Sbordoni (Astro‑Utis): ‘Riordino gioco sia equilibrato, non ideologico’

Scritto da Daniele Duso

Stefano Sbordoni analizza il riordino del gioco fisico auspicando strumenti giuridici equilibrati e non interventi ispirati da esigenze di consenso.

Nell’ottica di approfondire il tema del riordino del gioco fisico, atteso nelle prossime settimane, abbiamo interpellato l’avvocato Stefano Sbordoni. Già presidente di Utis, l’associazione dei Totoricevitori sportivi recentemente confluita in Astro, Sbordoni è ora portavoce della sezione Gioco a distanza e scommesse di Astro.

Con lui abbiamo approfondito i nodi centrali del riordino del gioco fisico: dalla riforma delle concessioni alla tutela dei dati, fino al ruolo delle reti storiche nel nuovo equilibrio tra retail e grandi operatori internazionali.

“SERVE UNA REGOLAZIONE STRUTTURALE, NON SIMBOLICA”
Presidente, lei ha dichiarato che il gioco ‘merita di essere trattato in maniera non propagandistica’”’. Come giudica, da questo punto di vista, l’impostazione del decreto di riordino del gioco fisico che il Governo sta preparando? Alla luce anche di un coinvolgimento più attivo degli enti locali pensa ci sia spazio per una nuova narrazione (soprattutto politica) del settore?
“Ritengo che il presupposto fondamentale sia uscire da una logica emergenziale e simbolica per approdare a una regolazione strutturale e coerente. Il gioco pubblico è un’attività lecita, concessa e regolata dallo Stato; come tale va disciplinata con strumenti giuridici equilibrati, non con interventi ispirati da esigenze di consenso o da letture ideologiche del fenomeno.”

“Se il decreto di riordino si muoverà nella direzione di una maggiore certezza normativa, di una pianificazione territoriale omogenea e di una chiara ripartizione di competenze tra Stato ed enti locali, allora potremo parlare di un cambio di paradigma. Il coinvolgimento degli enti territoriali è positivo, purché non si traduca in una frammentazione regolatoria che, in passato, ha generato contenzioso e incertezza per gli operatori.”

“Una nuova narrazione è possibile solo se si afferma un principio: regolazione non significa promozione, ma neppure demonizzazione. Significa tutela del consumatore, presidio della legalità, contrasto all’illegalità e sostenibilità economica del comparto. È su questo equilibrio che la politica dovrebbe misurarsi.”

“GRANDI LOTTI? IL RISCHIO È MARGINALIZZARE LA RETE”
Nel dibattito si parla di “radicale riforma delle licenze”, con ipotesi di grandi lotti e forte concentrazione dell’offerta. Dal suo punto di vista, quali rischi vede per la rete dei piccoli punti fisici e quali correttivi chiederebbe per evitare un mercato di fatto riservato ai grandi operatori globali?

“In realtà per una risposta completa bisognerebbe partire dai dati attuali di ripartizione delle quote di mercato. Il rischio potrebbe essere nei costi e nei tempi di break-even. Si tratta di trovare l’equilibrio giusto tra garanzie per lo Stato concedente, che permettano di svolgere le attività in modo sostenibile, e l’accesso al servizio secondo le regole della libertà d’impresa e dei limiti alla concorrenza. Concessioni strutturate in grandi lotti economicamente e finanziariamente accessibili solo a operatori di dimensioni multinazionali, potrebbero soddisfare certe esigenze e non altre.”

“Per la rete dei piccoli punti fisici – che rappresentano non solo un presidio economico ma anche sociale e territoriale – questo scenario non dovrà tradursi in una marginalizzazione progressiva o in una dipendenza contrattuale squilibrata rispetto ai grandi concessionari.”

“I correttivi, a mio avviso, dovrebbero muoversi su tre direttrici: accessibilità delle gare, con lotti proporzionati e requisiti economico-finanziari adeguati, anche importanti ma non penalizzanti; clausole di tutela della rete, che garantiscano condizioni contrattuali eque tra concessionari e punti vendita; riconoscimento del valore delle reti storiche, come quelle rappresentate da Astro Utis, quali soggetti che hanno contribuito alla costruzione del sistema concessorio italiano e alla sua capillarità legale.”

“Un riordino che producesse una selezione esclusivamente finanziaria rischierebbe di impoverire il tessuto distributivo e, paradossalmente, di favorire canali meno controllabili.”

