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Delega fiscale, riforma gioco e scostamento bilancio a rischio rinvio

  • Scritto da Ac

La riforma del gioco pubblico, come molte altre, rischia di slittare al dopo elezioni per il Presidente della Repubblica.

Un paese in sospeso. E' quello che potrebbe scaturire dalle elezioni del prossimo presidente della Repubblica che dovrebbero essere avviate nei prossimi giorni. O, meglio, dai lavori preparatori che porteranno al nuovo Capo di Stato. Stando ai vari movimenti già iniziati nelle due camera, il rischio più grande di questo particolarissimo momento storico è quello di ritrovarsi con una serie di dossier che governo e Parlamento avrebbero dovuto affrontare a stretto giro, ora in bilico: considerando i tempi stretti (e la priorità data ai provvedimenti Covid) che potrebbero far slittare ogni cosa dopo l'elezione del nuovo presidente. Tra questi - come anticipato - , anche la riforma del gioco pubblico, che il sottosegretario all'Economia con delega ai giochi, Federico Freni, aveva annunciato di avviare durante il mese corrente. Ma non è certo l'unica in attesa di trattazione da parte di governo e parlamento. Anzi. Sul tavolo ci sono anche le gare per le concessioni delle spiagge con i governatori che (a differenza di quanto accade nei giochi e, anzi, in maniera del tutto opposta) hanno già scritto proposte in difesa dei concessionari, dopo che la materia è stata lasciata fuori dal ddl concorrenza, ma dopo l’accelerazione imposta dal Consiglio di Stato era attesa per metà gennaio. Ma nella lista delle riforme da attuare c'è anche quella – particolarmente importante ed urgente - del Csm, che andrebbe chiusa rapidamente visto che il rinnovo è in calendario per la fine di giugno.

La partita del Quirinale, però, con il primo voto atteso per il 24 gennaio, impone di non far emergere altre fratture in una maggioranza già piuttosto incrinata. Suggerendo, di conseguenza, di far slittare a dopo l’elezione del nuovo presidente una serie di dossier che governo e Parlamento avrebbero dovuto affrontare in questi giorni. Tra i provvedimenti più attesi, tuttavia, c'è anche il disegno di legge delega sulla riforma fiscale, atteso all’esame in commissione del cruciale, che potrebbe tuttavia essere proprio il più critico, su cui i partiti rischierebbero di spaccarsi. Quanto al nuovo scostamento di bilancio per finanziare ristori ai settori colpiti dalle restrizioni prenatalizie, invocato da Lega, Movimento 5 Stelle e Forza Italia, come confermato lunedì da Mario Draghi il governo non è intenzionato a metterlo in cantiere a breve: per ora i nuovi ristori dovranno attingere e risorse già messe a disposizione dalla legge di Bilancio o da precedenti decreti non utilizzate. Nulla si muoverà, dunque, fino alla nuova salita al Colle del prossimo presidente.

LA BATTAGLIA SU DELEGA FISCALE – A far slittare i lavori del governo, va detto, c'è anche la variante Omicron e l’aumento dei contagi, che ha coinvolto anche il personale tecnico dei partiti. Anche per questo la presentazione degli emendamenti alla delega fiscale nella commissione Finanze della Camera, prevista per il 10 gennaio, è stata rinviata a venerdì 14. I tempi si allungano e le votazioni difficilmente procederanno senza intoppi visto che i partiti, al netto della mediazione raggiunta nel documento conclusivo sulla riforma Irpef approvato la scorsa estate e sfociato nella revisione delle aliquote a favore dei redditi medio-alti, sono divisi. La Lega, dopo aver disertato il consiglio dei ministri per protesta contro l’ipotesi di revisione del catasto, ha promesso battaglia su quella che ritiene una “patrimoniale”: anche se Draghi ha giurato che si tratterà di un mero aggiornamento della mappatura senza aggravi per nessuno. E Matteo Salvini ha subito rilanciato chiedendo l’allargamento della "flat tax" ai redditi fino a 100mila euro. Tutto questo in aggiunta a un'altra serie di divisioni che potrebbero rivlearsi inopportune se emergeranno in Parlamento prima del voto per la presidenza della Repubblica, che imporrà un enorme lavoro di mediazione.

IL RISCHIO PER I GIOCHI – In questo scenario di enorme incertezza, si ritrova ancora una volta in balia degli eventi la tanto attesa riforma del comparto giochi. Che oltre a tardare, rischia anche di soccombere alle varie altre beghe di partito. Sì, perché la lega, che detiene anche la delega al comparto, dovrà già scontrarsi con premier ed esecutivo su altri temi e tenendo conto della difesa aperta perpetrata apertamente nei confronti di altri settori, difficilmente potrà trovare spazio altro. Soprattutto un argomento scomodo come il gioco. Sulle concessioni balneari, per esempio, la cui proroga al 2033 è stata cassata dal Consiglio di Stato, la partita è in mano ai ministri leghisti Massimo Garavaglia e Giancarlo Giorgetti. Che a fine dicembre invece di adottare un correttivo hanno rinviato, annunciando direttamente ai concessionari la creazione di un tavolo tecnico per “definire rapidamente una soluzione condivisa”. E anche se la ricetta proposta sembra essere la stessa ipotizzata dall'altra leghista Freni per i giochi, la soluzione finale si sa già che sarà molto diversa, come pure il trattamento riservato alla filiera.

 

 

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