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Emergenza e green pass: ipotesi proroga fino all’estate 2022

  • Scritto da Ac

L’esecutivo è pronto a rinnovare lo stato di emergenza per tenere in piedi il piano vaccini in vista della terza dose: ma nonostante le apertura “garantite” per i giochi sono guai.

 

L’obbligo di esibire il green pass nei locali pubblici, come ormai in tutte le attività e luoghi della Penisola, è destinato ad accompagnare con tutta probabilità gli italiani anche nel 2022. Almeno fino alla prossima primavera, se non addirittura fino all’estate, come sembra ancor più verosimile. Questa, infatti, è la decisione che si prepara ad assumere l'esecutivo, di fronte ai numeri che evidenziano come la pandemia è già in risalita a inizio autunno. Motivo per cui, in prospettiva, il certificato verde è ritenuto dal governo ancora oggi uno strumento molto utile, se non addirittura fondamentale, per tenere a bada il virus durante i mesi invernali, che gli scienziati dicono essere quelli più temibili dal punto di vista del contagio. Per questo l'obiettivo di Palazzo Chigi è quello di estendere non solo l'obbligo di green pass, ma anche l'intero stato di emergenza che, ad oggi, si dovrebbe formalmente concludere a fine anno, dopo quasi due anni di proroghe, in seguito alla prima dichiarazione partita il 31 gennaio 2020 con il Governo di Giuseppe Conte.

Tra meno di due mesi, dunque, potrebbe essere necessario prorogare ancora lo stato di emergenza per tenere in piedi la struttura commissariale guidata dal generale Figliuolo che dovrebbe consentirgli di proseguire con gli acquisti di vaccini e medicine (per quali, non a caso, sono stati già stanziati quasi 2 miliardi nella manovra) e procedere così in maniera più “snella” alla somministrazione delle terze dosi negli hub vaccinati, oltre che per allungare la vita al Comitato tecnico scientifico. Ma i due passaggi – quello cioè dell’estensione del pass e quello della proroga dello stato di emergenza - si annunciano particolarmente difficili per la maggioranza e l’Esecutivo, visto che sarà obbligatorio passare per il Parlamento: all'interno del quale, come noto, ci sono diversi movimenti contrari, soprattutto all'impiego del green pass, e non solo nell'opposizione.

GLI IMPATTI SUL GIOCO PUBBLICO – Se in Parlamento, come del resto nell'intero paese, ci sono posizioni bivalenti di fronte all'utilizzo del green pass, lo stesso accade anche all'interno del gioco pubblico, tenendo conto dei diversi risvolti che questo ha causato nel settore. Nel bene e nel male. Da un lato, infatti, c'è chi continua a maledire lo strumento introdotto dal governo per arginare la pandemia, sia pure “sottovoce”: non tanto e non solo per una questione di “stile” - evitando cioè le proteste di piazza rispetto a quella che appare comunque, per la maggioranza, una norma dettata dal buon senso in una situazione di emergenza (Inter)nazionale - ma anche e soprattutto perché proprio grazie a quello strumento si sono potute rialzare le saracinesche dei locali di gioco. Dall'altro lato però c'è chi non ne può più di questo obbligo visto che l'imposizione di mostrare il certificato vaccinale all’entrata delle sale ha scoraggiato fortemente i consumi limitando le frequentazioni dei locali di intrattenimento e provocando un crollo della raccolta. Come abbiamo già documentato su queste pagine, con un trend negativo che dal 6 agosto si è continuato a manifestare anche nelle settimane e nei mesi successivi. Dando un serio colpo ai bilanci delle aziende che già dovevano fare i conti – letteralmente – con un anno e mezzo circa di fatturati prossimi allo zero. E se fino ad oggi la logica diffusa era sempre stata quella di stringere i denti fino a fine anno per poi potersi liberare finalmente di tutte le zavorre che stanno frenando pesantemente il lavoro, adesso il rischio (o, anzi, quella che sembra ormai una certezza) di veder prorogata ulteriormente le misura del green pass, appare come un vero spauracchio e un serio problema per gli operatori.

