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Commissione gioco Senato, da Eurispes esame sentenze Corte giustizia UE

  • Scritto da Daniele Duso

Nel corso dell'audizione odierna con l'Eurispes è stato fatto un confronto tra normative nazionali e comunitarie nell'ottica del rinnovo delle concessioni.

Una disamina tecnica di sette sentenze della Corte di giustizia europea. Questo il "contenuto" dell'audizione dell'avvocato Chiara Sambaldi, co-direttore dell'Osservatorio Permanente su Giochi, Legalità e Patologie dell'Eurispes, intervenuta oggi, 12 maggio, in Commissione parlamentare di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico.

Nel corso dell'audizione, per la quale è stata richiesta da Eurispes la secretazione, Sambaldi si è soffermata sul tema del confronto tra la normativa nazionale e quella comunitaria in materia di gioco. "La disamina delle sette sentenze", spiega il presidente della commissione, Mauro Maria Marino (Iv), "è stata ritenuta necessaria per riallineare lo stato informativo della commissione su questa delicata materia, anche nell'ottica del rinnovo delle concessioni, prima del quale dobbiamo capire se ci sono elementi di debolezza nella normativa attualmente vigente".

"L’ultima informativa a disposizione della commissione", spiega ancora Marino, "era risalente ai primi anni 2000, pertanto oggi abbiamo analizzato quello che è successo di notevole tra il 2004 e il 2016, quando c’è stata l’ultima sentenza della Corte di giustizia europea sul tema del gioco".

Si è trattato di un incontro molto tecnico, con temi prettamente giuridici e piuttosto complessi come i bandi per le concessioni e alcune norme per imporre limitazioni di accesso ai player, "tuttavia il quadro generale", aggiunge ancora Marino, "è stato delineato in modo chiaro e darà modo ora ai commissari di approfondire il confronto tra la legislazione italiana e le norme europee, ponendo all'avvocato Sambaldi ulteriori domande".

In merito ai contenuti dell'audizione interviene il senatore Giovanni Endrizzi, vicepresidente della Commissione, che sottolinea in una nota come l’Italia abbia "ricevuto una bocciatura su una evidente contraddizione: lo Stato italiano non poteva con una mano promuovere ed espandere il mercato e con l’altra porre limiti di accesso ai bandi".

Il riferimento non è alla regolamentazione regionale e comunale, ma ai bandi per le concessioni. "Gli operatori non possono vantare una piena libertà di stabilimento e gli Stati Membri hanno diritto di controllare e modulare l’offerta, ma la partecipazione ai bandi può essere filtrata solo per esigenze di tutela dei cittadini". 

Un tema cruciale, secondo Endrizzi, è quello della "gestione transfrontaliera del gioco d’azzardo, per cui operatori con sede, siti internet e server all’estero offrono servizi ai cittadini residenti in Italia. Se da un lato la sede estera, entro il perimetro Ue, non può essere un impedimento, è necessario che lo Stato italiano e i suoi organi di controllo possano certificare, monitorare l’attività e individuarne e reprimere eventuali violazioni".

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