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De Bertoldi (FdI): 'Emilia Romagna favorisce gioco illegale'

  • Scritto da Dd

Il senatore FdI scrive ai ministri Franco e Giorgetti sottolineando le discriminazioni subite dagli operatori del gioco in Emilia Romagna rispetto a quelli di altre regioni.

"Gli effetti applicativi determinati dalla legge regionale 4 luglio 2013, n. 5 dell'Emilia-Romagna sul mercato del gioco regolare hanno determinato una serie di discriminazioni tra gli operatori locali causando la perdita di 3.700 lavoratori". Una questione, quella dell'Emilia Romagna, che si solleva a pochi giorni di distanza dalle opposte decisioni sullo stesso tema prese da Regione Lazio Provincia autonoma di Trento, che evidenziano ancora una volta l'esigenza di una normativa univoca a livello nazionale, aumentando l'amarezza per l'occasione perduta anche in questa legislatura.

È infatti la disparità di trattamento da una zona all'altra d'Italia subita da operatori appartenenti allo stesso settore produttivo il focus di un'interrogazione a risposta scritta rivolta dal senatore Andrea De Bertoldi ai ministri dell'economia e delle finanze, Daniele Franco, e dello sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti.

"Secondo quanto risulta dalle denunce degli operatori del settore giochi e scommesse e sale da gioco", scrive De Bertoldi, "gli effetti applicativi determinati dalla legge regionale recante 'norme per il contrasto, la prevenzione, la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d'azzardo patologico, nonché delle problematiche e delle patologie correlate', stanno determinando gravissimi effetti economici e occupazionali sul territorio regionale, a causa del processo di delocalizzazione delle attività del gioco lecito, i cui trasferimenti si sono rivelati assolutamente non perseguibili per un diffuso fenomeno burocratico comunale, denominato 'effetto espulsivo', che si è creato tramite la sovrapposizione delle mappature dei luoghi sensibili su altri strumenti urbanistici comunali (quali Prg, Rue, Psc e Poc) creati ad hoc e peraltro totalmente interdittivi".

Una sovrapposizione legislativa che avrebbe portato a una serie di "discriminazioni tra gli operatori locali con quelli delle altre regioni (oltre che fra gli stessi comuni) ed evidenti difficoltà in termini di la sicurezza dei luoghi di lavoro con denaro circolante, causando la perdita di 3.700 lavoratori (sui 5.200 addetti attualmente occupati nel gaming), il cui conteggio che riguarda i dipendenti lavoratori, non considerando i titolari degli esercizi (per la stragrande maggioranza costituiti in forma di micro-imprese a conduzione familiare)".

Aggiunge ancora De Bertoldi che la legge regionale ha "indirizzato le amministrazioni comunali dell'Emilia-Romagna ad adottare una mappatura dei luoghi sensibili (da individuare tra le categorie ricomprese nella medesima legge), con il compito di avviare procedimenti amministrativi retroattivi finalizzati alla chiusura indiscriminata di tutte le esistenti e regolari attività del gioco lecito con vincita in denaro, ma ubicate ad una distanza inferiore a 500 metri dai siti 'sensibili'. Al contempo", continua l'interrogazione, "le misure contenute dal medesimo impianto legislativo hanno consentito agli stessi Comuni la piena e discrezionale facoltà valutativa di aggiungere e deliberare altre diverse tipologie, determinando pertanto un'ulteriore moltiplicazione delle aree interdette alla presenza o comportanti la delocalizzazione delle attività del gioco lecito".

"A giudizio dell'interrogante", aggiunge De Bertoldi nella premessa, "ciò desta sconcerto e perplessità in relazione alle conseguenze per il tessuto socioeconomico che le disposizioni normative regionali stanno determinando sull'economia territoriale, considerato che circa il 90 per cento delle sale gioco, scommesse e delle slot machine esistenti dal 2017 con ogni probabilità cesseranno la propria attività entro la fine di giugno 2022, peraltro senza alcun indennizzo o ristoro a fronte degli investimenti e posti di lavoro persi, nei confronti di piccoli imprenditori che non avrebbero mai avuto la forza economica per delocalizzare l'esercizio, anche qualora fosse stato possibile (i cui investimenti, molto spesso, sono stati effettuati addirittura a distanza di pochissimo tempo dall'avvio dell'attività)".

E continua: "Non si comprendono inoltre le ragioni per le quali la Regione continui ad insistere nell'applicare una legge che detta norme di prevenzione e di contrasto alla dipendenza dal gioco d'azzardo, i cui effetti applicativi in realtà hanno comportato un'espulsione pressoché totale del gioco legale nei territori comunali della stessa regione (comportando il fallimento delle attività per gran parte delle imprese del settore), 'monopolizzando' l'offerta di gioco in poche e concentrate zone, in capo peraltro alle grandi multinazionali, concessionarie dei bandi di gara". E chiude sottolineando che "stridono inoltre, le dichiarazioni di condivisione e di soddisfazione del presidente della Regione, Stefano Bonaccini, con riferimento alla recente decisione da parte della multinazionale del tabacco Philip Morris di realizzare un grande centro di ricerca di industrializzazione a Bologna, che garantirà 250 nuovi posti di lavoro, quando al contempo egli stesso non interviene in tempi rapidi per provvedere attraverso misure di tutela e salvaguardia nei confronti delle imprese regionali che operano nel settore legale dei giochi e delle scommesse che, nel frattempo, attivano le procedure per la dichiarazione di fallimento, con gravi ripercussioni occupazionali e prevedibili tensioni sociali".

Da qui parte De Bertoldi per chiedere a Mef e Mise "quali valutazioni di competenza i ministri in indirizzo intendano esprimere con riferimento a quanto esposto" e "se non convengano che le criticità in relazione agli effetti negativi e penalizzanti che la legge regionale n. 5 del 2013 sta determinando sul tessuto socioeconomico e nei riguardi delle imprese dell'Emilia-Romagna del comparto legale dei giochi e delle scommesse (già fortemente danneggiate dalle conseguenze determinate dalla pandemia e dalle difficoltà nell'accedere a mutui e finanziamenti bancari) rischiano di determinare gravissime ripercussioni sociali, produttive ed occupazionali a livello regionale, oltre a favorire il gioco illegale e le attività della criminalità organizzata", interrogandoli su "quali iniziative di competenza intendano infine intraprendere, anche attraverso iniziative fiscali e di tutela sociale, al fine di salvaguardare il comparto delle imprese dell'Emilia-Romagna del settore".

In Emilia Romagna si prospetta così un altro caso Trento. Il consiglio provinciale della provincia autonoma, a fine luglio, ha respinto l'emendamento all'articolo 22 dell'Assestamento di bilancio presentato dal consigliere di Fratelli d'Italia Claudio Cia con il quale si chiedeva di posticipare l'entrata in vigore del distanziometro di 300 metri previsto dalla legge del 2015. Si avvicina così la data del 12 agosto, dopo la quale le sale da gioco, ai sensi della legge provinciale 13 del 2015 che aveva concesso sette anni di tempo per adeguarsi, dovranno rispettare il distanziometro di 300 metri dai luoghi sensibili, come scuole, centri anziani o giovanili o luoghi di culto.

Diversa la decisione della regione Lazio, che qualche giorno prima di Trento aveva sancito lo stop alla retroattività della legge regionale laziale sul gioco puntando su misure di prevenzione, congelando così le disposizioni introdotte dalla regione nel 2013 e successivamente.

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