D'altro canto, però, c'è da segnalare come – al contrario – l'estensione dell'emergenza sanitaria potrebbe dare qualche opportunità in più al settore ricordando che, attraverso il decreto cosiddetto “Cura Italia” di marzo 2020, il governo aveva prorogato la scadenza delle concessioni pubbliche legandole proprio alla durante dell'emergenza, fissandola ai successivi 90 giorni dalla data di cessazione dello stato di crisi. Come avevamo anticipato diversi mesi fa, nella norma, (all’articolo 103, comma 2 del Dl 17 marzo 2020, n.18, convertito con modificazioni dalla Legge 24 aprile 2020, n.27), si stabilisce che: “Tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, compresi i termini di inizio e di ultimazione dei lavori di cui all'articolo 15 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e la data della dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19, conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza”.
Una previsione che aveva già consentito di estendere la validità della concessioni di gioco in scadenza dapprima al 29 ottobre 2021, in virtù della prima data ipotizzata dall'esecutivo per il termine dell'emergenza, fissata allo scorso 31 luglio, per poi passare successivamente alla fine di marzo, proprio in base alla successiva proroga dell'emergenza al 31 dicembre. E ora, quindi, l'estensione dello stato di calamità porterebbe con sé anche l'ulteriore prolungamento delle concessioni, che era stato avallato anche dalla stessa Angenzia delle Dogane e dei monopoli (anche se non per tutti, visto che le concessioni online comunitarie in scedenza in questi mesi chiedono sul punto lo stesso trattamento innanzi al Tar).
 
LA PAROLA AL PARLAMENTO - Se il governo sceglierà di utilizzare lo stato d’emergenza anche nel 2022 dovrà farlo però con una norma primaria, non potendo più prorogare quello attuale con un semplice passaggio in consiglio dei ministri. E stavolta l'esito non si può dare per scontato visto che l’approdo in Parlamento potrebbe scatenare un putiferio all’interno della maggioranza.
Se per il ministro della Salute Roberto Speranza il Governo sarebbe pronto a decidere di rinnovare “senza timore” se dovesse esserci la necessità, nei giorni scorsi il leader della Lega Matteo Salvini ha chiesto invece che “con il 2021 si chiuda anche la necessità del green pass”. Mentre il ministro degli Esteri e Cinque Stelle Luigi Di Maio ha ribadito che per evitare lockdown e coprifuoco, che stanno tornando in altri Paesi, bisogna andare avanti con il green pass. Tanto per far capire quanto potrebbe rivelarsi tutt’altro che scontato il passaggio alle camere per l’Esecutivo guidato dal premier Draghi, anche se finora, sul Covid, è sempre filato tutto liscio, sia pure con qualche mal di pancia tra le forze di governo. Ma c’è in realtà un cavillo che consentirebbe al governo di prorogare ulteriormente lo stato di emergenza, anche se formalmente non si tratterebbe di una proroga. L'esecutivo potrebbe riconoscere nella variante Delta del Covid una nuova minaccia nazionale. Questo fornirebbe un appiglio per procedere con un nuovo stato di emergenza che potrebbe durare anche altri 24 mesi. Ma è tuttavia da escludere che il premier possa optare per la via meno democratica o alle scorciatoie extra parlamentari, sorpattutto in un periodo così delicato e in fase di stesura e approvazione della legge di bilancio.
NUMERI PREOCCUPANTI – Ma se a preoccupare l'industria sono i numeri dei bilanci, a preoccupare più di ogni altra cosa, a Palazzo Chigi, sono quelli dell’epidemia, che dopo settimane di relativa calma da una decina di giorni sono in chiara risalta, registrando un +40 percento nei contagi in una settimana. Peggio ancora guardando ai ricoveri ordinari che tornano a crescere (+10 percento in una settimana). E con Trieste che fa i conti con i contagi lasciati dalle proteste "No Pass" dei giorni scorsi. Con il tasso di infezione schizzato a 350 casi per 100mila abitanti negli ultimi 7 giorni, il triplo rispetto al resto della regione. La buona notizia, tuttavia, è che i vaccini finora funzionano soprattutto contro le forme gravi: secondo gli ultimi dati dell’Iss chi non è immunizzato rischia sette volte di più di finire in ospedale e undici volte di morire. Un risultato che conferma però anche l'esigenza di proseguire con il percorso già avviato e, quindi, con l'estensione dell'emergenza per proseguire con le somministrazioni e con il prolungamento dell'obbligo di green pass. Che piaccia o no, a cittadini e lavoratori.
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