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Cassazione accoglie ricorso Stanleybet contro invio diffide

  • Scritto da Francesca Mancosu

Cassazione rigetta ricorso del Procuratore della Repubblica di Roma in procedimento a carico del proprietario e dei legali di Stanleybet.

 

 

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dal Procuratore della Repubblica di Roma nel
procedimento a carico di Giovanni Garrisi, James Edward Vondy e Christian Doyle, rispettivamente proprietario e legali rappresentanti della Stanley International Betting Limited e della Stanleybet Malta Limited, e confermato la revoca del divieto di esercitare imprese e uffici direttivi di persone giuridiche ed imprese disposto dal giudice per le indagini preliminari.


Il reato contestato agli indagati, si legge nella sentenza, "è quello previsto e punito dall'art. 336, comma 1 cod. pen., la cui condotta sarebbe consistita nell'invio di atti di significazione e diffida, idonei a costringere i pubblici ufficiali ad omettere atti del proprio ufficio". Si legge nell'ordinanza impugnata che "in merito all'oggetto dell'incolpazione mossa nei suoi confronti, il Garrisi, nell'interrogatorio di garanzia, ha riferito di essere il proprietario effettivo della Stanley e di subire ormai da molti anni continui accertamenti ... nonostante la liceità della loro azione fosse stata affermata in numerosissime occasioni, con provvedimenti giurisdizionali che avevano anche sancito un preciso obbligo di disapplicazione della legge italiana in quanto non conforme al diritto europeo". 

 

Fermo quanto precede, rileva il Collegio che, "se effettivamente le doglianze della Stanley hanno trovato riconoscimento in più sedi, poteva ragionevolmente escludersi che con gli atti di significazione in parola si mirasse a coartare la volontà dei destinatari, ben potendosi ritenere che il reale intento degli indagati fosse solo quello di rappresentare a tutti gli organi deputati ai controlli lo stato attuale della giurisprudenza nazionale e comunitaria, così invitando ad evitare i sequestri d'iniziativa e a rimettere la questione alla valutazione della competente autorità giudiziaria".
 
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