“NELLE FUSIONI I DATI NON POSSONO DIVENTARE UN ASSET COMMERCIALE”
Se davvero il riordino porterà a una fase intensa di fusioni e acquisizioni, anche con la circolazione di database di giocatori, quali garanzie normative e di vigilanza servono, a suo avviso, per evitare che il valore economico dei dati prevalga sulla tutela dei consumatori e sulla protezione dei soggetti vulnerabili?
“Qui il tema si sposta su un terreno particolarmente delicato: la protezione dei dati personali e la tutela dei soggetti vulnerabili.”

“In uno scenario di M&A, sarebbe bene che la circolazione di database fosse sottoposta a controlli stringenti, sia sotto il profilo del Gdpr sia sotto quello della normativa di settore. Non basta il rispetto formale delle informative e dei consensi: occorre garantire che il trasferimento dei dati non si traduca in pratiche commerciali eccessivamente aggressive o in profilazioni orientate che rischino di aumentare la spesa dei giocatori più esposti.”

“Si può pensare a procedure di due diligence regolatorie nelle operazioni di acquisizione, indicazioni dell’Autorità di regolazione e del Garante Privacy sui trasferimenti di database, obblighi rafforzati di tracciabilità e segmentazione dei dati dei soggetti autoesclusi o a rischio.”

“Il dato del giocatore non può essere considerato un mero asset aziendale: è un’informazione sensibile che incide sui diritti fondamentali della persona.”

“SPONSORIZZAZIONI: SUPERARE IL DIVIETO ASSOLUTO, MA CON REGOLE CHIARE”
Il Governo sta valutando una possibile revisione del divieto di sponsorizzazione del gioco d’azzardo nello sport. Come si può conciliare il rientro degli operatori sulle maglie dei club con le esigenze di prevenzione del disturbo da gioco e di responsabilità sociale?
“Il divieto assoluto ha mostrato limiti evidenti, anche in termini di efficacia concreta, a fronte della crescente esposizione pubblicitaria proveniente dall’estero e dal digitale.”

“Un’eventuale revisione dovrebbe però essere fondata su un modello regolato e responsabile, non su una liberalizzazione indiscriminata. Oltre agli obblighi di messaggi chiari e visibili sul gioco responsabile, già previsti nelle nuove concessioni online, si potrebbero prevedere limiti quantitativi e qualitativi ai messaggi, con esclusione di contenuti suggestivi o aggressivi, e la destinazione di una quota degli investimenti pubblicitari a fondi per la prevenzione e la cura del disturbo da gioco.”

“La conciliazione è possibile solo se si supera la logica del “tutto o nulla” e si costruisce un sistema in cui la sponsorizzazione sia consentita entro un perimetro virtuoso di responsabilità sociale.”

“LA RETE TRADIZIONALE È UN PRESIDIO DI LEGALITÀ”
Tra pianificazione territoriale, distanza dai luoghi sensibili e razionalizzazione delle reti, il riordino del gioco fisico promette più “prevedibilità” per gli investitori ma anche meno punti sul territorio. Dal punto di vista dei totoricevitori sportivi, quale modello di distribuzione le sembra più sostenibile nel medio periodo, e quale ruolo chiede che sia riconosciuto alle reti storiche rappresentate da Utis?
“Anche qui va premesso che quelli che sono stati gli storici totoricevitori sportivi, sono oggi più genericamente esercenti. Quanto alla sostenibilità nel medio periodo, questa non si misura solo sul numero dei punti, ma sulla loro qualità, stabilità contrattuale e integrazione in un sistema coerente.”

“Un modello equilibrato dovrebbe prevedere una distribuzione pianificata e non casuale, che eviti concentrazioni irrazionali ma anche desertificazioni territoriali. Un riconoscimento formale del ruolo di coloro che una volta erano i totoricevitori sportivi, oggi esercenti, quali operatori professionali con esperienza e formazione specifica. Come Utis abbiamo proposto l’adozione della Patente dell’Esercente, tra i provvedimenti atti a valorizzare la rete tradizionale come presidio di legalità e di controllo sociale, soprattutto rispetto a fenomeni illegali o para-legali.”

“Le reti storiche non devono chiedere protezioni corporative, ma pari dignità e condizioni di mercato non discriminatorie. In un sistema maturo, il pluralismo degli operatori a terra e la loro qualità non sono un ostacolo ma una garanzia di equilibrio.”

“In sintesi, il riordino sarà davvero riforma solo se saprà tenere insieme tre esigenze: certezza del diritto, tutela effettiva dei consumatori e sostenibilità economica del comparto. Privilegiare una sola di queste dimensioni significherebbe compromettere l’intero equilibrio del sistema.”