si tratta di una decisione che, già dal suo annuncio,  ha fornito un primo risultato importante: un notevole incremento di prenotazioni del vaccino da parte di persone che ancora non avevano fatto neanche la prima dose.
Si è trattato, dunque, di misure importanti a protezione, a tutela della salute propria e di quella degli altri. Ma anche a tutela del lavoro, al fine cioè di scongiurare - per quanto possibile - il rischio di una ripresa dei contagi che creerebbe problemi non solo per la salute ma anche per il lavoro, sia nel pubblico che nel privato. Un rischio che deve essere assolutamente scongiurato, anche tenuto conto del fatto che siamo in una fase di ripresa dell’economia".
Ne è convinto Domenico Faggiani, responsabile del Tavolo sulle problematiche dell'Osservatorio sul gioco d'azzardo patologico per l'Anci, che ne approfitta per fare un discorso più ampio.
"Quasi tutti i settori economici hanno risentito degli effetti della pandemia, tra questi anche il settore del gioco legale. Un settore che aveva problemi e difficoltà anche prima della pandemia, problemi che ora si ripresentano tutti, aggravati dal lungo periodo di chiusura delle attività. Un periodo che, come ci indicano chiaramente i dati del 2020, ha visto un forte incremento dell’illegalità nel gioco; questo a riprova del fatto - ammesso che ce ne fosse bisogno – che 'il gioco pubblico e il presidio del territorio tramite gli esercizi autorizzati sia un argine fondamentale contro il dilagare del gioco illegale', come ci ricorda il Libro Blu 2020 dell’Agenzia dogane e monopoli.
Le questioni che devono essere affrontate - dicevo - sono molteplici, a cominciare dal riordino del settore, un tema questo che non può più essere rinviato.
Sulla necessità del riordino del settore, attraverso un testo unico del gioco, c’è oramai il consenso di tutte le forze politiche. In tal senso si è espresso più volte anche il direttore dell’Agenzia, Marcello Minenna, da ultimo durante la presentazione del Libro Blu 2020. Ed in quella occasione anche il presidente della Camera, Roberto Fico, ha parlato della riforma organica dei giochi come di una 'urgenza per il Parlamento'.   
Mi sembra che ci siano, quindi, tutte le condizioni perché venga immediatamente avviato il lavoro per pervenire, quanto prima, ad una riforma che sia il più possibile condivisa. E per questo occorre, da subito, il coinvolgimento anche delle autonomie locali: le Regioni ed i Comuni". 
 
 
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